20 agosto 2019
Aggiornato 13:30
Il caso ha imbarazzato i democratici alla vigilia della convention

Scandalo Clinton, hacker volevano far sapere di essere russi?

Alcuni funzionari dell'intelligence americana credono che gli hacker abbiano volontariamente lasciato delle tracce per mostrare che Mosca è una «potenza informatica» che Washington dovrebbe rispettare. A riportarlo sono i media statunitensi.

NEW YORK - Gli hacker che hanno rubato le e-mail dei leader del partito democratico statunitense, secondo molti politici e analisti, sarebbero legati al governo russo. Alcuni funzionari dell'intelligence, però, credono che gli hacker abbiano volontariamente lasciato delle tracce per mostrare che Mosca è una «potenza informatica» che Washington dovrebbe rispettare. A riportarlo sono i media statunitensi.
Tre funzionari dell'intelligence statunitense hanno dichiarato che il lavoro fatto dagli hacker, in questo caso, è stato meno sofisticato di altre volte, quando gli attacchi erano stati condotti da criminali o dalle agenzie d'intelligence russe. Per esempio, gli hacker hanno usato dei caratteri cirillici, lavorato negli orari di ufficio in Russia e non nei giorni di festività politiche o religiose. «O questi ragazzi sono stati incredibilmente superficiali, e in questo caso non è chiaro come abbiano fatto a spingersi così lontano senza essere scoperti, o volevano farci sapere di essere russi».

Mosca: «Accuse assurde»
Gli esperti del settore privato, che hanno detto di aver esaminato attentamente la violazione dei dati, sono concordi nel dire che le prove portano chiaramente a incolpare degli hacker russi, ma non credono alla possibilità che abbiano lasciato volontariamente delle tracce per svelare la loro provenienza. Secondo questi esperti, gli hacker russi sono sempre stati molto difficili da scoprire, più di quelli cinesi, ma negli ultimi due anni sono diventati più aggressivi e, per questo, più facili da rilevare, soprattutto quando agiscono velocemente.
Le autorità russe hanno respinto le accuse di un loro coinvolgimento, definendole assurde. Donald Trump, il candidato repubblicano alle presidenziali statunitensi, ha creato polemiche negli Stati Uniti per aver detto di augurarsi che la Russia possa trovare le 30.000 e-mail di Hillary Clinton cancellate dal suo server privato, quando era segretario di Stato.

L'imbarazzo dell'establishment democratico per lo scandalo email
Le parole di Trump hanno convinto un deputato democratico, David Cicilline, membro della commissione degli Affari esteri, a scrivere una lettera al presidente Barack Obama, chiedendogli di negare al candidato repubblicano l'accesso al materiale coperto da segreto, per salvaguardare gli interessi nazionali. Nella lettera, il deputato afferma che «la richiesta di un'azione nemica ostile» va oltre le divisioni politiche e «rappresenta una minaccia». Dal 1952, i candidati presidenziali repubblicani e democratici ricevono informazioni dall'intelligence, dopo aver ottenuto la nomination del partito.
Il governo e gli esperti del settore privato erano a conoscenza della violazione degli hacker da diversi mesi, ma le e-mail sono state pubblicate da WikiLeaks proprio alla vigilia della convention democratica di Philadelphia, imbarazzando l'establishment del partito e scatenando le proteste degli elettori di Bernie Sanders, unico vero rivale di Hillary Clinton. Dalle e-mail, infatti, emerge il desiderio del Comitato nazionale democratico, l'organo di comando del partito, di aiutare Clinton a vincere le primarie; per questo, la presidente Debbie Wasserman Schultz ha annunciato le proprie dimissioni.
Al momento, l'amministrazione Obama non ha preso posizione sul caso. In passato, sono state pronunciate accuse pubbliche contro la Corea del Nord e la Cina per operazioni di spionaggio informatico; in questo caso, Washington dovrà valutare i vantaggi e i potenziali rischi di incolpare il presidente Vladimir Putin.

(con fonte Askanews)