20 settembre 2021
Aggiornato 22:30
Anche lui sulla Promenade des Anglais per i fuochi

Nizza, il racconto del nostro giornalista Maurizio Pagliassotti scampato alla strage

Il racconto del nostro giornalista che si trovava proprio sulla Prom di Nizza per la festa. Soffiava uno strano Mistral, fulmini in cielo, che quasi presagivano la mattanza, poi il caos, corpi a terra, la fuga disperata

NIZZA - Il Mistral teso spazzava la costa a folate violente. Nel pomeriggio lungo la Promenade des Anglais, sotto un cielo lattiginoso, c'era stata una cerimonia per il 14 luglio, giorno dedicato al ricordo della presa della Bastiglia e festa nazionale: di fronte alle autorità compiaciute nei loro cappellini bianchi, fasciate in abiti da cerimonia, attratte più dagli smartphone che dalla solennità del momento, avevano sfilato qualche misero plotone di marinai, un po' di soldati della fanteria, la polizia municipale, i pompieri, quattro cavalli. Una cerimonia minore, centrata più sulle glorie francesi di oggi, anziché sull'inizio della fatidica rivoluzione di 227 anni fa. La folla festante, i soldati sull'attenti, gli ignari bagnanti: lungo la splendida baia dove sbarcarono i liberatori inglesi al termine dell'occupazione nazista, decine di migliaia di persone aspettavano la grande festa della sera. Perché la grandeur francese annunciava un spettacolo molto più vivace della scialba parata del pomeriggio: i fuochi d'artificio in riva al mare, il riflesso del blu, del bianco e del rosso sull'acqua, sotto un cielo fatto di stelle.

Soffiava uno strano Mistral, fulmini in cielo, che quasi presagivano la mattanza
Poi è arrivato il Mistral, teso. Nella languida serata di Nizza, fatta di spensieratezza, quel vento tonante sembrava voler annunciare una tempesta. Una tempesta nel cielo, le forze incontrollabili della natura che minacciano le piccole cose degli uomini. Nessuno pensava, nessuno immaginava. Certo qualche vago pensiero, qualche domanda che attraversa furtiva la mente, considerazioni che sembrano sconfinare con il mondo dell'impossibile: certo siamo in Francia, un paese sotto attacco, e questa potrebbe essere la serata perfetta. La folla priva di difese psicologiche, controlli blandissimi per non fare paura ai turisti, la vaga certezza che un attentato in un luogo perfetto sia impossible. Poi arriva il buio, e la notte. La folla si accalca, la maggiorparte sulla spiaggia, in primq fila. Il Mistral è diventato un tuono, spinge violentissimo da tutti i quadranti: moltissimi decidono di rimanere sulla passeggiata. Iniziano i fuochi, spettacolari, che tingono il cielo e il mare dei colori della Francia: si vedono da tutta costa.

La fuga disperata verso non sai bene dove, e speri solo di salvarti
Poi in un attimo vedi la folla che corre e urla, una folla cieca di terrore che cerca scampo ma non sa dove andare. Semplicemente corre impazzita, e calpesta qualsiasi cosa incontri. Si fa fatica a capire che si è passati dal cuore della vita al cuore della morte: non è reale, non è umana quella cosa che hai sempre visto in televisione. Per qualche secondo pensi alle cose più strane, ad uno scherzo, a una rissa tra ubriachi. Ma poi senti un crepitio, e quello, per chi l'ha già sentito, è l'abracadabra che apre le porte della realtà. Tac tac tac tac, suoni metallici che non hanno più nulla a che fare con i sordi botti dei fuochi d'artificio: allora ci si unisce alla folla che corre senza sapere dove andare. Il mare si allontana, poi è la volta del viale e degli alberi: e senti ancora sparare, senti la folla che urla e corre, e ti calpesta come tu calpesti.

Un cimitero di corpi, e tu sei un potenziale obiettivo
Poi tutto si placa, all'improvviso arriva la quiete, così senti parlare di autobombe piazzate per Nizza, senti numeri enormi di morti, trenta, cinquanta, cento, duecento. I volti sono terrei, pallidi nelle loro abbronzature, vestiti eleganti e gioielli sono cadenti simboli del nulla. Il traffico impazzisce, il punto dove il killer viene abbattuto è un cimitero di corpi ma tu non sai nulla, sai solo che la città è sotto attacco e tu quindi sei un obbiettivo. Qualcuno canta la Marsigliese, i più rimangono attoniti, ammutoliti, senza forze.

Tv e smartphone iniziano a dare una forma all'apocalisse che non vedi
Io sono finito in una stretta via del centro e chissà perché continua a tornarmi in mente quando l'ho percorsa correndo la maratona di Nizza. E si sta così, il tempo non passa, arrivano notizie reali dal mondo virtuale di internet: camion bianco, spari sula folla, ottanta morti. Il terrore è fatto di bambini che piangono, uomini che piangono, donne che piangono, tutti costretti nello stesso punto perché non ti puoi più muovere. Sovvengono pensieri strani, che hanno a che fare con la statistica e l'assoluta improbabilità che qualcosa possa accadere nuovamente. Solo che televisioni e telefoni iniziano a dare una forma all'apocalisse che non vedi: nessuno è più lontano dal cuore di un attentato di coloro che ci sono in mezzo. Poi il tempo passa, le sirene delle auto della polizia impazziscono, si decide di rompere il coprifuoco che ci si è autoimposti per raggiungere l'auto con cui attraversi il deserto della notte alla volta del campeggio (qui tutto quello che sappiamo finora della strage).