26 maggio 2020
Aggiornato 05:00
Il primo novembre si torna alle urne, sondaggi segnalano calo Akp

Turchia, dubbi e incertezze dietro la sfida politica di Erdogan

L'incertezza politica scaturita dal risultato elettorale del 7 giugno scorso non sembra proprio abbandonare la Turchia

ISTANBUL (askanews) - L'incertezza politica scaturita dal risultato elettorale del 7 giugno scorso non sembra proprio abbandonare la Turchia. Mentre il Paese si appresta a rinnovare le politiche tra soli due mesi, resta in sospeso un interrogativo fondamentale: le consultazioni porteranno realmente ad un cambiamento degli equilibri parlamentari come spera il presidente Recep Tayyip Erdogan e il Partito della giustizia e lo sviluppo (Akp) o si ripresenterà di nuovo lo stesso scenario? E cosa accadrà se l'elettorato riconfermerà le scelte espresse lo scorso giugno, come prevedono molti sondaggi? Domande a cui in realtà non ci sono risposte al momento, ma che alimentano scenari inquietanti, a cui la stampa allude in questi giorni.

In attesa dell'appuntamento alle urne
Falliti i contatti per stabilire una eventuale coalizione tra i partiti,il 21 agosto, ancor prima del Consiglio superiore elettorale, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che il prossimo 1 novembre verranno indette nuove consultazioni anticipate. In verità i dirigenti del Partito repubblicano del popolo (Chp), seconda formazione del Paese, hanno dichiarato di non aver mai ricevuto una proposta di coalizione da parte dell'Akp, bensì solo l'offerta di formare insieme all'Akp un «governo elettorale». La decisione di tornare alle urne, secondo diversi osservatori, era nell'agenda del presidente già da quando lo scorso giugno l'Akp ha ottenuto il 41% dei voti, perdendo dieci punti percentuali e ritrovandosi per la prima volta dal 2002 della maggioranza parlamentare necessaria per governare da solo (276 seggi su 550).

Risultato elettorale sconvolgente
Il risultato elettorale ha sconvolto i piani di Erdogan, il quale intendeva far approvare in parlamento una riforma costituzionale in senso presidenziale. Ma il Capo di Stato ha recentemente affermato che «il sistema di governo turco è stato di fatto modificato. Ciò che va fatto adesso è dare una cornice legale a questa situazione di fatto con una nuova Costituzione», indicando di non avere affatto rinunciato a perseguire il suo obiettivo. E lunedì scorso, dopo aver ricevuto dal presidente l'incarico per formare il «governo elettorale», il premier Ahmet Davutoglu ha comunicato la composizione del nuovo consiglio dei ministri provvisorio che porterà il Paese a rinnovate elezioni.

Alta tensione
Ma il percorso elettorale si prospetta particolarmente teso. Da una parte il governo sta portando avanti una lotta armata con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) iniziata a fine di luglio, dall'altra risulta posizionata accanto agli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato islamico (Isis). Gli scontri dell'esercito turco con le milizie del Pkk, che erano stati interrotti nel 2012 grazie all'avvio di un processo per la risoluzione della questione curda, sono valutati da diversi osservatori come un modo per l'Akp di attirare i voti degli elettori ultranazionalisti, screditando al contempo il principale rivale politico delle ultime consultazioni, il Partito filo-curdo democratico dei popoli (Hdp). Con il 13% dei voti e 80 seggi parlamentari ottenuti nelle ultime consultazioni, l'Hdp è infatti considerato il principale responsabile della sconfitta elettorale dell'Akp. E sia Erdogan che il fedelissimo premier Davutoglu si adoperano per demonizzare con ogni mezzo il partito filo-curdo, accusandolo di essere asservito al Pkk.

Sondaggi
Tuttavia gli ultimi sondaggi realizzati dopo la comunicazione della data elettorale indicano l'Hdp in crescita, segnalando al contrario una emoraggia di voti nell'Akp e nel Partito di azione nazionalista (Mhp), anche secondo i rilevamenti di società tradizionalmente ritenute vicine all'Akp come la Anar: «Le azioni terroristiche che si stanno verificando nel sudest non sono una minaccia per i voti dell'Hdp» ha affermato il titolare del'Anar Ibrahim Uslu, aggiungendo che «l'Akp che aveva il 30% dei voti a Diyarbakir (capoluogo curdo nel Sudest del Paese) ora risulta sceso al 14%».

Le mosse di Ankara
«Le elezioni del 1 novembre potrebbero non essere la 'correzione' che Erdogan spera di vedere. Di conseguenza uno si chiede che cosa accadrà in tal caso. Forse finalmente l'Akp si deciderà a formare una coalizone con il Chp? O il presidente ci dirà: 'le elezioni verranno rinnovate permanentemente fino al raggiungimento dei corretti risultati'. Non ne ho alcuna idea», scrive il giornalista Mustafa Akyol su Hurriyet, «Ma da quel che ho imparato negli anni - e soprattutto negli ultimi due - tutto può accadere in questo strabiliante Paese» aggiunge. Nel frattempo il governo, adducendo alla «minaccia terroristica», sta intensificando una serie di misure restrittive . Mentre nel Sud-Est diverse aree sono state dichiarate «zone di sicurezza» ad Ankara, nel distretto di Cankaya, la polizia per 30 giorni potrà procedere al controllo di identità e alla perquisizione nonchè al fermo di chiunque si trovi sotto un «ragionevole sospetto», mentre sulla Gazzetta ufficiale di lunedì il ministero dell'Interno ha pubblicato un annuncio promettendo un premio in denaro ai cittadini che vogliano denunciare eventuali «terroristi».

Stampa critica sotto tiro
Ma anche la stampa critica è sotto tiro. Dopo i licenziamenti in massa di numerosi giornalisti dal quotidiano Milliyet - secondo i dati del Press for Freedom Project sarebbero 140 i membri della stampa che negli ultimi tre mesi hanno perso il posto - le recenti perquisizioni ai media Bugun e Kanalturk, appartenenti al gruppo Koza, ritenuto vicino a Fethullah Gülen (ex alleato dell'Akp, ora suo acerrimo nemico) hanno rinnovato l'allarme per la pressione sotto la quale si trova la stampa libera in Turchia.

L'obiettivo di Erdogan
«L'unico obiettivo di Erdogan e del governo è quello di riottenere il potere che hanno perduto a giugno e sembrano pronti a tutto per questo fine», afferma il giornalista Sekan Demirtas. E mentre gli esperti ammoniscono contro i segnali sempre più evidenti di una prossima crisi economica l'ex governatore della banca centrale Durmus Yilmaz ha ricordato quanto sia rischioso per Ankara, che il prossimo 15-16 novembre si appresta a ospitare il G-20, «mettere in atto delle azioni arbitrarie e illecite per far tacere le voci dell'opposizione».

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