25 settembre 2021
Aggiornato 15:00
A poche ore dai colloqui di Vienna

Libia, il generale Haftar sfida l'Onu: «Non riconosco il governo di Serraj»

A poche ore dalla decisione internazionale di ridiscutere l'embargo sulle armi alla Libia, dal Paese giunge un nuovo, potenzialmente esplosivo segnale di instabilità

TRIPOLI - Non c'è pace per la Libia. A poche ore dall'annuncio del governo italiano della decisione di non intervenire militarmente nel Paese, e dell'impegno della comunità internazionale di ridiscutere l'embargo sulle armi, un nuovo segnale giunge forte e chiaro ad avvertire della profonda instabilità del Paese. Il generale Khalifa Haftar, che comanda le truppe collegate al parlamento di Tobruk, ha dichiarato alla Tv libica che non riconosce il «governo di accordo unità nazionale» (Gna) del premier designato Serraj.  «Non ho tempo da perdere con le Nazioni Unite», ha aggiunto, chiosando: «Non m'importa nulla delle decisioni del Gna, le sue decisioni sono solo pezzi di carta. Non penso che questa soluzione imposta dall'Onu avrà successo».

C'è dietro al-Sisi?
Haftar ha quindi palesato la sua aperta ostilità con i Fratelli Musulmani, soprattutto nel caso in cui decidano di sostenere il governo libico di Serraj. «Sono una pianta marcia che va estirpata, la Fratellanza Musulmana sembra moderata, ma nei fatti è dietro a tutti gli attacchi terroristici nel mondo», ha detto Haftar, che peraltro nei mesi scorsi è stato sostenuto con forza dal presidente egiziano Sisi, acerrimo nemico della fratellanza. L’Egitto, e in particolare l’ex generale che aveva preso il potere nel 2013 rovesciando proprio un governo dei Fratelli Musulmani, sono considerati il primo sponsor politico e militare di Haftar. In questo quadro, c'è chi si chiede se l’uscita di oggi del generale libico in qualche modo ispirata dal Cairo.

Difficoltà diplomatiche con l'Egitto
A nulla, dunque, sarebbero valsi gli sforzi diplomatici di Serraj, che di recente ha fatto visita con una delegazione del Consiglio presidenziale proprio in Egitto. Dietro a quel viaggio, un messaggio di apertura allo stesso Haftar, affinchè potesse essere coinvolto nella gestione del governo libico senza accettare però le sue pretese (Haftar vuole essere ministro della Difesa a Tripoli). 

L'intento di Haftar
Che Haftar fosse uno dei principali ostacoli alla tenuta del governo del nuovo premier non era un mistero. Non a caso, nelle ultime settimane il generale aveva messo in piedi un’operazione militare per puntare su Sirte, capitale libica dell'Isis, costringendo il governo di Tripoli a mobilitare a sua volta le sue milizie nella speranza di arrivare prima dei rivali. Tuttavia, una così esplicita dichiarazione di Haftar, giunta proprio nel momento in cui la diplomazia internazionale è impegnata a discutere del futuro della Libia, potrebbe non essere casuale. L'intento sarebbe quello di togliere fiducia e legittimità al governo di Serraj, dimostrandone l'instabilità.

Una situazione esplosiva
Nelle ultime ore, le milizie fedeli a Serraj sono riuscite a riconquistare dalle mani dell’Is tre centri in cui si era combattuto nelle settimane scorse. Abu Grain, al-Washka e Wadi Zamzam sono state ripresi dopo che Daesh le aveva conquistate lanciando degli attacchi suicidi ben coordinati con le loro truppe di terra e con una serie di attentati che hanno fatto molti morti fra le forze di Misurata. Eppure, si moltiplicano le voci di allarme secondo cui lo Stato islamico starebbe spostando mezzi e uomini dall'Iraq e dalla Siria proprio in Libia, dove i jihadisti starebbero sfruttando le tensioni per espandersi. Una situazione potenzialmente esplosiva, che mette seriamente in dubbio la capacità di Serraj di garantire stabilità al proprio esecutivo e di portare il Paese all'unità.