16 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
Roccaforte dell'Isis dal 2014

Siria, l'esercito di Assad entra a Raqqa sostenuto da Mosca. E sfida Washington

Le truppe dell'esercito del regime siriano sono entrate a Raqqa, roccaforte dell'Isis, per la prima volta dal 2014. Un segnale forte per Washington e i suoi alleati

RAQQA - Le truppe dell'esercito del regime siriano sono entrate a Raqqa, roccaforte dell'Isis, per la prima volta dal 2014. Lo ha reso noto l'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo. Ieri il presidente siriano Bashar al Assad aveva annunciato di aver deciso il lancio di una operazione per la riconquista di Raqqa, «Tutti a Raqqa».

Segnale a Washington
«Al Akhbar», giornale libanese molto legato a Damasco, ha parlato a questo proposito di un «potente ritorno in campo» di Mosca «che appoggerà dal cielo l'offensiva», denominata «Tutti a Raqqa». Un chiaro segnale a Washington e ai suoi alleati, che indica come la Russia non intenda lasciare loro "il trofeo" della caccia all'Isis. Lo scorso 25 maggio, forze arabe-curde sostenute dagli Stati Uniti hanno lanciato un'offensiva sulla capitale del Califfato nero.

Lunga preparazione
Secondo le fonti del quotidiano, «da giorni le truppe dell'esercito siriano e delle forze alleate (Hezbollah libanesi ed iraniani» si stanno ammassando nella zona di Atharia nella provincia di Hama in attesa «dell'ora x per la battaglia di Raqqa». Ora x che è dunque scattata poco fa, con un'attacco «a sorpresa» sostenuto dal cielo da aerei russi su Al Tabaqah, cittadina della a sud-ovest di Raqqa a distante appena 40 chilomteri dal centro di Raqqa.

L'offensiva
L'operazione sulla seconda più grande città della provincia di Raqqa, «preparata da giorni vuole approfittare delle pressioni subite dai jihadisti a nord ed in Aleppo, mira a creare una teste di ponte» per le truppe di Assad e dei loro alleati nella roccforte del califfato. All'offensiva a cui partecipano «forze d'elite» del regime «ha l'obiettivo di raggiungere al Tabaqah» dove si troverebbe il grosso dell'arsenale di armi dei jihadisti «prima delle forze curde», affermano le fonti del giornale.

Rinvio dell'offensiva
Il quotidiano libanese spiega che l'offensiva su Raqqa doveva partire lo scorso febbraio, ma venne rinviata a causa del no di Mosca che aveva raggiunto un'intesa con Washington per un cessate-il-fuoco. Il cambio di posizione del Cremlino sarebbe dovuto al fatto che gli americani, rifiutando un coordinamento con Mosca, hanno già dato luce verde alle forze curde per il lancio dell'offensiva sulla capitale del califfato da Nord. Non solo ma Washington ha inviato anche 250 combattenti delle sue forze specali per dare man forte alle milizie curde.

Forze speciali russe?
La tv satellitare al Jazeera ha rivelato che il presidente russo Vladimir Putin potrebbe decidere, a sua volta, di inviare forze speciali in Siria. Interpellato dall'emittente qatariota, l'analista Andrei Fyodorov, ex viceministro degli Esteri russo, ha sottolineato che Mosca potrebbe adottare tale iniziativa per assicurarsi una «vittoria decisiva». L'emittente araba ha ricordato che Putin, quando annunciò l'intervento in Siria, più di otto mesi fa, escluse «per il momento» qualsiasi partecipazione a operazioni di terra.

Cambio di strategia di Mosca
Tuttavia, a fronte dello stallo delle forze siriane impegnate su più fronti contro i ribelli, il Cremlino vorrebbe una situazione più favorevole a Damasco per avere poi più forza al tavolo dei negoziati. «Dal punto di vista russo, il presidente siriano Bashar al-Assad dovrebbe controllare il 70% della Siria, così da tenere le elezioni che sarebbero a favore di Assad. Per questo motivo si sta discutendo di possibili operazioni sul terreno», ha spiegato Fyodorov. Un altro analista politico russo, Sergey Strokan, ha spiegato sempre ad al jazeera che: «La Russia ha poca scelta. Non può permettersi di perdere Aleppo. Perderebbe una carta vincente e consentirebbe all'altra parte di riprendere l'iniziativa e sarebbe costretta ad accettare condizioni non favorevoli per Assad».

(Fonte Askanews)