21 novembre 2019
Aggiornato 04:30
Relazioni internazionali

Lo Zio Sam punta il mirino sull'Asia Centrale

Gli Usa intendono far uscire l’Asia Centrale dall’orbita dell’integrazione eurasiatica. Subita la sconfitta in Crimea, Washington tenterà di fare il «suo gioco». Nisha Biswal, assistente del Segretario di Stato Usa, sta conducendo i negoziati in Kazahhstan e in Kirghisia dove sarà formulata l’agenda americana

Gli Usa intendono far uscire l’Asia Centrale dall’orbita dell’integrazione eurasiatica. Subita la sconfitta in Crimea, Washington tenterà di fare il «suo gioco» nella regione centroasiatica. Nisha Biswal, assistente del Segretario di Stato Usa, sta conducendo i negoziati in Kazahhstan e in Kirghisia dove sarà formulata l’agenda americana e saranno proposte delle attraenti condizioni di cooperazione con gli USA.

L’Asia Centrale diventa, in modo sempre più evidente, zona di interessi particolari. Le autorità americane stanno facendo passi consueti per poter restare in Kirghisia ed avviare la cooperazione con il Tagikistan sullo sfondo del ritiro delle truppe dall’Afganistan. In particolare, alla fine del 2013 era divampata un’accesa polemica intorno all’ulteriore destino del Centro di trasporti di transito «Manas» in Kirghisia. Gli USA possono restarvi nonostante le relative intese in essere, anzi riorientarne l’attività per gli obiettivi tecnico-militari.

Richard Hoagland, portavoce del Dipartimento di Stato USA per l’Asia Centrale e Meridionale, ha avuto nel febbraio scorso a Dushanbe, un incontro con il Presidente del Tagikistan Emomali Rakhmon. Le Parti hanno discusso le prospettive degli investimenti americani nell’economia locale e la situazione in Afganistan dopo il ritiro delle forze della Nato da questo Paese. Washington conta sulla cooperazione militare. Ed ecco una nuova tournee regionale dell’alto funzionario americano. Il politologo Boris Mezhuev ha parlato del vettore asiatico della politica americana in un’accezione estensiva.

L’obiettivo principale è impedire la possibilità di qualsiasi alleanza tra la Cina e la Russia. Nel contesto del fatto che si sta delineando un’alleanza eurasiatica: l’India e l’Afganistan stanno dimostrando comprensione verso gli interessi russi, anzi li sostengono. L’Iran sarà nell’orbita degli interessi russi. Insomma, per gli USA c’è il pericolo di comparsa di una simile alleanza continentale se essa avrà interessi comuni. Perciò gli Usa possono incunearsi nei territori intermedi, compresi quelli turchi, che si trovano tra questi centri di forza – Uzbekistan, Kirghisia, Kazakhstan.

È noto che ai negoziati della Biswal con i dirigenti del Kazakhstan le questioni principali all’ordine del giorno saranno il coinvolgimento di Astana nella situazione in Afganistan e il progetto di trasporto del petrolio kazako verso Sud, ossia verso l’India. Gli esperti non escludono che ai negoziati di Bishkek l’accento principale sarà posto sui contatti con la società civica e l’opposizione e non con strutture ufficiali. Quali effetti sortiranno simili contatti lo si vede sull’esempio dell’Ucraina e del mondo arabo.

L’obiettivo indiretto della visita è quello di sondare gli umori di Astana alla vigilia della firma di un accordo sulla creazione dell’Unione Economica Eurasiatica, e gli interessi di Bishkek prima dell’ingresso in un’altra unione – quella Doganale, nella prospettiva di realizzazione dell’Unione Eurasiatica. Tanto più che il Kazahstan e la Kirghisia durante la votazione di risoluzione sull’integrità territoriale dell’Ucraina all’Assemblea Generale dell’ONU si sono astenuti, ossia non hanno sostenuto in modo attivo la Russia.

L’esperto russo Alexey Martynov ricorda che la seconda metà dello scorso e l’inizio dell’anno corrente sono stati contrassegnati da una serie di importanti vittorie geopolitiche della Russia:

A partire dall’impedimento di un’operazione in Siria e di una guerra regionale per finire con l’efficace svolgimento dei Giochi Olimpici e con i noti avvenimenti in Crimea. L’Occidente, in particolare, gli USA lo ritengono un'offesa personale nei loro confronti, una diretta sfida all’egemonia americana mondiale, una minaccia al mondo monopolare che è esistito negli ultimi 23 anni. In ragione di ciò stanno intensificando la loro attività lungo tutto il perimetro attorno alla Russia: in tutti i paesi che in precedenza facevano parte, come repubbliche federative, dell’Unione Sovietica.

Questo disegno serve a Barak Obama, il cui indice di gradimento è in forte discesa. Il presidente USA ha bisogno di riabilitarsi d’urgenza agli occhi dell’establishment e degli elettori, che stanno iniziando a considerarlo un «impotente politico». Di qui le nuove energiche iniziative degli USA nell’Asia Centrale, in Baltico, in Moldavia e in Georgia. Il loro obiettivo è chiaro e non presenta nulla di nuovo: allontanare massimamente dalla Russia questi stati e, promettendo dividendi di ogni sorta, compresi quelli poco reali, controllare la politica interna ed estera di questi paesi.