23 giugno 2017
Aggiornato 13:30
Usa e Francia accusano Mosca di colpire i ribelli moderati

Siria, tutti contro Putin

Il Capo del Pentagono Ashton Carter ha accusato la Russia di essere sulla strada sbagliata sul piano strategico in Siria, perché concentrata sui gruppi di opposizione armata più che sull'Isis. Accuse lanciate anche da Parigi

DAMASCO - In Siria la Russia è «sulla strada sbagliata sul piano strategico e in alcuni casi anche dal punto di vista tattico». Lo ha detto oggi il capo del Pentagono, Ashton Carter, al termine del vertice a Parigi di sette ministri della Difesa della coalizione anti-Isis a guida Usa.

Tra Isis e ribelli
La Russia «deve concentrare» i propri bombardamenti contro i jihadisti dello Stato islamico (Isis) e «smettere di colpire i gruppi di opposizione» armata in Siria, dove Mosca «è sulla strada sbagliata sul piano strategico». E' quanto hanno detto oggi Parigi e Washington al termine della vertice anti-Isis che ha riunito a Parigi sette ministri della Difesa. 

Scelte strategiche
«La Russia è un attore importante nel dossier siriano. Noi lo diciamo chiedendo che la Russia concentri i propri sforzi contro il Daesh (acronimo arabo per Isis) e smetta di colpire i gruppi dell'opposizione che combattono il Daesh», ha detto il ministro della Difesa francese Jean-Yves le Drian. «I russi sono sulla strada sbagliata sul piano strategico», ha sottolineato il capo del Pentagono Ashton Carter, aggiungendo: «Fino a quando questo non cambierà, non ci potrà essere una base comune per una cooperazione».

Coordinamento umanitario
Nonostante ciò, la Russia è «pronta» a un coordinamento «più stretto» con la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti almeno per quanto riguarda l'esigenza di garantire in sicurezza la distribuzione di aiuti umanitari in Siria: lo ha detto il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov. «Le forze aeree russe tengono in considerazione i programmi umanitari messi in campo in Siria dall'Onu e dalla Croce rossa per pianificare le loro operazioni» contro i gruppi terroristi, ha indicato Lavrov, al termine di un incontro con il suo omologo americano, John Kerry. «Saremo pronti ad un coordinamento più stretto con la coalizione americana in questo ambito», ha sottolineato. 

Quei morti nei raid russi...
Nel frattempo, sul campo siriano si contano le vittime dei raid. Oltre mille civili sono stati uccisi nei raid aerei della Russia in Siria iniziati quattro mesi fa. Lo ha annunciato l'Osdh, l'Osservatorio siriano dei diritti umani. I raid, iniziati il 30 settembre, hanno ucciso 1.015 civili, tra i quali oltre duecento bambini, oltre che 2mila combattenti, secondo l'Osdh. «Dal 30 settembre, i raid aerei russi hanno provocato 3.049 morti, tra i quali 1.015 civili, tra i quali 238 bambini e 137 donne», ha indicato l'Osdh. I due terzi delle vittime sono combattenti, dei quali 1.141 ribelli e jihadisti del Fronte al Nusra, filiale siriana di al Qaida, e 893 membri dello Stato Islamico (Isis) , ha precisato questa organizzazione che conta una larga rete di informatori in Siria. La Russia, alleato chiave del regime di Bashar al Assad, afferma di prendere di mira l'Isis e altri gruppi terroristici che si contrappongono al potere. Ma gli occidentali e i militanti antiregime l'accusano di concentrarsi sui bombardamenti sui ribelli definiti «moderati». Washington aveva denunciato nei giorni scorsi che centinaia di civili sono stati uccisi nei raid aerei russi; il 23 dicembre, Amnesty International aveva avanzato accuse simili, giudicando che i raid effettuati contro zone residenziali potevano «rappresentare crimini di guerra».

... e statunitensi
Ma la coalizione internazionale guidata dagli Stati uniti non può dirsi esente dall'uccisione di civili. Sono infatti 4.256 le persone morte nei raid aerei condotti in Siria dal settembre 2014 contro i jihadisti dello Stato islamico (Isis). Lo ha reso noto oggi l'Osservatorio siriano per i diritti umani, precisando che tra le vittime figurano 332 civili, tra cui 90 bambini. Nei bombardamenti della coalizione sono rimasti uccisi 3.787 miliziani dell'Isis e circa 150 combattenti di altri gruppi estremisti, tra cui il Fronte al Nusra, legato ad al Qaida.

(Con fonte Askanews)