22 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Terrorismo islamico

Anche al Qaida deve fare i conti con le proteste popolari

E' quanto sta succedendo, e per la prima volta, in diversi villaggi della provincia di Idlib nel Nord Ovest della Siria «governati» dal Fronte al Nusra, che poi è semplicemente la filiale ufficiale nel Paese arabo del network del terrore mondiale al Qaida.

DAMASCO - Anche al Qaida deve fare i conti con le proteste popolari nelle zone sotto il suo controllo. E' quanto sta succedendo, e per la prima volta, in diversi villaggi della provincia di Idlib nel Nord Ovest della Siria «governati» dal Fronte al Nusra, che poi è semplicemente la filiale ufficiale nel Paese arabo del network del terrore mondiale al Qaida.

Stamane il quotidiano panarabo «al Quds al Arabi» fa luce sulla situazione in quella provincia, riportando i racconti di attivisti locali che parlano di diverse manifestazioni di protesta «dispersi con la forza» dai jihadisti.

«Al Nusra - afferma il giornalista siriano Hazem Dakil - cerca di imporre indumenti secondo la shariya e proibisce le scuole miste, oltre ad arrestare chiunque la pensa in maniera diversa da loro». La protesta è scattata «due giorni fa» nel villaggio di Salqin, nella zona di Harem, dove «una folla di centinaia di persone» ha chiesto che i jihadisti di al Qaida se ne vadano. Questo, dopo che un militante dell'organizzazione aveva picchiato una ragazza «per non aver indossato vestiti consoni alla Shariya» islamica.

Le proteste però sono scoppiate anche in altre località dove il Fronte al Nusra ha imposto la chiusura di tutti i luoghi di svago, come i locali di video giochi o le sale da biliardo. Ieri, nel villaggio di Josiph ad Est delle alture di al Zawiya, una folla ha marciato per le strade per protestare contro la decisione dei qaidisti di impedire l'installazione di un impianto di trasmissione di una nota radio locale «Rozanah». Alcuni manifestanti sono arrivati addirittura a lanciare pietre contro i jihadisti, che hanno risposto con il fuoco, uccidendo un giovane e ferendone altri 6, comprese alcune ragazze. Un centinaio gli arresti, denuncia il giornalista della radio, Abdul Razzaq Fadel.

«Il Fronte al Nusra ha lasciato da parte le questioni fondamentali come servizi ed aiuti umanitari dedicandosi a fatti secondari, per imporre le sue convinzioni ai cittadini», afferma l'attivista Abdel Qader Dohun, il quale ha spiegato che l'effetto è stato esattamente il contrario: «tale condotta ha provocato una rabbia popolare, cambiando le convinzioni della gente riguardo il Fronte».

Che queste prime proteste stiano lasciando il segno lo dimostra una serie di misure intraprese dal «Consiglio dello Shura» («La Consulta»; ovvero la massima autorità legislativa dell'organizzazione islamista) per tentare di far rientrare il malcontento della popolazione: «Divieto ai jihadisti di entrare nelle scuole e ordine di lasciare la gestione agli amministratori; Espulsione del militante che ha picchiato una ragazza a Salaqin; Istituzione di una ufficio reclami» per la cittadinanza; ed infine il Consiglio dello Shura ha predisposto «la pubblicazione di una circolare riguardante il vestiario islamico secondo la Shariya».