30 settembre 2020
Aggiornato 11:30
A Idomeni è emergenza. Tsipras: rinunciata a rotta balcanica

Accordo Turchia-Ue sui migranti, Tusk: «Ancora non ci siamo»

Secondo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la proposta turca stabilita con la Germania per fermare il flusso di migranti verso l'Europa deve essere ancora re-equilibrata affinchè i 28 Paesi Ue la possano sottoscrivere

ANKARA - «La proposta turca stabilita con la Germania» per fermare il flusso di migranti verso l'Europa deve essere ancora re-equilibrata affinchè i 28 Paesi Ue la possano sottoscrivere: è stato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ad ammettere che non ci sono - a due giorni dal vertice europeo - le condizioni per un patto definitivo con Ankara. L'osservazione è arrivata durante la sua visita a Nicosia, capitale della Repubblica cipriota che più di ogni altro Paese membro ha messo in chiaro la propria opposizione. E Tusk, diretto poi ad Ankara, ha detto che «l'obiettivo è di concludere i negoziati giovedì o venerdì, ma per il momento non ci siamo ancora. Uno dei punti problematici è quello della soluzione della questione chiave della legalità». Perchè «rafforzare la cooperazione con la Turchia sull'immigrazione è importante ma non deve essere e non sarà l'unico pilastro della strategia comune Ue».

Cipro non ci sta
Cipro «non ha l'intenzione di approvare» l'accordo, ha ribadito oggi il presidente Nicos Anastasiades. Ovvero «Cipro non intende acconsentire all'apertura di nuovi capitoli negoziali se la Turchia non adempie ai suoi obblighi» ha precisato Anastasiades dopo l'incontro con Tusk, rilanciando l'opposizione all'idea di concedere al Paese anatolico una forma di accelerazione nei colloqui di adesione all'Ue. La Repubblica di Cipro, riconosciuta dalla comunità internazionale e membro Ue, non è riconosciuta però dalla Turchia e questo fatto ha portato al blocco di sei capitoli negoziali per la membership europea turca. In pratica, la Turchia ha chiuso solo uno dei capitoli negoziali e il premier turco ha chiesto di aprire altri cinque capitoli «unilateralmente congelati dalla Repubblica di Cipro». Il 'no' di Cipro si somma alle posizioni di molte capitali - Parigi e Roma in primis - ad accettare le richieste turche senza impegni sul fronte delle libertà fondamentali. L'Onu da parte sua ha fatto notare che la prospettiva di espulsioni di massa dalla Grecia verso la Turchia pone problemi di «illegalità».

Emergenza in Grecia
Oggi intanto circa 700 migranti che erano riusciti ieri ad attraversare il confine greco-macedone, chiuso da una settimana, sono stati trattenuti in Macedonia, mentre alcune decine di persone sono state bloccate all'ultimo momento mentre stavano tornando al campo di Idomeni. Il Primo ministro greco, Alexis Tsipras, ha denunciato un comportamento «criminale» da parte degli «sconosciuti» che ieri hanno raggirato i migranti, convincendoli a tentare di forzare la frontiera con la Macedonia e ha invitato questi ultimi a prendere atto della chiusura della rotta dei Balcani. Il team di Save the Children ha lavorato tutta la notte di lunedì in Grecia e Macedonia per fornire coperte e vestiti caldi a migliaia di rifugiati e migranti, rimasti bloccati tra i due Paesi dopo aver tentato di lasciare il campo di Idomeni e attraversare il confine, ha descritto un quadro di estrema e crescente difficoltà. La chiusura delle frontiere della rotta balcanica e l'indeterminatezza spingono i migranti, spesso famiglie con bambini, a rischiare la vita per raggiungere una destinazione sicura. Tre migranti afgani hanno perso la vita cercando di attraversare il fiume tra Grecia e Macedonia.

Crisi umanitaria
Le condizioni spaventose del campo di Idomeni, dove famiglie e bambini sono bloccati da settimane dopo che il confine è stato arbitrariamente chiuso, e la mancanza di altre opzioni ha spinto circa 4.000 persone a cercare di attraversare il fiume Suva Reka per raggiungere la Macedonia. Dopo aver messo in valigia tutto quello che riuscivano a trasportare, le famiglie hanno iniziato a guadare le acque che scorrono veloci, portando i bambini sulla schiena. Tre afghani sono morti annegati nel tentativo di attraversare il fiume. Le autorità hanno iniziato a rimandare indietro in Grecia le persone sui camion a tarda notte, abbandonando i bambini in preda ai brividi, bagnati, all'aperto, disorientati di nuovo oltre il confine. Dopo aver viaggiato tutto il giorno, sono stati lasciati tornare a piedi al campo di Idomeni nel bel mezzo della notte. Alcune persone sono crollate sul ciglio della strada con urgente bisogno di cure mediche e quelli che sono tornati al campo hanno dovuto affrontare un'altra notte all'aria aperta, con la pioggia che ha cominciato a cadere intorno alle 4,30. Circa 600 persone sono rimaste sull'altro lato del fiume.

(Con fonte Askanews)