3 agosto 2020
Aggiornato 16:00
Respinte accuse al Qatar, additato di favorire il terrorismo

La Libia spacca il fronte arabo: monarchie del Golfo contro il Cairo

Le monarchie del Golfo hanno espresso oggi il loro sostegno al Qatar, che ha deciso di richiamare il suo ambasciatore in Egitto, Paese che ha accusato Doha di «sostenere il terrorismo» durante una riunione della Lega araba sui raid aerei del Cairo contro postazioni dell'Isis in Libia.

IL CAIRO - Mentre l'ONU prende tempo e auspica una soluzione diplomatica del conflitto, la crisi in Libia spacca il fronte arabo. Le monarchie del Golfo hanno espresso oggi il loro sostegno al Qatar, che ha deciso di richiamare il suo ambasciatore in Egitto, Paese che ha accusato Doha di «sostenere il terrorismo» durante una riunione della Lega araba sui raid aerei del Cairo contro postazioni dell'Isis in Libia.

Avanzando riserve su un progetto di risoluzione araba che sostiene «il diritto dell'Egitto alla legittima autodifesa e a condurre raid contro organizzazioni terroristiche», «il Qatar ha rivelato il suo sostegno al terrorismo», aveva spiegato il delegato egiziano presso la Lega araba, Tarek Adel, aprendo la crisi diplomatica. Una dichiarazione ritenuta inaccettabile da Doha, che questa mattina ha richiamato il suo rappresentante diplomatico per «consultazioni».

Immediata, è arrivata la presa di posizione del Consiglio della cooperazione del Golfo. Il suo direttore generale Abdellatif al Zayani, in un comunicato, si è schierato dalla parte dei qatarioti ed ha «respinto le dichiarazioni del delegato egiziano presso la Lega araba con cui si accusa il Qatar di sostenere il terrorismo». «Queste accuse sono infondate e sbagliate. Ignorano gli sforzi sinceri compiuti dal Qatar nella lotta contro il terrorismo e l'estremismo», ha commentato. Le dichiarazioni egiziane, ha insistito al Zayani, «non contribuiscono a rafforzare la solidarietà araba in un momento in cui i nostri Paesi stanno affrontando enormi sfide che minacciano la loro sicurezza, stabilità e sovranità».

POLEMICHE SUI RAID EGIZIANI - Doha, questa mattina, aveva confermato di avere espresso delle riserve sull'approvazione dei raid egiziani in Libia, sottolineando la necessità di «consultazioni prima di qualsiasi azione militare unilaterale contro un altro Stato membro» dell'organizzazione panaraba. Dalla parte del Cairo si è schierato invece il premier libico Abdullah Al-Thani, riconosciuto dalla comunità internazionale. In un'intervista concessa al quotidiano panarabo Asharq al-Awsat, al-Thani ha avvertito che i jihadisti dell'Isis «avanzano ogni giorno e conquistano nuove zone» in Libia. La bandiera nera del califfato starebbe già sventolando a «Tripoli, Sabratha, Sirte e Bin Jawad».

«L'affermarsi del terrorismo negli ultimi mesi rappresenta una minaccia reale alla sicurezza e alla stabilità della Libia», ha sottolineato il premier libico, riferendo quindi di un «pieno coordinamento» con le autorità egiziane per i raid aerei contro i jihadisti. Da parte sua, l'ambasciatore d'Egitto in Italia, Amr Mostafa Kamal Helmy, ai microfoni di Radio anch'io, ha affermato che «prima o poi il mondo capirà che, oltre a un'azione diplomatica» in Libia «c'è bisogno di un intervento militare per affrontare i gruppi terroristici». «Capiamo che c'è una minaccia, che bisogna dare una possibilità a una soluzione politica ma che occorre pensare a un piano B», ha aggiunto il diplomatico egiziano.