6 dicembre 2019
Aggiornato 15:31

Referendum «Brexit» già nel 2016?

Il premier britannico David Cameron potrebbe essere tentato di anticipare al 2016 il referendum promesso per il 2017 sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea, con l'obiettivo di abbreviare la sua battaglia su due fronti, quello di Bruxelles e quello degli euroscettici in patria.

LONDRA (askanews) - Il premier britannico David Cameron potrebbe essere tentato di anticipare al 2016 il referendum promesso per il 2017 sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea, con l'obiettivo di abbreviare la sua battaglia su due fronti, quello di Bruxelles e quello degli euroscettici in patria.

Rinegoziazione entro il 2015, referendum nel 2016
«E' molto probabile che Cameron punti a una rinegoziazione breve, da chiudere entro fine 2015, in modo da tenere il referendum nel 2016» predice all'Afp John Springford, del Center for European Reform di Londra. Cauto Iain Begg dell' European Institute, che conviene sul fatto che il premier possa voler approfittare del «suo capitale politico" dopo la rielezione del 7 maggio e ritiene "molto probabile che Juncker faccia in fretta, per una volta".

Per non nuocere ai mercati
L'ipotesi di un'accelerazione è ripetuta sulla stampa britannica, che cita «fonti di governo» e sottolinea che la City, favorevole al progetto europeo, ha fretta di togliere di mezzo incertezze che potrebbero nuocere ai mercati. Oggi il premier riconfermato è partito con la sua offensiva per «migliorare i termini dell'appartenenza del Regno unito alla Ue».

La doppia trattativa di Cameron
L'Europa è un tema tossico per i conservatori. John Major, l'ultimo premier Tory prima di Cameron a ottenere, nel 1992, la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, fu logorato dalla rivolta degli euroscettici nel suo partito, che contribuì a relegare i Tories all'opposizione per 13 anni. «Cameron è condannato a una doppia trattativa, con i partner europei e con il suo partito» ha detto Springford. E la seconda è altrettanto problematica della prima, se non di più. Secondo l'esperto, i 331 deputati conservatori eletti con il voto di giovedì scorso di dividono in tre gruppi a proposito della Ue: «un terzo è favorevole a restare, ma mantiene un profilo basso, un terzo è favorevole a restare, ma a patto di riforme profonde, un terzo è per l'uscita», la cosiddetta «Brexit».

Rinegoziazione dei trattati
Cameron, applaudito a fine mattinata dal suo gruppo parlamentare, «il comitato 1922», sa che la luna di miele potrebbe essere breve. «Deve spiegare con chiarezza ai più esigenti che le riforme che vogliono semplicemente non sono alla portata» ha detto Springford. Tutto ciò che implica una rinegoziazione dei trattati, come una modifica alla libera circolazione all'interno della Ue, è «tabu». E sarà «estremamente difficile» per Cameron vendere programmi quali il congelamento per quattro anni di tutte le previdenze sociali agli immigrati di provenienza Ue.

Il peso degli euroscettici
Dalla sua rielezione, Cameron ha dato spazio agli euroscettici, nominando ad esempio uno di loro, Michael Gove, ministro della Giustizia, con l'incarico di far approvare una «legge britannica sui diritti umani» che sostituisca la Convenzione europea che è il testo di riferimento ora. Gli euroscettici, pur esprimendo disponibilità al dialogo, moltiplicano gli avvertimenti. Uno dei loro leader, John Baron, ha detto oggi alla Bbc che l'idea è avere «un colloquio calmo e intelligente in modo da arrivare ai negoziati con gli occhi ben aperti». «E' in questione la sovranità del parlamento. E si tratta anche di riorientare il rapporto su base commerciale e non politica». Una linea che risale ai tempi dell'adesione di Londra alla Comunità economica europea, nel 1973. «In un referendum, sono gli elettori a votare, non il partito conservatore» ricorda Begg. Prima del voto di giovedì scorso l'Europa era settima nella classifica delle preoccupazioni degli elettori, tutto sommato favorevoli a mantenere lo status quo. Le bandiera blu stellata della Ue non sventola su alcun edifico pubblico britannico, e l'Europa è soprattutto un'ossessione dei media, che amano denigrarla, dice il politologo.