Obama al terzo posto, superato anche dalla Merkel

Forbes: è (ancora) Putin il più potente del mondo

In cima alla classifica degli uomini più potenti del mondo dal 2013: mentre Obama slitta al terzo posto, Vladimir Putin è di nuovo incoronato da Forbes. Un riconoscimento per il «colpo da maestro» in Siria, ma anche per i nervi tenuti ben saldi nei momenti più difficili

MOSCA - Sul fatto che Vladimir Putin sia un vero «leader», gli ultimi avvenimenti mondiali hanno lasciato pochi dubbi. La crisi siriana lo ha ricatapultato sulla scena globale, riammettendo la Russia a potenza in grado di influire sui complessi equilibri mediorientali e sottolineando, per contrasto, gli «insuccessi» strategici dell'inerzia americana. Ma oggi abbiamo un argomento in più per sostenere questa tesi: per la rivista statunitense di finanza ed economia Forbes, il capo del Cremlino è, per il terzo anno consecutivo, l'uomo più potente del pianeta.

Le variabili tenute in considerazione
La classifica di Forbes riguarda la crème de la crème delle èlite che decidono le sorti del pianeta, pari a circa lo 0,00000001% della popolazione mondiale. Per compilarla, si sono tenuti in considerazione candidati di ogni nazionalità, misurando il loro «potere» sotto diversi punti di vista. Innanzitutto, si è valutato se il «leader» in questione potesse vantare un potere su molte persone, dal punto di vista politico, finanziario, sociale o religioso. In secondo luogo, si è studiato il profilo finanziario, in termini di Pil per i capi di Stato, di bilanci per le grandi compagnie, ma anche di ricchezza personale per candidati di altro genere, come Bill Gates. Un altro elemento soppesato è stata l'eventualità che il candidato potesse risultare influente in molti campi, e non in un solo settore. Infine, Forbes si è chiesto se i papabili fossero in grado di esercitare in maniera proattiva il potere di cui dispongono. Al netto di queste caratteristiche, il verdetto ha avuto un nome e un cognome preciso: Vladimir Putin. 

Mentre Putin sale, Obama scende
Il dato è particolarmente degno di considerazione, e non solo perché ad indicarlo è una testata americana, da cui ci si potrebbe aspettare una lista del tutto diversa. Esso è rilevante soprattutto perché giunge per la terza volta consecutiva, e si accompagna a una progressiva e inesorabile discesa dell'acerrimo nemico di Putin: Barack Obama. Che, nel 2012, aveva ottenuto il podio, per poi passare nel 2013 e nel 2014 al secondo posto (dopo Putin), e quest'anno addirittura al terzo (dopo Putin e la Merkel).  Quali i motivi di queste valutazioni? 

Primo dal 2013
Nel 2013, a colpire la rivista americana era stata l'abilità con cui Vladimir Putin era riuscito a rafforzare il suo consenso in patria, mentre Obama, al suo secondo mandato, cominciava a perderlo, smarrendo la maggioranza al Congresso. Nel 2014, Forbes incoronava Putin dopo la tanto criticata annessione della Crimea e l'accordo sul gas da 70 miliardi di dollari stretto con la Cina. Soprattutto, ciò che ha fatto guadagnare al capo del Cremlino il podio è stata un'attenta analisi della sua leadership in un periodo particolarmente complesso per il suo Paese: sanzioni internazionali, crollo del rubio e del prezzo del petrolio non hanno abbattuto infatti la sua capacità di infondere sicurezza e orgoglio nella sua gente. Al netto di una comunque consistente emigrazione, infatti, i russi hanno sostenuto in grande maggioranza le scelte del loro leader, e sembrano essere riusciti a sopportare a testa alta gli effetti della crisi. Soprattutto, la gestione della crisi ucraina e l'annessione della Crimea sono state viste, dal popolo, come la prova della grandezza del loro leader, e l'inizio di un nuovo ordine mondiale in cui la Russia avrebbe avuto una forte voce in capitolo. L'abilità di Putin, in pratica, è stata quella di compattare intorno a sè il proprio popolo anche nei momenti più difficili, e di dimostrare al mondo intero di che pasta è fatto lo «spirito russo», tanto più forte quanto più messo alla prova dalle circostanze.

Con la Siria, il colpo da maestro
Nel 2015, poi, Putin ha riconquistato il podio dopo la sua prova di forza nel conflitto siriano. Per Forbes, il capo del Cremlino «continua a dimostrare di essere uno dei pochissimi uomini sulla faccia della Terra abbastanza potenti da poter fare tutto ciò che vuole - e farla comunque franca». Le sanzioni internazionali e il crollo del rublo hanno causato una forte recessione, «ma non hanno minimamente scalfito Putin: a giugno la sua approvazione ha raggiunto il livello mai toccato dell'89%». In più, il suo intervento in Siria ha evidenziato tutta la debolezza di Stati Uniti e Nato, e ha contribuito a ridare alla Russia influenza sulla scena globale. Al contrario, il suo rivale americano - che per Forbes rimane la più grande potenza a livello «economico, culturale, diplomatico, tecnologico e militare» - è finito al terzo posto, sotto i colpi di una progressiva perdita di consenso in patria e di influenza a livello internazionale. Non a caso, nella classifica Obama è stato sorpassato da Angela Merkel, il cancelliere più longevo della principale economia d'Europa, che ha «evitato al suo Paese la recessione durante la crisi economica globale» con vari incentivi, ha «usato il suo potere contro l'Isis» e ha interrotto il «tabù post-nazista del diretto intervento in un conflitto militare mandando armi alle milizie curde». Della Merkel si sottolinea anche il suo ruolo diplomatico nella crisi ucraina e il fatto di essere l'unica donna ad avere una reale chance di finire sul podio nel 2016. A seguire, Papa Francesco e, solo al quinto posto, il cinese Xi Jinping. Come si vede, dunque, i competitor di Vladimir Putin erano di tutto rispetto. Questo, però, non ha impedito al leader del Cremlino di conquistare, per il terzo anno consecutivo, la medaglia d'oro. Con buona pace di Obama.