10 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

Il genocidio e la guerra di liberazione in Bangladesh

Il Bangladesh oggi è una nazione libera, ma ha dovuto pagare pesanti costi umani: sconta la sofferenza delle atrocità subite ancora oggi. L’analisi a cura di South Asia Democratic Forum

Il Bangladesh è una delle nazioni più danneggiate della storia dalle atrocità belliche, a tal punto che fino ad oggi non è stata in grado di guarire dal suo doloroso passato. Il genocidio del 1971 è infatti ancora fresco nella memoria del Bangladesh.

Oyvind Tonnesson ha detto: «La partizione dell'India nel 1947 ha portato a un processo che noi oggi probabilmente chiameremmo ‘pulizia etnica’. Centinaia di migliaia di persone sono state massacrate e milioni sono state costretti ad emigrare: musulmani dall'India al Pakistan, indù dal Pakistan all’India». Il processo però ha portato ad un nuovo problema: all’interno del Pakistan orientale, la minoranza etnica bengalese desiderava ottenere l’indipendenza, desiderio concretizzato dalla Lega Awami (corrente indipendentista all’interno della «Lega Popolare di Tutto il Pakistan» del 1955).

Il 22 febbraio 1971 il Pakistan occidentale decise di porre fine alle rivendicazioni bengalesi, a seguito delle elezioni del 1970 in cui la Lega Awami ottenne ben 167 su 313 seggi dell'Assemblea Pakistana. In quel frangente, a seguito dell’avvio della guerra di Liberazione bengalese, il presidente Yahya Khan ordinò di uccidere tre milioni di bengalesi, dando avvio al genocidio il 25 marzo. Nel giro di una settimana la maggior parte della popolazione della Dacca (attuale capitale del Bangladesh) era fuggita. Le persone che non potevano fuggire furono torturate e uccise: la sola Chittagong (attualmente la seconda città del Bangladesh per abitanti) perse tutta la sua popolazione. L’operazione venne chiamata Searchlight e fu, in poche parole, un’iniziativa militare con lo scopo di arginare ogni tentativo di ottenere una nazione separata bengalese. Tentò di tenere sotto controllo il movimento separatista nazionalista bengalese nel Pakistan orientale e venne vista dal Pakistan occidentale come un seguito dell’Operazione Blitz, che ebbe inizio nel 1970. I pakistani erano sbalorditi dalla resistenza dei bengalesi, perciò risposero con terrore e brutalità.

Perché il Bangladesh lottò per l’indipendenza?
Ci sono una serie di motivi per cui coloro che vivevano nel Pakistan orientale chiesero la separazione dal Pakistan Occidentale. Non c'era niente in comune tra le due parti del paese, separate in modo chiaro anche dalla conformazione geografica del territorio. Oltre alle differenze culturali e religiose, c’era anche una forte disparità economica. Il Pakistan inoltre avviò una distruzione deliberata e sistematica di gruppi socio-politici bengalesi, dopo aver tentato di imporre una sola religione in entrambe le parti del Pakistan e l’urdu come lingua comune.

La discriminazione sessuale
Il genocidio iniziò con una ‘discriminazione sessuale’: in una prima fase vennero presi di mira e uccisi i maschi giovani e abili, coloro che sarebbero stati idonei a costituire un forte esercito (una situazione simile a quella più recente in Baluchistan): corpi di giovani uomini dispersi vennero ritrovati in campi, fognature e fiumi.
La condizione delle donne naturalmente non fu migliore: le donne del Bengala vennero rapite, violentate, torturate e tenute prigioniere nei bordelli militari (tanto che si parla di «Ratto del Bangladesh»). Gli stupri di gruppo erano la normalità al tempo della guerra del 1971: alcune donne vennero violentate per più di 80 volte in una sola notte. La tredicenne Khadiga ha raccontato la sua storia in un’intervista effettuata da un fotoreporter: ha raccontato di essere stata rapita da una banda di soldati pakistani mentre andava a scuola a piedi con quattro altre ragazze e di essere stata messa insieme a loro in un bordello militare.
I dati sul numero di uccisioni e violenze non è ancora noto. Alcune autorità del Bangladesh hanno affermato che ben 3 milioni di persone sono state brutalmente uccise, e che 400.000 donne sono state atrocemente torturate durante la guerra. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, tra i genocidi della storia umana, lo sterminio del Bangladesh è quello in cui sono state uccise il maggior numero di persone nel più basso arco di tempo: una media di 6000-12 000 persone uccise ogni giorno.