6 dicembre 2019
Aggiornato 01:00

Portogallo, dopo il voto una grande coalizione?

Le elezioni politiche portoghesi hanno dato vita ad un Parlamento paradossale: i conservatori della coalizione Portugal a Frente hanno conquistato la maggioranza ma solo relativa; le sinistre hanno un maggior numero di deputati, ma sono divise

LISBONA - Le elezioni politiche portoghesi hanno dato vita ad un Parlamento paradossale: rispettando i sondaggi della vigilia, i conservatori della coalizione Portugal a Frente hanno conquistato la maggioranza ma solo relativa; le sinistre, con in prima linea il Partito Socialista, hanno un maggior numero di deputati, ma un accordo di governo fra le varie componenti appare al momento improbabile.

Maggioranze insufficienti
In sostanza, le sinistre hanno la maggioranza assoluta ma - al momento - solo in maniera «negativa»: possono cioè affossare qualsiasi esecutivo conservatore, che non ha abbastanza voti per sopravvivere autonomamente, ma non formare esse stesse un proprio governo di coalizione; una possibile soluzione - per quanto a priori improbabile - è quella della Grande Coalizione fra conservatori e socialisti. Al di là dell'aritmetica, la situazione politica sembrerebbe però giocare a favore del premier uscente, Pedro Passos Coelho: l'unico ad essere riuscito a farsi rieleggere - anche se non certo sull'onda dell'entusiasmo popolare - dopo aver guidato un esecutivo che ha fatto dell'austerità la propria bandiera.

Coelho il «vincitore»
Sarà infatti verosimilmente al leader conservatore che il presidente Anibal Cavaco Silva affiderà il mandato per la formazione di un nuovo esecutivo: la risposta dipenderà però in gran parte da quel che succederà all'interno del Partito Socialista, vero ago della bilancia - suo malgrado - della crisi.

Costa sconfitto
Il leader del Ps, l'ex sindaco di Lisbona Antonio Costa, ha infatti mancato tutti gli obbiettivi della vigilia, con l'iniziale - e notevole - vantaggio nei sondaggi che è andato via via scemando fino a subire il sorpasso conservatore: tuttavia ha scartato qualsiasi ipotesi di dimissioni, il che apre la strada ad una lotta interna al partito che potrebbe sfociare in un congresso straordinario. La linea segnata da Costa subito dopo il voto è quella di non appoggiare «maggioranze negative», ovvero di non voler far cadere un governo conservatore a meno di non avere un'alternativa da proporre a Silva: e dato il suo impegno elettorale a voler rispettare i limiti finanziari imposti dall'Ue e non abbandonare la moneta unica, un'alleanza con i comunisti e il Blocco di Sinistra appare esclusa (contrari a ogni interferenza europea in materia finanziaria e disposti persino ad uscire dall'euro).

Rischio di autogol
Per Costa però ogni possibile scelta rischia di diventare un autogol: non votare una finanziaria della coalizione - altra promessa elettorale - significherebbe quasi automaticamente provocare la caduta dell'esecutivo e l'ultima volta che si è prodotto questo scenario alle elezioni successive il Ps ne è uscito con le ossa rotte; d'altronde, permettere ai conservatori di governare indisturbati rischia di avere lo stesso effetto, dal momento che l'elettorato socialista difficilmente ne sarebbe contento.

Socialisti troppo deboli
La politica socialista potrebbe anche cambiare in senso più radicale, ma non prima di un congresso dal quale emerga una nuova dirigenza: un parto non immediato, e che quindi darebbe a Passos Coelho almeno qualche mese di respiro; senza contare che - analogamente al sistema italiano - anche in Portogallo si è appena entrati nel semestre bianco e dunque nessuna elezione anticipata potrà essere possibile prima del prossimo gennaio, data delle presidenziali.

Alla ricerca della coalizione
Passos Coelho è dunque sicuro di rimanere alla guida dell'esecutivo fino al 2016, fosse pure per il semplice disbrigo degli affari correnti che seguirebbe alla mancata fiducia o alla bocciatura della finanziaria: per ambire a completare la legislatura però occorre ben altro. Una possibile via d'uscita, che il leader conservatore starebbe già sondando, è dunque quella di una «Grande Coalizione» con i socialisti. Uno scenario pressoché inedito e che non sembrerebbe comunque augurare a Costa un tranquillo futuro politico, né in seno al Ps né quando si tornerà alle urne: governare con un esecutivo leale esecutore delle istruzioni della «troika» sarebbe forse peggio agli occhi dell'elettorato che non la semplice astensione e aprirebbe la strada a un possibile esodo verso il Blocco di Sinistra, che pur non avendo raggiunto l'importanza di un Podemos o di un Syriza ha ottenuto il miglior risultato della sua storia (a scapito del Ps) ed è ora la terza forza in Parlamento.

(con fonte Askanews)