20 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Su modello australiano

Immigrazione, la proposta choc dell'Austria: «Bloccare i migranti sulle isole». Cioè in Italia e in Grecia

Il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, ha proposto di adeguarsi al modello australiano, bloccando i migranti sulle isole per impedire loro sin dall'inizio di entrare in Europa. Sì, ma quali isole?

VIENNA - Altro che «Migration Compact». Dall'Austria, giunge una nuova proposta per contrastare il flusso migratorio che ormai da anni interessa l'Europa. In un'intervista al quotidiano austriaco Die Press, il ministro degli Esteri di Vienna Sebastian Kurz ha suggerito che l'Ue dovrebbe adottare una politica simile a quella australiana in materia di immigrazione. Una politica all'insegna del pugno duro.

Bloccare i migranti sulle isole
Pugno duro è dir poco. Secondo il ministro, i migranti non dovrebbero avere accesso diretto al territorio europeo, ma dovrebbero essere bloccati sulle isole appartenenti a diversi Stati membri per «fare una distinzione» sin da subito tra le persone arrivate, e in particolare tra quelli che hanno diritto all'asilo e coloro che non ce l'hanno.  «Non è un caso - dice Kurz - che gli Stati Uniti abbiano portato i migranti a Ellis Island, un'isola, prima di decidere chi poteva raggiungere la terraferma». Secondo Kurz, «chi arriva illegalmente in Europa dovrebbe perdere il diritto di chiedere asilo. Essere salvati in mare non deve essere un biglietto per l'Europa centrale».

Come ad Ellis Island...
Il Ministro è convinto che «chi deve attendere su un'isola, come Lesbo, senza possibilità di ottenere asilo, si convincerà più facilmente a tornare indietro di chi abita già in un appartamento a Vienna oppure a Berlino». Kurz passa quindi dall'esempio di Ellis Island a quello australiano: «Tra il 2012 e il 2013 40.000 profughi sono arrivati in Australia via mare e oltre mille sono annegati. Ora non arriva più nessuno e non ci sono più annegamenti», spiega. «Il nostro sistema - aggiunge - provoca migliaia di morti nel Mediterraneo, perché i migranti sperano di essere accolti». Le richieste di asilo dovrebbero poter essere presentate in strutture Onu, come i campi profughi, propone Kurz. Per il ministro degli Esteri austriaco, «l'Europa rischia la frattura», se «alcuni pochi politici mitteleuropei vogliono imporre all'Europa le loro regole, perché si sentono moralmente superiori». Il riferimento, ovviamente, è alla cancelliera tedesca Angela Merkel.

... e in Australia
Il sistema australiano a cui Kurz fa riferimento è particolarmente severo nel limitare gli ingressi di profughi, al punto da essere stato bersaglio delle critiche di numerose ong. Il 18 settembre 2013 il nuovo governo del conservatore Tony Abbott ha infatti dato il via a «Sovereign Borders», un’operazione politico-militare con lo scopo di respingere o deportare in altri Paesi tutti i migranti che arrivano illegalmente via mare in Australia. L’operazione è stata accompagnata da «No way», una campagna informativa di cui si è parlato molto. Il titolo della campagna significa, sostanzialmente, «Scordatevelo», e il messaggio è chiaro: «Non c’è modo di stabilirsi in Australia arrivando illegalmente via mare»

Smistamento
Il governo australiano ha schierato un grosso numero di unità per sorvegliare le sue acque in modo da poter intercettare le imbarcazioni che si avvicinano alle sue coste. Chi arriva può andare incontro a due diversi destini: la sua imbarcazione potrebbe essere trainata verso i porti di partenza, oppure i migranti potrebbero essere inviati nei centri di identificazione stabiliti in alcune isole del Sud-est asiatico, come Papua Nuova Guinea e l’isola di Nauru, dove le loro domande di asilo vengono esaminate e dove si riceve un permesso di residenza nel caso venga riconosciuto il diritto di asilo.

Respingimento
In caso contrario, scatta il respingimento: o tramite l'abbordaggio da parte della Marina militare australiana, oppure inviando i migranti nei centri di detenzione temporanea nelle isole di Horn, Christmas, oppure nella città di Darwin, sulla terraferma australiana. Da lì, dopo alcuni giorni, vengono deportati nei Paesi di origine.

Quali isole?
Il ministro Kurtz, insomma, vorrebbe applicare tale modello anche alle politiche d'asilo dell'Unione europea. Ma un elemento non è chiaro: quali sono le «isole» dove i migranti verrebbero bloccati, e eventualmente detenuti in attesa del rimpatrio? E' facile da immaginare: la controversa e scomoda funzione verrebbe probabilmente affidata a territori greci e italiani, se non altro per motivi geografici. In pratica, le maggiori responsabilità sarebbero ancora una volta demandate ai Paesi sud-europei, già di per sé maggiormente esposti all'arrivo dei migranti e da sempre in prima linea nei salvataggi e nella prima accoglienza. Un'altra dimostrazione di «solidarietà» da parte dell'Austria, dopo la recente polemica scoppiata con l'Italia a proposito dei controlli adottati sulla barriera del Brennero. E, ça va sans dire, bell'esempio di collaborazione europea.