24 luglio 2021
Aggiornato 17:00
Rapporto di Human Rights Watch

Nuove prove sulla morte Gheddafi

Lo ha affermato l'organizzazione Human Rights Watch nel suo rapporto «Morte di un dittatore: vendetta cruenta a Sirte» secondo cui l'ex rais sarebbe stato ucciso dopo la sua cattura da parte dei ribelli e non durante lo scontro a fuoco. A un anno dalla liberazione, problemi milizie e giustizia. Dagli USA aiuti per costituire una forza antiterrorismo

TRIPOLI - Nuove prove sulla morte di Muammar Gheddafi e sull'esecuzione di decine di sostenitori che facevano parte del suo convoglio bloccato dai ribelli a Sirte, sollevano ulteriori quesiti sulle circostanze della fine del leader libico. Lo ha affermato l'organizzazione Human Rights Watch nel suo rapporto «Morte di un dittatore: vendetta cruenta a Sirte» secondo cui l'ex rais sarebbe stato ucciso dopo la sua cattura da parte dei ribelli e non durante lo scontro a fuoco.
Il documento di 50 pagine presentato oggi esamina le ultime ore dell'ex rais libico e le circostanze della sua fine, di quella del figlio e dei componenti del suo convoglio, sulla base di testimonianze e immagini prese da telefoni portatili, il 20 ottobre 2011.
Secondo la versione delle autorità di transizione libiche, Gheddafi è stato ucciso nel corso di una sparatoria al momento della sua cattura, ma testimoni e media avevano affermato che il colonnello libico era stato ucciso dopo la cattura da parte dei ribelli.

A un anno dalla liberazione, problemi milizie e giustizia - A pochi giorni al primo anniversario della cattura e uccisione di Muammar Gheddafi, la nuova Libia ha organizzato le prime elezioni libere ma l'incapacità del nuovo governo di garantire la sicurezza e la proliferazione delle milizie ritardano la costruzione di istituzioni efficienti.
La fine della dittatura - festeggiata il 23 ottobre, anniversario della liberazione del Paese, piuttosto che il 20, data in cui venne catturato e ucciso Gheddafi - ha infatti riportato alla luce i confitti tribali e regionali rimasti sopiti durante i quarant'anni del regime.
L'economia, paradossalmente, non costituisce invece un problema: la rapida ripresa della produzione petrolifera - che ha praticamente già raggiunto il livello precedente al conflitto - ha permesso a Tripoli di disporre per il 2012 di un bilancio pari a 56 miliardi di dollari, il più elevato della sua storia.
Secondo fonti dei servizi segreti libici sono state adottate della «precauzioni» per impedire qualsiasi attentato da parte dei sostenitori del passato regime; il rischio principale tuttavia sembra essere l'emergere di gruppi islamici estremisti, come quelli responsabili dell'attentato contro il consolato statunitense di Bengasi.

Dagli USA aiuti per costituire una forza antiterrorismo - Il Pentagono e il Dipartimento di Stato hanno intensificato gli sforzi per aiutare il governo libico a creare una forza d'elite per combattere gli estremisti islamici. Lo rivela oggi il New York Times, citando documenti interni dell'amministrazione Usa.
Già prima dell'attacco al consolato Usa di Bengasi dell'11 settembre scorso, costato la vita all'ambasciatore americano Christopher Stevens, era stato avviato il programma per costituire questa nuova unità, ma il lavoro è stato ora accelerato per consentire al governo di Tripoli di contrastare con maggiore efficacia i gruppi terroristici.
Lo scorso mese l'amministrazione Obama ha ottenuto dal Congresso il via libera per impiegare circa otto milioni di dollari, inizialmente destinati al finanziamento della lotta al terrorismo in Pakistan, nella costituzione della nuova unità d'elite dell'esercito libico, che sarà composta da 500 uomini che saranno addestrati dalle forze speciali Usa.