26 ottobre 2020
Aggiornato 10:30
Il papa impone il tetto dei 75 anni a vescovi e cardinali

Bergoglio manda in pensione la curia romana

Nuove disposizioni su consiglio dei cardinali del «C9». Il Papa invita a considerare l'episcopato un «servizio» e non un'onorificenza, e precisa che i vescovi sono «tenuti» a presentare le proprie dimissioni non oltre il settantacinquesimo anno d'età

CITTA' DEL VATICANO - Con un documento che entra in vigore con la pubblicazione questo pomeriggio sull'Osservatore Romano, Papa Francesco ha disposto nuove norme «sulla rinuncia dei vescovi diocesani e dei titolari di uffici di nomina pontificia», chiarendo che tutti i capi-dicastero della Curia romana, cardinali compresi, sono «tenuti» ad andare in pensione a 75 anni. Il Pontefice precisa che i vescovi che rinunciano al loro ufficio pastorale «decadono anche da qualunque altro ufficio a livello nazionale» e rafforzano il potere papale in merito al prepensionamento dei vescovi ai quali ora - nero su bianco - il Papa, «in alcune circostanze particolari» può «ritenere necessario chiedere» di «presentare la rinuncia all'ufficio pastorale, dopo avergli fatto conoscere i motivi di tale richiesta ed ascoltate attentamente le sue ragioni, in fraterno dialogo». Il Rescriptum ex audientia Ss.mi, diffuso oggi dalla sala stampa vaticana e preceduta da una nota di presentazione del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, spiega che Jorge Mario Bergoglio ha firmato le nuove disposizioni dopo aver preso in considerazione la normativa vigente presente in varie fonti del diritto vaticano e «accogliendo le raccomandazioni del Consiglio dei Cardinali che assistono il Santo Padre nella preparazione della riforma della Curia romana e nel governo della Chiesa», il cosiddetto «C9».

POSSIBILI DIMISSIONI FORZATE - Nella vigente costituzione apostolica Pastor Bonus, che regola l'organigramma della Curia romana, si legge che «compiuto il settantacinquesimo anno di età, i Cardinali preposti sono pregati di presentare le loro dimissioni al romano Pontefice, il quale, ponderata ogni cosa, procederà». Ora i cardinali capi-dicastero sono «tenuti» a presentare la rinuncia. La Ingravescentem Aetatem di Paolo VI non menzionava l'ipotesi di dimissioni forzate di un vescovo.

GRAVE PESO DEL SERVIZIO RICHIEDE ENERGIE - «Il grave peso del ministero ordinato, da intendersi come servizio (diakonia) al Popolo santo di Dio, richiede, a coloro che sono incaricati di svolgerlo, di impegnarvi tutte le proprie energie. In particolare, il ruolo di Vescovo, posto di fronte alle sfide della società moderna, rende necessari una grande competenza, abilità e doti umane e spirituali», si legge nel rescritto pubblicato oggi dal Vaticano.

NOVITA' IN SETTE ARTICOLI - Dopo aver riepilogato le fonti del diritto sulla rinuncia dei vescovi diocesani e dei titolari di uffici di nomina pontificia (i motu proprio Ecclesiae Sanctae e Ingravescentem Aetatem di Paolo VI, parzialmente recepiti dal diritto canonico, e la costituzione apostolica Pastor Bonus con la quale Giovanni Paolo II riorganizzò la Curia romana), Jorge Mario Bergoglio, «accogliendo le raccomandazioni» dei nove cardinali consiglieri dei cinque continenti, che lo stanno peraltro aiutando a riscrivere la stessa Pastor Bonus, ha stabilito le novità in sette articoli sintetici approvati nel corso di un'udienza al cardinale Pietro Parolin avvenuta lunedì scorso e che entrano in vigore con la pubblicazione sull'Osservatore Romano di questo pomeriggio. Il primo articolo si limita a ribadire la norma secondo la quale tutti i vescovi «sono invitati a presentare la rinuncia al loro ufficio pastorale al compimento dei settantacinque anni di età». L'articolo due precisa che «la rinuncia ai predetti uffici pastorali produce effetti soltanto dal momento in cui sia accettata da parte della legittima Autorità» e l'articolo tre precisa che «con l'accettazione della rinuncia ai predetti uffici, gli interessati decadono anche da qualunque altro ufficio a livello nazionale, conferito per un tempo determinato in ragione del suddetto incarico pastorale». Non si potrà più riproporre, ad esempio, il caso di mons. Robert Zollitsch, che rimase per pochi mesi presidente della Conferenza episcopale tedesca pur dopo essere andato in pensione da arcivescovo di Friburgo.

NON PIU' «PREGATI», MA «TENUTI» A DIMETTERSI - L'articolo quattro, dopo aver ricordato la norma dei vescovi che si dimettono anticipatamente «per infermità o altro grave motivo», sottolinea che «in tali casi i fedeli sono chiamati a manifestare solidarietà e comprensione per chi è stato loro Pastore, assistendolo puntualmente secondo le esigenze della carità e della giustizia» . L'articolo cinque, forse la novità più rilevante del documento, mette nero su bianco una prassi che si è verificata di recente, ad esempio, quando Papa Francesco ha rimosso il vescovo di Ciudad del Este in Paraguay Rogelio Ricardo Livieres (ma era accaduto più volte anche a Benedetto XVI): «In alcune circostanze particolari l'Autorità competente può ritenere necessario chiedere a un Vescovo di presentare la rinuncia all'ufficio pastorale, dopo avergli fatto conoscere i motivi di tale richiesta ed ascoltate attentamente le sue ragioni, in fraterno dialogo». Gli articoli sei e sette riguardano i dicasteri della Curia romana e, rispetto alla Pastor bonus, modifica significativamente la previsione relativa ai cardinali capi-dicastero e gli altri cardinali che svolgono uffici di nomina pontificia, che prima erano «pregati di presentare le loro dimissioni»  a 75 anni e ora sono «tenuti»  a presentarle. Le norme introdotte da Papa Francesco, ha sottolineato la sala stampa vaticana, rappresentano una «forte riproposizione delle norme già conosciute» e mettono in pratica l'invito di Papa Francesco a considerare l'episcopato come un «servizio»  e non una onorificenza.