17 luglio 2019
Aggiornato 08:30
L'anniversario del rapimento

Nigeria: le 200 ragazze svanite nel nulla

Oggi ricorre l'anniversario del rapimento delle 200 studentesse nigeriane da parte del gruppo terroristico Boko Haram. A un anno di distanza, ancora non si hanno tracce né notizie, se non quella secondo cui sarebbero state obbligate a convertirsi all'Islam. Così, ad Abuja, la marcia delle studentesse con magliette rosse ricorda le donne scomparse.

ROMA (askanews) - A un anno dal sequestro delle oltre 200 studentesse di Chibok, il neoeletto presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha assicurato il massimo impegno per sconfiggere i jihadisti di Boko Haram, ma ha anche sottolineato la necessità di essere onesti, e di non poter promettere che saranno liberate, perchè «non sappiamo dove si trovano». Una dichiarazione in netto contrasto con quella del presidente uscente, Goodluck Jonathan, che in più occasioni si è sempre detto certo del loro ritrovamento, dopo che l'esercito aveva detto, lo scorso anno, di conoscere il luogo di prigionia delle studentesse.

14 aprile 2014
La sera del 14 aprile 2014 i jihadisti di Boko Haram fecero irruzione nella scuola di Chibok, nello Stato nord-orientale di Borno, e sequestratoro 276 studentesse; 57 di loro riuscirono a scappare pochi giorni dopo la loro cattura, delle altre 219, invece, non si hanno più avute notizie dal video pubblicato lo scorso maggio da Boko Haram. Nel filmato, il leader dei jihadisti Abubakar Shekau sostenne che le ragazze erano state tutte convertite all'islam e «date in spose». Ma quello delle studentesse è solo uno dei 38 casi di sequestro avvenuti in Nigeria dall'inizio del 2014, e documentati da Amnesty International, di cui sono rimaste vittime almeno 2.000 donne.

La marcia di Abuja
In occasione del primo anniversario del sequestro si è tenuta una marcia ad Abuja, si terrà una veglia a Lagos e anche l'Empire State Building di New York si colorerà di rosso e viola in segno di solidarietà e per simboleggiare la lotta contro la violenza ai danni delle donne. Ad Abuja altre studentesse, con indosso magliette rosse e cartelli con su scritto i nomi degli ostaggi, hanno sfilato fino al ministero dell'Istruzione per chiedere l'immediato rilascio delle donne. «Noi, ambasciatori delle ragazze di Chibok, chiediamo che il governo nigeriano fornisca dettagli chiari su quanto è stato fatto per liberare le nostre sorelle - ha detto una di loro, Rebecca Ishaku - noi chiediamo al governo, come questione prioritaria, di garantire la sicurezza dell'istruzione in tutte le zone della Nigeria, adoperandosi per il ritorno delle nostre sorelle». Un anziano di Chibok, Enoch Mark, a cui Boko Haram ha rapito una figlia e una nipote, ha precisato che non si terranno eventi nella cittadina nel Nord-Est del Paese, perchè questa vive ormai «nel terrore perpetuo» di Boko Haram, nonostante la presenza di militari. «L'ultimo anno è stato un periodo di tristezza, tormento emotivo e avversità. Siamo una comunità in lutto che ha perso 219 figlie», ha detto alla France presse.

L'ennesimo appello di Malala
Poche settimane dopo il rapimento venne lanciata sui social media la campagna internazionale #BringBackourgirls, per fare pressioni sulle autorità nigeriane, a cui aderirono tante persone comuni, ma anche personalità come la first lady Michelle Obama e il premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai. Proprio Malala ieri ha diffuso una lettera aperta in cui ha denunciato lo scorso impegno dei leader nigeriani e della comunità internazionale per la loro liberazione, invitando al contempo le ragazze a non perdere la speranza. «Attendo con ansia il giorno in cui potrò abbracciare ognuna di voi, pregare con voi e festeggiare la vostra liberazione con le vostre famiglie - ha scritto Malala - fino ad allora, siate forti e non perdete mai la speranza. Siete le mie eroine».