28 febbraio 2020
Aggiornato 07:30
Il conflitto iracheno

Yazidi in mano ai jihadisti chiamano i parenti USA: salvateci

Nelle loro disperate richieste di aiuto, raccontano tutti gli stessi orrori: famiglie in fuga a piedi catturate dai jihadisti a bordo di camioncini e macchine; uomini trascinati via sotto la minaccia delle armi e mai più rivisti, giovani donne non sposate minacciate di essere date in spose ai combattenti dell'Is, alcune di loro portate via e stuprate, e poi vendute al principale mercato di Mosul.

BAGHDAD - Sono centinaia, se non migliaia, gli iracheni della minoranza yazida fatti prigionieri dai jihadisti dello Stato islamico (Is) nel nord dell'Iraq e alcuni di loro, muniti di telefono cellulare, sono riusciti a contattare i parenti in Iraq e negli Stati Uniti per chiedere aiuto, raccontando di essere tenuti in prigioni, scuole e moschee.

Nelle loro disperate richieste di aiuto, raccontano tutti gli stessi orrori: famiglie in fuga a piedi catturate dai jihadisti a bordo di camioncini e macchine; uomini trascinati via sotto la minaccia delle armi e mai più rivisti, giovani donne non sposate minacciate di essere date in spose ai combattenti dell'Is, alcune di loro portate via e stuprate, e poi vendute al principale mercato di Mosul.

Le donne sposate non sanno invece cosa ne sarà di loro e dei loro figli, ma temono anche loro di essere vendute come schiave. «Mia sorella e i suoi figli sono terrorizzati», ha raccontato al Daily Beast lo yazida iracheno Faisal Fhaqooli, che vive a Lincoln, in Nebraska. La sorella è riuscita a nascondere il cellulare quando, insiene ad altre centinaia di persone, è stata catturata mentre era in fuga dalla zona di Sinjar. La donna ha raccontato di essere stata portata, insieme ai figli, in una prigione di Mosul; quindi, martedì scorso, di essere stata trasferita in una scuola in una città situata nelle vicinanze. Secondo la donna, con lei ci sarebbero circa 1.000 donne e bambini.

Il sito americano ha precisato di non poter verificare la notizia, ma ha sottolineato che il racconto della donna corrisponde ad altre testimonianze rese dagli yazidi in fuga così come alla dichiarazione resa da un comandante dell'Is alla Cnn, secondo cui le sue forze catturano le famiglie, uccidendo gli uomini e prendendo prigionieri donne e bambini.

Fonti Usa interpellate dal Daily Beast sugli yazidi tenuti in ostaggio dai jihadisti hanno sottolineando che spetta alle forze irachene e curde cercare di riconquistare il territorio oggi in mano all'Is e liberare quindi i civili.

La giornalista curda Narin Shamo ha raccontato di essere in contatto con una donna tenuta nella prigione di Mosul, così come con altre che si trovano nella stessa città del nord dell'Iraq dove è detenuta la sorella di Fhaqooli. La giornalista ha riferito di aver raccolto racconti simili sulle minacce alle donne di essere date in spose ai miliziani e di aver saputo di donne vittime di stupri di massa poi riportate in cella. Shamo sta cercando di compilare una lista con i nomi degli yazidi catturati, indicando la località dove sarebbero detenuti, con l'intento di consegnarla alle autorità irachene e americane con la speranza che possano trarli in salvo.

Anche un attivista yazida con sede in Germania, Raid Abo, ha detto al Daily Beast di aver raccolto notizie su 70-100 famiglie catturate e rinchiuse nello stesso luogo della sorella di Fhaqooli.