17 luglio 2019
Aggiornato 08:30
Il premio Nobel per la pace Malala non perde le speranze

#BringBackourGirls, un anno dopo

Ad un anno dal rapimento delle 200 studentesse di Chibok, il premio Nobel per la pace Malala Yousafzai denuncia come né i leader nigeriani, né la comunità internazionale non si siano impegnate abbastanza per riportare a casa le donne. Ma, afferma Malala, c'è ancora speranza, dato che le forze nigeriane stanno riconquistando più territori. Ed esorta: non perdere la speranza.

LAGOS (askanews) - Alla vigilia del primo anniversario del sequestro delle 219 studentesse nigeriane di Chibok, il premio Nobel per la pace Malala ha denunciato lo scorso impegno dei leader nigeriani e della comunità internazionale per la loro liberazione e ha invitato le ragazze a non perdere la speranza.

Malala: «La comunità internazionale non ha fatto abbastanza per liberarvi»
«A mio giudizio, i leader nigeriani e la comunità internazionale non hanno fatto abbastanza per aiutarvi», si legge in una lettera indirizzata alle studentesse, chiamate «mie coraggiose sorelle». «Devono impegnarsi di più per garantire la vostra liberazione - ha aggiunto - io sto insieme alle tante persone che stanno facendo pressioni per assicurare che siate liberate». La lettera di Malala, presentata come «un messaggio di solidarietà e speranza», è stata pubblicata oggi nell'ambito di una serie di iniziative, tra cui marce, preghiere e veglie, che si terranno nel paese in occasione dei 12 mesi di prigionia delle studentesse. 

«Attendo con ansia il momento in cui vi riabbraccerò»
La sera del 14 aprile i jihadisti di Boko Haram fecero irruzione nella scuola di Chibok, nello Stato nord-orientale di Borno, e sequestratoro 276 studentesse; 57 di loro riuscirono a scappare pochi giorni dopo la loro cattura, delle altre 219 non si hanno più avute notizie dal video pubblicato lo scorso maggio da Boko Haram. Nel filmato, il leader dei jihadisti Abubakar Shekau ha sostenuto che le ragazze sono state tutte convertite all'islam e «date in spose». Poche settimane dopo il loro rapimento venne lanciata campagna internazionale sui social media con il messaggio #BringBackourgirls, per fare pressioni sulle autorità nigeriane. Per Malala ci sono ancora «motivi di speranza»: «Le forze nigeriane stanno riconquistando territori e stanno proteggendo di più le scuole. Il neoeletto presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, ha promesso di fare del vostro rilascio una priorità e ha assicurato che il suo governo non tollererà violenze contro donne e ragazze»«Attendo con ansia il giorno in cui potrò abbracciare ognuna di voi, pregare con voi e festeggiare la vostra liberazione con le vostre famiglie. Fino ad allora, siate forti e non perdete mai la speranza. Siete le mie eroine», ha concluso la 17enne pachistana.