18 gennaio 2020
Aggiornato 04:00
Politiche europee

I primi passi verso la «ultima chance»

Jean-Claude Juncker, capo del supremo organo del potere esecutivo dell’Ue, ha chiamato il suo team «commissione dell’ultima chance» intendendo il crescente numero delle sfide sociali e politiche che stanno di fronte all’Europa unita.

Jean-Claude Juncker, capo del supremo organo del potere esecutivo dell’Ue, ha chiamato il suo team «commissione dell’ultima chance» intendendo il crescente numero delle sfide sociali e politiche che stanno di fronte all’Europa unita.

Come è noto, a partire del 1 novembre di quest’anno la Commissione europea ha iniziato il periodo di 5 anni di svolgimento delle sue funzioni. Sono già risuonate alcune dichiarazioni del suo capo e di singoli commissari. Ma gli analisti in generale sono ancora contenuti nelle loro valutazioni.

«Dunque, ora bisogna rimboccare le maniche e cominciare a lavorare», cita il giornale online svizzero Fricktal24.ch le parole pronunciate da Juncker in occasione dell’inizio ufficiale dell’attività della Eurocommissione. Fa eco al giornale svizzero l’austriaco Der Standard nel commento intitolato «Commissione di Juncker: senza un periodo di prova». Ed infatti, stando agli analisti, i problemi affrontati dall’Europa richiedono la soluzione già oggi.

Ciò vale in particolare per la regolazione del conflitto scoppiato negli ultimi giorni tra Ue e Gran Bretagna a causa del rifiuto di Londra di pagare in via supplementare all’erario europeo 2,1 miliardi di euro. Il motivo di questo pagamento supplementare è il più dinamico, secondo le stime di Bruxelles, sviluppo dell’economia britannica. A prescindere dalla valutazione della legittimità di tale richiesta, bisogna dire che non si tratta semplicemente del rifiuto di David Cameron di «rilasciare l’assegno» ma del trasferimento della controversia sul piano delle decisioni politiche. La cancelliera tedesca Angela Merkel, che non sostiene neanche la politica migratoria di Londra, ha dichiarato senza mezzi termini che non insisterà sull’ulteriore presenza della Gran Bretagna nella composizione dell’Europa unita.

A ciò va aggiunto che le polemiche con Londra si svolgono quando, in questi giorni, la Eurocommissione ha reso di pubblico dominio le tristi previsioni della crescita economica dei paesi della eurozona per questo e i successivi anni. Gli esperti della commissione hanno apportato correzioni agli indici previsti inizialmente abbassandoli. Così, secondo i loro calcoli, nel 2014 l’economia della eurozona crescerà del solo 0,8% invece dell’1,2% e nel 2015 dell’1,1% invece dell’1,7% previsto. Il risanamento può avvenire non prima del 2016. Appaiono più pessimistiche le previsioni dell’ascesa nei paesi locomotiva dell’Ue, ossia in Germania, Francia e Italia. Stando ai commentatori, lo scetticismo degli economisti è dovuto ai rischi geopolitici, come ad esempio la crisi in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente.

Per quanto riguarda la crisi ucraina, la stessa non solo contribuisce alla crescita dei timori degli investitori. In questo caso un colpo del tutto concreto viene inflitto all’economia europea dal boomerang delle sanzioni antirusse. È emblematica in questo contesto la dichiarazione fatta giorni fa dal cancelliere federale austriaco Werner Faymann citata, in particolare, dall’edizione tedesca Deutsche Wirtschafts Nachrichten. «Noi austriaci – ha detto il cancelliere – abbiamo sempre occupato una posizione diversa dando la priorità principale alle trattative e al dialogo politico. Faremo così anche in futuro».

A Bruxelles prendono per il momento il sopravvento le considerazioni dettate dal confrontation. Alla vigilia delle elezioni degli organi del potere delle autoproclamate repubbliche popolari di Lugansk e di Donetsk svoltesi nel sud-est dell’Ucraina il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha dichiarato che l’Ue non riconoscerà i risultati di queste elezioni. «Non parlo del rionoscimento automatico delle repubbliche autoproclamate, nessuno se lo aspetta adesso dall’Ue – citano le agenzie di informazione le parole di Vladimir Či¸ov, rappresentante permanente della Russia presso l’Ue. – Ma il fatto dell’espressione della volontà della popolazione di queste regioni dovrebbe, penso, essere riconosciuto come la manifestazione di proprio quei valori democratici per i quali si pronuncia l’Ue».

Vladislav Belov, capo del dipartimento dei paesi e delle regioni dell’Istituto di studi sull’Europa, ritiene:

Per quanto riguarda le sfere di responsabilità che competono alla Eurocommissione, non è il caso, probabilmente, di aspettarsi decisioni rivoluzionarie. Se parliamo invece del capo della Eurocommissione, allora Juncker rispetto a Barroso è una persona più esperta, che ha esperienza di direzione di strutture statali. Da Juncker si può probabilmente aspettarsi un approccio più ponderato verso la Russia, ma a livello personale. Nell’Ue in generale sono poco probabili cambiamenti qualitativi.

Stando ad alcuni commentatori, lo scongiuro di Barroso «Più Europa!» creava negli europei l’associazione con il divieto di usare a casa le tradizionali lampade ad incandescenza. Adesso – ha fatto notare sarcasticamente il portale web austriaco EU-Infothek – l’unico segno di vita della nuova composizione della commissione sullo sfondo delle numerose sfide globali all’Europa è diventata l’adozione della direttiva secondo cui nel menù di tutte le aziende di alimentazione – dai ristoranti alle trattorie – devono essere indicati tutti gli allergeni presenti nei piatti. In caso di mancata osservanza di questa direttiva ai proprietari saranno inflitte multe ingenti e, di conseguenza, avverrà una chiusura massiccia dei punti di alimentazione. «Bravo, Ue! – conclude il portale. – Le illusioni dei bonaccioni locali hanno di nuovo contribuito alla crescita della disoccupazione». Quali saranno gli ulteriori passi verso la «ultima chance»?