20 luglio 2019
Aggiornato 21:30
Prima a Tashkent e poi a Pechino, l'orso guarda a Est

Per Putin parte il tour asiatico. Nel segno dell'oro nero e dei rapporti strategici

Nel segno dell'oro nero e della politica di avvicinamento ad Est, parte il tour asiatico di Vladimir Putin che inizia oggi da Tashkent, in Uzbekistan, e si concluderà il 25 giugno

MOSCA - Nel segno dell'oro nero e della politica di avvicinamento ad Est, parte il tour asiatico di Vladimir Putin che inizia oggi da Tashkent, in Uzbekistan, e si conclude il 25 giugno con un denso programma di incontri e firme a Pechino. In base all'agenda del presidente russo, secondo quanto di apprende dall'ufficio stampa del Cremlino, il 23-24 si incontrano i capi di stato e di governo dell'Organizzazione di Shanghai (SCO). In tutto 18 alti esponenti: 6 dagli stati fondatori (Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan), 6 osservatori (Mongolia, India, Iran, Pakistan, Afghanistan e Bielorussia), 6 partner di dialogo (Sri Lanka, Turchia, Armenia, Azerbaigian, Cambogia e Nepal). Tra i temi all'ordine del giorno: sicurezza e lotta contro il terrorismo, il traffico di stupefacenti; estremismo; ma anche economia e legami culturali ed educativi, nonchè questioni regionali e globali chiave (in primo luogo: l'Afghanistan e il Medio Oriente).

In Cina
Putin sabato sarà invece su invito del collega Xi Jinping in visita ufficiale nella Repubblica Popolare Cinese. L'anno scorso, i leader si sono incontrati cinque volte, e già da questo si capisce il livello dei rapporti: a maggio a Mosca, nel mese di luglio a Ufa, a settembre a Pechino, ad Antalya e Parigi in novembre. I due peraltro hanno già oggi in programma una conversazione «ai margini» del vertice SCO a Tashkent. «Un intenso dialogo politico a livello dei presidenti e governi»: adicembre 2015 Dmitry Medvedev ha visitato Pechino, è stato ricevuto da Xi Jinping e ha avuto colloqui con il premier cinese Li Keqiang. Attualmente al lavoro ci sono quattro commissioni intergovernative, sugli investimenti, l'energia e la cooperazione umanitaria e la preparazione delle riunioni regolari dei capi di governo.

Partnership commerciale
La Cina «è il più importante partner commerciale della Russia. Durante l'incontro i capi di stato discuteranno le principali questioni di cooperazione economica, tra cui l'espansione della cooperazione nei settori finanziari e di investimento, approfondendo il dialogo interregionale, la realizzazione di grandi progetti nei settori dell'energia, dell'aviazione civile e di altre industrie high-tech», fanno sapere dalla direzione dell'ufficio stampa del Cremlino. Lo stesso Putin, durante il Forum di San Pietroburgo, la settimana scorsa, ha annunciato l'avvio entro il mese di giugno di colloqui per allargare l'Unione economica eurasiatica alla Cina.

30 contratti
Intanto per il 25 si prevede la firma di ben 30 contratti. E a prevalere saranno soprattutto i dossier energetici. A Pechino, Putin si gioca ben più di un semplice 'risiko' energetico. Il leader del Cremlino potrebbe infatti decidere di vendere il 19,5% del capitale di Rosneft a Cina e India, per garantirsi la rielezione per il prossimo mandato, secondo quanto riportato da Bloomberg nei giorni scorsi. Peraltro sull'onda di questi rumors il titolo Rosneft a Londra ha compiuto un balzo, portando il valore della società a oltre 52 miliardi di dollari, guadagnando il 43% da inizio anno. Gazprom e la cinese CNPC, invece, potrebbero firmare un memorandum sulla cooperazione per la creazione di una stazione per lo stoccaggio sotterraneo di gas, nonché la generazione di gas.

(Fonte Askanews)