14 luglio 2020
Aggiornato 02:00
In secondo piano sfide sociali e sicurezza

Israele, campagna elettorale a colpi di gossip e accuse personali

Niente grandi comizi, né dibattiti sui temi di fondo, ma spot caricaturali sui social network, slogan dozzinali e frecciate personali: raramente una campagna è caduta così in basso, osservano i politologi.

GERUSALEMME - Gli israeliani eleggeranno il loro nuovo Parlamento tra meno di un mese, ma finora la campagna elettorale è stata dominata dal gossip e dalle accuse sul tenore di vita del primo ministro e dai bizzarri comportamenti della moglie, relegando in secondo piano le sfide sociali e sulla sicurezza che dovrà affrontare il prossimo governo. Niente grandi comizi, né dibattiti sui temi di fondo, ma spot caricaturali sui social network, slogan dozzinali e frecciate personali: raramente una campagna è caduta così in basso, osservano i politologi.

E dire che la posta in gioco è davvero alta. Israele è reduce da una guerra al sud, le tensioni ne fanno temere una nuova al nord mentre il Paese, di otto milioni di abitanti, assiste preoccupato all'avanzata dei movimenti jihadisti e all'aumento dell'influenza iraniana nella regione. Per non parlare delle prospettive di una soluzione pacifica con i palestinesi, ormai lontane.

Fortissime disparità sociali - Sul piano interno, Israele ha fatto si registrare una crescita di oltre il 7% del Pil nel quarto trimestre del 2014 e una disoccupazione del 5,7% a dicembre ma questi numeri, positivi sulla carta, nascondono in realtà delle fortissime disparità sociali. Al punto che gli esperti sostengono che saranno le disuguaglianze e il carovita a pesare di più di una risoluzione del conflitto israelo-palestinese il 17 marzo, quando gli elettori dovranno decidere se prolungare il mandato di Benjamin Netanyahu, primo ministro dal 2009, o di sostituirlo.

Nonostante questo preoccupante quadro sui fronti esterno e interno, gli israeliani, già abbastanza disillusi dalla politica e richiamati alle urne dopo soli due anni perché Netanyahu non ne poteva più delle liti all'interno del governo, durante la campagna hanno sentito parlare soprattutto delle spese "folli" per le pulizie e per i gelati al pistacchio del primo ministro. Parte della stampa si è scatenata contro la signora Netanyahu, Sara, sospettata di aver intascato del denaro pubblico con la restituzione delle bottiglie vuote raccolte nella residenza del premier, suo marito, a Gerusalemme.

Per quanto possa sembra strano, secondo gli analisti, queste stravaganze potrebbero in realtà aiutare Netanyahu: «non fanno che giocare a suo favore. L'elettorato di destra e quello indeciso le percepiscono coma una vendetta della sinistra» sostenuta dai media, afferma Emmanuel Navon, professore di relazioni internazionali.

Netanyahu sembra aver puntato sull'ironia. In un video riporta l'ordine in un asilo dove una bambina di nome Tzipi, allusione ad una delle sue avversarie più irriducibili, l'ex ministro Livni, è particolarmente agitata. In un secondo spot, diffuso dal suo partito, il Likud, Netanyahu fa da baby sitter - anzi, da «Bibi sitter», ai figli di una giovane coppia, prendendosi cura dei figli d'Israele come la sinistra non sarebbe, a suo dire, in grado di fare. Netanyahu nella clip attacca gli avversari politici: l'ex ministro Livni e Isaac Herzog, capo dell'opposizione di sinistra.

I sondaggi fino a questo momento danno il Likud di Netanyahu e l'Unione sionista, alleanza fra il Partito laburista di Herzog e il partito Hatnuah di Livni, ancora testa a testa attribuendo a ciascuno 25 seggi. Ma, grazie ad un sistema elettorale proporzionale, è il partito che potrà formare una coalizione e non quello che porterà a casa più seggi ad averla vinta. Netanyahu ha un leggero vantaggio, dicono i politologi, perchè a destra può godere di una maggior numero di potenziali alleati, ma le sorprese non sono escluse. Conteranno molto i risultati dei partiti ortodossi e della nuova formazione di centro-destra di Moshe Khalon, dissidente del Likud.

Nella campagna Herzog dice di essere stato costretto a rispondere all'ironia con l'ironia. «Il problema è che la situazione in Israele non è divertente. Un bambino su tre vive sotto la soglia della povertà. Le giovani coppie non hanno i soldi per pagarsi un appartamento. Fino a qualche mese fa, tutto il Paese era nei rifugi. Tutto questo non è divertente», afferma, riferendosi alla guerra di Gaza.

Denis Charbit, professore di scienze politiche, vede in questo «la differenza fra una destra che indossa i guanti da box e un avversario che tenta di schivarla e di non essere troppo presente sul ring», per il timore di alienarsi l'elettorato di destra. Con gli ultimi avvenimenti, come gli scontri alla frontiera di Israele, gli attentati antiebraici in Europa, i negoziati sul nucleare iraniano e anche la sua gestione interna «è Netanyahu che detta l'agenda quotidiana», dice l'esperto. Gli hanno permesso perfino di dire che era stato alla marcia contro il terrorismo a Parigi a gennaio in «rappresentanza dell'intero popolo ebraico». Non è del tutto chiara questa apparente mancanza «di combattività da parte di Herzog - sottolinea l'esperto - quando è opinione comune che Israele ha bisogno di un uomo forte».