16 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
Premier Davutoglu incontrerà Erdogan per annunciare fumata nera

Turchia: niente coalizione, in autunno di nuovo alle urne

Il premier incaricato turco, Ahmet Davutoglu, incontrerà alle 18.30 ora italiana il presidente Recep Tayyip Erdogan per annunciare il fallimento delle trattative per la formazione di un governo di coalizione, rendendo così inevitabile il ritorno alle urne

ISTANBUL (askanews) - Il premier incaricato turco, Ahmet Davutoglu, incontrerà alle 18.30 ora italiana il presidente Recep Tayyip Erdogan per annunciare il fallimento delle trattative per la formazione di un governo di coalizione, rendendo così inevitabile il ritorno alle urne, probabilmente non prima di novembre.

Le due opzioni
Costituzionalmente, le possibilità sono due: o un voto parlamentare che approvi le elezioni anticipate, il che permetterebbe al Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) di Erdogan di gestire gli affari correnti con un esecutivo di minoranza fino alla data del voto; oppure un decreto presidenziale, senza alcun voto dei deputati, che porterebbe tuttavia alla formazione di un esecutivo ad interim formato da rappresentanti di tutte le forze presenti in Parlamento.

Strategia di Erdogan?
Secondo gli analisti, il ritorno alle urne è peraltro il vero obbiettivo di Erdogan dopo il deludente risultato delle ultime politiche: per questo motivo avrebbe dichiarato «guerra al terrorismo» includendovi non solo l'Isis ma anche il Pkk (con il quale era in vigore dal 2012 un cessate il fuoco) allo scopo di guadagnare parte dei voti andati ai partiti nazionalisti turchi. Una tattica che potrebbe però rafforzare il voto curdo: il Partito Democratico dei Popoli (Hdp) ha già lanciato uno slogan diventato virale, «Ancora una volta non ti faremo diventare presidente».

Opposizione curda
Proprio l'ottimo risultato ottenuto dall'Hdp alle scorse elezioni - 13% dei voti e 80 seggi - ha infatti impedito all'Akp di raggiungere la soglia necessaria, obbligandolo a un tentativo coalizione con i nazionalisti del Chp per la quale vi era formalmente tempo fino al 23 agosto, ma che ormai deve considerarsi un'ipotesi tramontata. Per questo non è detto che un nuovo voto consegni a Erdogan la maggioranza necessaria per la riforma costituzionale in senso presidenzialista da lui più volte auspicata e addirittura annunciata «de facto» nei giorni scorsi: «Che piaccia o no, la forma di governo in Turchia è cambiata: ciò che occorre fare adesso è dare un quadro legale a questa situazione di fatto con una nuova Costituzione», aveva spiegato Erdogan in un comizio, ribadendo di «non essere imparziale» come vorrebbe l'opposizione (e come prevede la Carta fondamentale per il capo dello Stato, teoricamente super partes) ma «di essere a fianco del popolo».