26 giugno 2019
Aggiornato 11:30
Con Nord Stream Belino sarà il principale hub energetico

Se la Germania beffa l'Italia anche sul gas

Gli accordi milionari tra Mosca e Berlino per l'implementazione di Nord Stream renderanno la Germania (la stessa che poi sanziona la Russia) il primo hub energetico continentale. E l'Europa del Sud, orfana del vantaggioso progetto South Stream, non può far altro che accettarlo

BERLINO - Che in questo periodo tra Roma e Bruxelles non corra buon sangue è piuttosto evidente. I punti di frizione non mancano: la richiesta italiana di maggiore flessibilità nei vincoli di bilancio, i rimproveri europei sull'identificazione dei profughi, il fallimento della relocation, la sospensione di Schengen, le critiche dell'Ue per il supporto pubblico concesso all’ILVA, gli scontri relativi alla disciplina del settore bancario. Ma c'è un altro ambito in cui gli interessi italiani sembrano messi a rischio: il settore energetico. Perché con il prospettato ampliamento del gasdotto Nord Stream, l'Italia e l'Europa si apprestano a giocare una partita davvero importante.

L'ascesa energetica di Berlino
Ancora una volta, protagonista di questa storia è la Germania. Dopo un congelamento di quasi quattro anni, infatti, il 4 settembre scorso è stato firmato un accordo vincolante tra Mosca, Berlino e un consorzio di compagnie occidentali che ha sancito la ripartenza ufficiale del progetto. Parallelo al primo Nord Stream One nel mar Baltico, Nord Stream Two sarà il gasdotto più imponente per lunghezza e capacità realizzato fino ad ora, e rifornirà direttamente la Germania, consentendo alla Russia di bypassare le pipeline che si snodano in Ucraina, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. In questo modo, arriverà direttamente nel cuore dell'Europa, e priverà l’Ucraina e e i suoi vicini delle entrate derivanti dal transito dei gasdotti. In questo modo, la partnership energetica tra Germania e Russia, promossa fin dal 2006, diventerà solidissima: e l'ampliamento delle pipeline esistenti - un progetto da 11 miliardi di euro - sancirà l'ascesa di Berlino come principale hub continentale del gas.

Addio South Stream: ora c'è Nord Stream
E non importa se la Germania è lo stesso Paese che ha fortemente contrastato il tentativo italiano di rimettere in discussione le sanzioni alla Russia: quando si tratta dei propri interessi in gioco, Berlino non si fa remore a fare affari con il «nemico» castigato. Nemmeno se ciò potrebbe mettere in crisi l'equilibrio energetico dell'intera Unione europea. Perché la road map sull'unione energetica prevede un impegno per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento poco conciliabile con la prospettiva offerta da Nord Stream 2. Non a caso, quando in ballo c'era il progetto del South Stream - che avrebbe reso invece l'Europa meridionale, e quindi anche l'Italia, la porta d'ingresso del gas condotto attraverso il mar Nero - Bruxelles aveva opposto proprio l'argomento della necessaria diversificazione degli approvigionamenti. E quando quel progetto fu accantonato, a perderci fu proprio il Belpaese, e con lui tutti gli attori - come Saipem - che hanno dovuto rinunciare a interessi e guadagni notevoli. Sembra però che, nei confronti della Germania, la mano di Bruxelles sia stata decisamente meno dura.

Due pesi e due misure?
La Commissione Europea ha comunque ravvisato in questi progetti l’intenzione di creare monopoli verticalmente integrati, limitando l’attività di Gazprom, ad esempio, sull’impianto tedesco OPAL. Il governo di Berlino, di tutta risposta, ha  consentito a Gazprom di espandere i propri impianti sul territorio tedesco sulla base di joint venture tra quest’ultima e le compagnie energetiche tedesche. Queste azioni sono state però accompagnate da pressioni da parte delle compagnie tedesche e da parte di Berlino per modificare l’attuale regolamentazione del mercato energetico europeo, con la proposta, ad esempio, di modificare la legislazione antitrust dell’Unione a favore di agenzie non meglio identificate. Alla fine, la Commissione europea ha sottolineato come il tratto off-shore di Nord Stream Two sia in regola con Ia normativa europea, pur ribadendo che, in caso di implementazioni sul suolo europeo, essa farà rispettare le norme presenti. Tuttavia, sarà presto chiamata a pronunciare una parola definitiva in proposito.

Interessi italiani pregiudicati
Ad ogni modo, però, l'Italia è rimasta - come al solito - beffata. Anche perché non pare, ad oggi, che sia nelle intenzioni di Berlino coinvolgere aziende italiane con appalti o subappalti come contropartita per lo svantaggio subito da Roma. E' inutile negare che il rischio di un eccessivo accentramento del mercato energetico europeo è concreto e tangibile, e tutto ai danni, anche in questo caso, dell'Europa del Sud. Potrebbe migliorare la situazione un accordo di revisione di quell’insieme di barriere doganali e normative che impediscono la libera circolazione degli idrocarburi all’interno di un mercato europeo tutt'altro che integrato. In ogni caso, la morale della storia non cambia: questa è l'ennesima dimostrazione di come l'Unione europea, ad oggi, funzioni prevalentemente attraverso iniqui rapporti di forza. Nei quali troppo spesso gli interessi dei più «deboli» vengono calpestati senza troppe remore.