16 luglio 2019
Aggiornato 14:00
Compagnia Kogalymavia: «un fattore esterno» unica causa plausibile

Schianto dell'aereo russo, si fa strada l'ipotesi terroristica

Non è stata un'avaria, nessuno crede ad un errore umano: l'unica causa «ragionevole» ipotizzabile per lo schianto dell'aereo russo sul Sinai, sabato mattina, è l'intervento di «un fattore esterno», ha sostenuto oggi la società proprietaria dell'Airbus 321

MOSCA - Non è stata un'avaria, nessuno crede ad un errore umano: l'unica causa «ragionevole» ipotizzabile per lo schianto dell'aereo russo sul Sinai, sabato mattina, è l'intervento di «un fattore esterno», ha sostenuto oggi la società proprietaria dell'Airbus 321 andato in pezzi ancora prima dell'impatto a terra. Proprio questo fatto, ha spiegato un rappresentante della Kogalymavia (in Russia continuano a chiamarla così, malgrado con il rebranding sugli aerei compare la scritta Metrojet) porta a escludere un'avaria e pure un errore umano. Il capitano tra l'altro aveva grande esperienza, ma, soprattutto, considerata la dinamica ipotizzabile, «deve aver perso completamente il controllo dell'aeromobile», ha spiegato Alexander Smirnov, top manager della compagnia. Tutte tessere che vanno a comporre un quadro inquientante, che vede aumentare i timor di un attentato all'origine della tragedia aerea costata la vita a 224 persone, in buona parte donne e tanti bambini, reduci da una vacanza sul Mar Rosso.

Guasto?
Un problema al sistema di gestione dell'aereo, anche «un totale shutdown», ha detto Smirnov, «non può provocare la disintegrazione in volo dell'aereo». E i rottami sono andati sparsi su una superficie vastissima, circa 20 chilometri quadrati. Gli addetti alle ricerche sul luogo del disastro hanno ritrovato 12 grandi pezzi dell'aereo, la coda è stata scaraventata a cinque chilometri dai rottami della parte centrale del velivolo.

Sottoposto ai controlli
Inoltre, l'Airbus precipitato 23 minuti dopo il decollo da Sharm-El-Sheikh, destinazione San Pietroburgo, era stato sottoposto «a tutti i controlli necessari», ha aggiunto il manager, e «non sono stati riscontrati problemi, entrambi i motori erano in perfette condizioni». Confermato anche il fatto che il capitano dell'Airbus non ha mai inviato un messaggio di emergenza.

Terrorismo?
Anche il Cremlino oggi ha indirettamente confermato che l'atto terroristico è una delle piste prese in considerazione dagli inquirenti. «Nessuna ipotesi può essere esclusa, ma dovremo attendere i risultati dell'indagine ed evitare speculazioni», ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, precisando che il presidente Vladimir Putin è costantemente aggiornato sugli sviluppi dell'inchiesta. La Russia è stata in passato a più riprese nel mirino di azioni terroristiche, quasi sempre di matrice causasica, e l'allerta sicurezza è massima dopo i recenti proclami dello Stato islamico, che invita i «fratelli» jihadisti del Caucaso a colpire obiettivi russi.

La rivendicazione dell'Isis
L'Isis, poche ore dopo la notizia del disastro aereo, ha sostenuto di avere provocato lo schianto dell'Airbus, rivendicazione liquidata come falsa, dato che l'Airbus volava a una quota non raggiungibile dalle armi a disposizione dei militanti del Califfato nero nell'area. Nessuno ha però potuto escludere che una bomba sia stata piazzata in qualche modo a bordo del velivolo e questa ipotesi, malgrado la generale cautela, emerge sempre più chiaramente dietro le dichiarazioni di queste ore. Stamattina un aereo con alcune delle salme delle 224 vittime è arrivato a San Pietroburgo, destinazione mai raggiunta dal volo partito sabato mattina da Sharm-el-Sheikh. Un secondo aereo con altri feretri è atteso in Russia in serata, quando in Egitto verranno interrotte le ricerche dei rottami e dei resti delle vittime: esattamente alle 22 locali in Egitto, le 21 in Italia.

(Con fonte Askanews)