28 febbraio 2024
Aggiornato 00:30
Le due facce di Erdogan

Perché nella lotta all'Isis non possiamo fidarci troppo della Turchia

Proprio nel giorno in cui ha deciso di partecipare all'alleanza anti-Isis, Ankara ha dato il via a una delle pià violente campagne militari aeree contro i curdi del Pkk, che da tempo rappresentano un importante alleato americano contro lo Stato islamico

ANKARA - Un'operazione militare aerea ad ampio raggio della coalizione internazionale anti-Isis verrà lanciata presto nel nord della Siria, vicino al confine con la Turchia. Ad anticiparlo il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, spiegando che i colloqui preparatori tra Turchia e Stati Uniti si sono conclusi. Ai raid potrebbero partecipare in futuro anche altri membri della coalizione come Francia, Gran Bretagna, Arabia Saudita, Qatar e Giordania. La decisione arriva dopo che già alcuni giorni fa Washington aveva lanciato i primi attacchi ai terroristi dell'Is con caccia F-16 sfruttando l'amicizia con Erdogan e, dunque, i preziosi avamposti turchi. Ma la Turchia, esattamente, da che parte sta?

Un colpo al cerchio e uno alla botte
Un po' di qua e un po' di là: un colpo al cerchio e uno alla botte, nella migliore tradizione dei tatticismi geopolitici più raffinati. Sì, perché mentre dà una mano a Obama nella lotta all'Isis, combatte chi, dentro casa, fa altrettanto, cioè i curdi. Nello stesso giorno in cui Ankara ha dichiarato che avrebbe fronteggiato apertamente lo Stato islamico (era il 24 luglio), il suo esercito dava infatti il via a uno dei più grandi attacchi aerei contro chi, fino a quel momento, era stato cruciale per fermare l'avanzata dell'Is: i curdi del Pkk appunto, storicamente alleati degli americani, ma nella lista nera di Erdogan e dei suoi.

Terrorista a chi?
Come riportato dal New York Times, è da ottobre scorso che i combattenti curdi si stanno coordinando con i militari americani: dal nord della Siria, i membri della milizia conosciuta come Ypg trasmettono informazioni e coordinate agli americani. L'Ypg è senza dubbio uno degli alleati più efficaci degli Stati Uniti in Siria contro lo Stato islamico, forse addirittura il più affidabile. Ma Erdogan sta dando la caccia più a loro che ai terroristi dell'Is. Dei 1300 terroristi arrestati di recente, solo 137 erano legati allo Stato islamico: gli altri 847 facevano parte del Pkk. Ankara ha bombardato postazioni del Pkk a sud-est e nel nord dell'Iraq, mettendo di fatto fine a due anni di cessate il fuoco e scatenando violente reazioni in tutto il Paese. Parallelamente, la lotta all'Isis ha stentato non poco a decollare.

Perché Erdogan ha accettato di aiutare Obama
Secondo gli analisti la decisione di Erdogan di unirsi a Obama nella lotta contro lo Stato islamico è legata principalmente alle rapide conquiste territoriali dell'Ypg in Siria, che potrebbe portare anche, in prospettiva, alla creazione di uno Stato indipendente curdo, cosa che il presidente turco non permetterà mai. C'è da dire che il 4 giugno il suo partito ha perso per la prima volta dal 2002 la maggioranza parlamentare, soprattutto a causa del successo elettorale del partito pro-curdo. Bombardando il Pkk, Erdogan sta tentando di riconquistare i voti dei nazionalisti che si oppongono all'autonomia curda. Intanto, l'esercito turco ha avviato la costruzione di un nuovo muro anti-Isis, il secondo, lungo 8 km al confine con la Siria, nella provincia sudorientale di Hatay. E le elezioni anticipate sono più vicine che mai.