10 agosto 2020
Aggiornato 14:00
La convention democratica di Charlotte

Obama candidato ufficiale dei democratici: Gerusalemme è capitale di Israele

Barack Obama è arrivato a Charlotte nel giorno in cui alla convention l'ospite d'onore era Bill Clinton. Al termine del suo discorso, per sancire l'alleanza e il rapporto privilegiato con l'ex presidente, Obama è salito a sorpresa sul palco, per stringere la mano al suo predecessore, mentre gli applausi e le urla di incitamento facevano esplodere il palazzetto

CHARLOTTE - Barack Obama è arrivato a Charlotte nel giorno in cui alla convention l'ospite d'onore era Bill Clinton. Al termine del suo discorso, per sancire l'alleanza e il rapporto privilegiato con l'ex presidente, Obama è salito a sorpresa sul palco, per stringere la mano al suo predecessore, mentre gli applausi e le urla di incitamento facevano esplodere il palazzetto. Poi è arrivato il momento della nomination ufficiale ed è iniziata la «roll call», la procedura con cui i rappresentanti di ogni stato, uno alla volta, pronunciano un breve discorso e assegnano i delegati al candidato. Obama correva senza concorrenti, per arrivare alla fatidica soglia dei 2.777 delegati necessari per ottenere la nomination è bastato arrivare all'Ohio e ai suoi 191 voti (poco prima, i rappresentanti del Mississippi, 45 delegati a disposizione, hanno passato la palla per consentire il superamento della soglia).

La convention era iniziata alle 17 (le 23 in Italia), non senza una certa confusione. I delegati hanno votato per emendare la «party platform», il documento che delinea la linea del partito per i prossimi quattro anni. E' stato introdotto il riferimento a Gerusalemme come capitale di Israele, una questione spinosa e una modifica che «è stata introdotta per volontà del presidente Obama», come hanno detto gli addetti della sua campagna elettorale. Non è stato però un voto tranquillo: condotto per acclamazione, è stato ripetuto tre volte e l'esito è stato accolto da un mix di applausi e cori di protesta.

Il cambio di rotta voleva mettere a tacere le critiche di alcune organizzazioni ebraiche e dei repubblicani, che accusano Obama di prendere le distanze da un alleato cruciale. Al candidato repubblicano Mitt Romney non è bastata la modifica: «ho sempre detto che Gerusalemme è la capitale di Israele, ora anche Obama deve dirlo personalmente in modo inequivocabile», ha precisato in una nota diffusa dal suo portavoce.

Al di là della piattaforma di partito, la serata ha avuto come perno l'economia, la creazione di posti di lavoro e gli sforzi fatti da Obama per rimettere il Paese in carreggiata. Lo ha detto il leader di minoranza democratica alla Camera Nancy Pelosi - «con Obama siamo passati dal perdere 800.000 posti di lavoro al mese all'aggiungere 4,5 posti nel settore privato negli ultimi 29 mesi», - lo ha ribadito il numero uno del sindacato del settore auto United Auto Workers Bob King, sottolineando che «la via giusta non è sempre la via più popolare e facile, stare dalla parte del giusto quando è impopolare è la vera prova morale di carattere». E lo ha ribadito anche Elizabeth Warren: «Romney vuole polverizzare la riforma della finanza e alzare le tasse a persone che si tengono su con le unghie», ha detto colei che è stata presidente della commissione di supervisione del Troubled Asset Relief Program (Tarp), il maxipiano anti-crisi del 2008. Sono circolati alcuni estratti del suo discorso.

Ma soprattutto lo ha detto Bill Clinton, salito sul palco per un discorso accorato, diretto, senza sbavature. Il messaggio dei repubblicani a Tampa è stato chiaro, ha detto l'ex presidente, «gli abbiamo lasciato un caos totale, non ha ancora finito di rimettere le cose a posto, mandiamolo a casa e rimettiamoci al suo posto», ma Obama «ha ereditato un'economia profondamente danneggiata, ha messo una rete sotto la caduta libera, ha dato inizio alla lunga via per la ripresa e ha gettato le fondamenta di un'economia più moderna, meglio bilanciata che produrrà milioni di posti di lavoro, aziende solide e nuova ricchezza per chi innova».

Ora la palla passa a Obama, che oggi accetterà la nomination. Avrebbe dovuto parlare davanti a 74.000 persone al Bank of America Stadium, all'aperto, ma il maltempo previsto per la serata ha convinto gli organizzatori a non rischiare e a spostare tutto all'interno della Time Warner Cable Arena, il palazzetto dove si sono svolti i primi due giorni di convention. I repubblicani non hanno mancato di accusare il presidente di avere spostato il discorso perché non sarebbe riuscito a riempire lo stadio, ma il suo staff ha prontamente ribattuto: «il presidente ci è rimasto male, voleva replicare l'ambientazione del 2008 a Denver, quando ha parlato davanti a 84.000 persone».