24 agosto 2019
Aggiornato 05:00
Le ambizioni del presidente sono alte

Obama, 7 obiettivi da raggiungere prima di lasciare Casa Bianca

Questo è il momento per lui di ragionare sulla sua eredità e di impegnarsi per raggiungere sette obiettivi, per chiudere sette questioni a cui tiene e che influenzeranno enormemente il giudizio sul suo operato: Guantanamo, Tpp, clima, immigrazione, giustizia, Iran e Siria.

NEW YORK - Tra un anno conosceremo il nome del nuovo presidente statunitense e, tra 14 mesi, Barack Obama lascerà la Casa Bianca. Questo, allora, è il momento per lui di ragionare sulla sua eredità e di impegnarsi per raggiungere sette obiettivi, per chiudere sette questioni a cui tiene e che influenzeranno enormemente il giudizio sul suo operato: Guantanamo, Tpp, clima, immigrazione, giustizia, Iran e Siria.

Le ambizioni del presidente sono alte
In cima alla sua 'to-do list' c'è la chiusura del centro di detenzione di Guantanamo, sull'isola di Cuba, promessa come uno dei suoi primi atti da presidente durante la campagna elettorale del 2008. Per Obama, è un «imperativo nazionale»; non sono della stessa opinione i repubblicani, secondo cui metterebbe a rischio la sicurezza nazionale. Il presidente sta per proporre un piano che porti alla chiusura di Guantanamo, che dovrà presumibilmente cercare di attuare aggirando il Congresso, usando il suo potere esecutivo, visto che le due Camere hanno già chiarito la loro posizione, approvando in settimana un disegno di legge sul budget della Difesa che vieta il trasferimento negli Stati Uniti dei detenuti; l'uso del potere esecutivo, però, potrebbe poi essere bocciato in tribunale.
Il trasferimento dei detenuti negli Stati Uniti sarebbe necessario per raggiungere l'obiettivo, anche se Washington sta lavorando ad accordi con altri Paesi, disposti ad accogliere dei prigionieri; a Guantanamo ci sono ancora 112 detenuti.

Trans-Pacific Partnership
Il secondo obiettivo è quello di far approvare dal Congresso la Trans-Pacific Partnership (Tpp), l'accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e altre 11 nazioni del Pacifico. Non sarà un compito facile, visto che critiche e dubbi sono presenti tra repubblicani, che non considerano l'accordo abbastanza strutturato, e democratici, che hanno paura dell'impatto ambientale e delle possibili ripercussioni negative sull'occupazione negli Stati Uniti. Senza l'accordo, crollerebbe il cosiddetto 'pivot to Asia', la strategia di Obama di avvicinare maggiormente gli Stati Uniti ai Paesi asiatici, allontanandosi dagli storici alleati europei.

La lotta contro il cambiamento climatico
Oltre ai provvedimenti interni, come la recente bocciatura dell'oleodotto Keystone XL, che era diventata soprattutto una questione politica, l'amministrazione si prepara al vertice delle Nazioni Unite che si terrà tra tre settimane a Parigi. L'avvicinamento non è stato dei migliori: la Francia ha criticato il segretario di Stato, John Kerry, che ha parlato di accordi «non legalmente vincolanti». Il motivo è semplicemente uno: un'intesa vincolante costringerebbe l'amministrazione a chiedere il via libera del Senato, che dovrebbe approvarla con una maggioranza qualificata; un'ipotesi altamente irrealistica, visto che la Camera alta è a maggioranza repubblicana.

La crisi siriana
Con l'ingresso della Russia nel conflitto siriano, un altro obiettivo di Obama è quello di arrivare a un accordo politico per mettere fine alla guerra civile e fermare l'avanzata dell'Isis. Intanto, ha aumentato i raid aerei e annunciato l'invio di 50 soldati delle forze speciali a sostegno dei militari locali, pur sottolineando che non saranno impegnati in missioni di combattimento e che la strategia statunitense è immutata.

Nucleare iraniano
Altro obiettivo è quello dell'applicazione dell'accordo nucleare con l'Iran, faticosamente raggiunto dopo anni di negoziazioni e dopo aver impedito al Congresso di bloccarlo; l'intesa, però, non è ancora arrivata al cosiddetto 'implementation day' (quando, con la modifica al programma nucleare iraniano, l'Occidente inizierà a togliere le sanzioni, ndr), che gli iraniani auspicano entro la fine dell'anno, ma che dovrebbe arrivare nel 2016.

Riforma della Giustizia penale e piano sull'immigrazione
Sul fronte interno, due obiettivi molto importanti fissati da Obama sono la riforma della giustizia penale e il piano sull'immigrazione. Sul primo punto, sta ottenendo un sostegno bipartisan contro le leggi che comminano pene molto dure per reati non violenti, come in caso di reati di droga. Un sistema «iniquo» che ha provocato anche il sovraffollamento delle carceri, che dovrebbe essere presto riformato dal Congresso. Tutt'altro che bipartisan è il sostegno per il piano sull'immigrazione: Obama ricorrerà alla Corte Suprema, dopo che un tribunale d'appello ha confermato la sospensione del suo progetto. Lo scorso novembre, Obama aveva annunciato l'uso del suo potere esecutivo per fermare il rimpatrio dei genitori irregolari di cittadini statunitensi e di ragazzi arrivati illegalmente negli Stati Uniti da bambini (in tutto oltre 4 milioni di persone), concedendo loro la possibilità di lavorare legalmente nel Paese. Prima che il piano entrasse in vigore, è stato bloccato a febbraio da un giudice federale del Texas su richiesta di 26 Stati; in settimana, il tribunale d'appello ha dato ancora torto a Obama.

(con fonte Askanews)