1 giugno 2020
Aggiornato 21:30
Sul Front National l'ombra del finanziamento illecito

Marine Le Pen, quoque tu

Non bastava il conflitto generazionale tra Marine e il padre, accusato di voler trascinare il partito, in virtù delle sue posizioni negazioniste e antisemite, in un autentico suicidio politico. Ora, sul Front National, si abbatte l'ombra del finanziamento illecito, di cui sarebbe accusata la Le Pen insieme a due collaboratori.

PARIGI - Non c'è pace per il Front National. Dopo le continue polemiche tra la leader del partito Marine Le Pen e il padre fondatore Jean-Marie, sono ora guai giudiziari a gettare ombre scure sul Front. Il partito di estrema destra francese è infatti sotto accusa per finanziamento illecito e la Le Pen è finita sotto inchiesta insieme a due stretti collaboratori e dirigenti del partito, David Rachline e Nicolas Bay. A riferirlo, è il quotidiano Le Monde.

ACCUSA DI FINANZIAMENTO ILLECITO - Ma non è la prima indagine che riguarda il Front National. A marzo, il Parlamento europeo ne aveva avviata una sulle irregolarità di 20 assistenti del gruppo a Strasburgo e Bruxelles. L’accusa a Marine sarebbe quella di aver finanziato «in maniera illecita con un contratto a tempo determinato due dei suoi consulenti». Rachline nel 2012 ha ricoperto il ruolo di «consigliere per la comunicazione», mentre Bay è stato portavoce della campagna elettorale. Quest’ultimo è stato finanziato dalla società di comunicazione Riwal per due mesi (maggio e giugno 2012) e ha ricevuto 6061 euro più 952 euro di straordinari. Rachline invece, sempre secondo la ricostruzione del quotidiano Le Monde, ha guadagnato 4 306 euro e 324 euro di straordinari.

IL FRONT TRA GUAI GENERAZIONALI E GIUDIZIARI - Una notizia scellerata, che giunge nel momento più sbagliato. Da un lato, infatti, le elezioni amministrative francesi avevano segnato per il Front National un risultato storico, pur non riuscendo ad assegnare alla Le Pen nemmeno una provincia. Questi mesi, quindi, sono fondamentali per un movimento che aspira a vincere le elezioni nazionali, ma che ancora non ha spiccato il volo. Dall'altro lato, il procedimento disciplinare aperto nei confronti di Jean-Marie, padre della Le Pen e fondatore del partito, è stata una toppa d'emergenza per cercare di evitare - come ha dichiarato la stessa leader - un vero e proprio «suicidio politico». Le dichiarazioni di Jean-Marie, che ha definito i forni crematori solo un «dettaglio» del nazismo, hanno infatti seriamente rischiato di compromettere il lavoro di ripulitura e di sdoganamento a livello nazionale e internazionale del Front compiuto dalla figlia. Da qui, le reciproche accuse, che hanno messo in scena un vero e proprio conflitto generazionale: padre e figlia si sono accusati reciprocamente di voler distruggere il partito, ma la Le Pen non ha abbassato la testa, né si è fatta confondere minimamente dal legame di sangue che la stringe con il suo «rivale». A cui ha chiesto niente meno che di fare un passo indietro definitivo.

LA VICENDA ARRESTERÀ L'ASCESA DELLA LE PEN? - Eppure, ora che l'ombra dello scandalo, per di più giudiziario, sembra riguardare anche lei, la situazione si complica. Perché, con l'accusa di finanziamento illecito sulla testa di Marine, gli equilibri del partito potrebbero ribaltarsi: chissà se non sarà proprio Jean-Marie, attualmente presidente onorario, a chiedere alla figlia di rassegnare le proprie dimissioni. In ogni caso, questa brutta storia avrà un'eco negativa nei sondaggi elettorali. Proprio ora, peraltro, che il Front National sembrava sulla strada giusta per imbroccare un'inarrestabile ascesa.

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