17 giugno 2019
Aggiornato 07:30
Appello dell'ONU alla Turchia

Erdogan chiude le porte ai siriani di Aleppo (nonostante i soldi Ue)

Alla Turchia che intende aprire le sue frontiere alla nuova ondata di profughi siriani 'solo se non c'è altra scelta' è l'Onu a chiedere di far entrare le migliaia di disperati in fuga dalla provincia di Aleppo

ANKARA - Alla Turchia che intende aprire le sue frontiere alla nuova ondata di profughi siriani «solo se non c'è altra scelta» è l'Onu a chiedere di far entrare le migliaia di disperati in fuga dalla provincia di Aleppo, ammassati nei campi al confine con la Turchia, già saturi ancora prima dei nuovi arrivi. Medecins sans frontieres (Msf), i cui operatori fanno quotidianamente la spola tra la Turchia ed Aleppo, ha lanciato l'allarme: i campi sono al collasso, nella città di Azaz e nei suoi dintorni, "non ci sono più posti, molti sfollati dormono i primi giorni per strada, all'addiaccio senza coperte", ha spiegato Ahmad al Mohammad. Azaz è a cinque chilometri dalla frontiera chiusa e non è diversa la situazione nelle località circostanti.

L'appello dell'UNHCR
L'appello dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) arriva mentre nella regione di Aleppo infuriano i combattimenti e, soprattutto i raid russi: la città ancora in mano alle milizie dell'opposizione potrebbe cadere presto, riportando definitivamente Assad in posizione di forza. E lasciando con ogni probabilità al Cremlino il compito di chiudere la partita anche con lo Stato islamico. «Noi chiediamo alla Turchia di aprire le sue frontiere a tutti i civili siriani in fuga e alla ricerca di un rifugio», ha dichiarato un portavoce dell'Unhcr, William Spindler. «La Turchia ha autorizzato solo un esiguo numero di persone vulnerabili e di feriti a entrare nel suo territorio» ha aggiunto il portavoce nel corso di un incontro con la stampa a Ginevra. «Noi comprendiamo che la Turchia accoglie già 2,5 milioni di rifugiati siriani e che si assume un enorme fardello e per questo abbiamo chiesto alla Comunità internazionale di aiutare la Turchia», ha proseguito Spindler. Secondo l'Onu, 31.000 persone sono fuggite da Aleppo e dalla sua regione - all'80% si tratta di donne e bambini - negli ultimi giorni e si sono ammassati alla frontiera turca che resta chiusa. 

La linea dura di Ankara
Malgrado gli appelli della Comunità internazionale, Ankara tiene chiuso da giorni il posto di frontiera di Oncupinar, l'unico punto di passaggio accessibile tra il Nord della provincia di Aleppo e il Sud della Turchia. Questo punto di confine viene tuttavia aperto per lasciar passare feriti, malati e convogli con aiuti umanitari, come i carichi del Programma Alimentare Mondiale (Pam). Chi fugge dalla guerra non porta nulla con sè e molti dei nuovi profughi erano già sfollati all'interno della loro provincia di residenza. Ora però, si ritrovano in una situazione ben peggiore, esposti al freddo, alla promiscuità e le malattie che ne conseguono. La Turchia teme che saranno sino a 600mila ad arrivare alle sue porte con questa nuova ondata dalla Siria. Ankara si trova a dover affrontare concreti problemi, ma c'è anche il gioco politico di fronte all'Europa che ha promesso tre miliardi di euro e dovrebbe concretizzare a breve, nonchè a fronte della Nato. Paese cruciale per l'Alleanza atlantica, la Turchia vorrebbe essere più chiaramente spalleggiata nei suoi sempre peggiori rapporti con la Russia.

Tensioni con Mosca
In occasione della sua visita lampo ieri nel Paese anatolico, la cancelliera Angela Merkel si è unita al collega turco Ahmet Davutoglu per chiedere l'aiuto della Nato per sorvegliare le coste turche e contrastare il traffico di migranti organizzato dagli scafisti. Merkel ha suscitato l'ira del Cremlino dicendosi «inorridita» dalle «sofferenze umane» dei siriani ammassati alla frontiera tra Siria e Turchia, denunciando «i bombardamenti, in particolare da parte russa», su Aleppo. E domani i ministri della Difesa della Nato vaglieranno «molto seriamente» la richiesta di aiuti formulata dalla Turchia e dalla Germania per far fronte alla crisi migratoria, altro sviluppo che non farà certo piacere a Mosca. E neppure alla Grecia: oggi il premier Alexis Tsipras ha fatto sapere che «ogni coinvolgimento dell'Alleanza deve riguardare esclusivamente le coste turche e garantire i diritti sovrani della Grecia».

(Con fonte Askanews)