18 gennaio 2020
Aggiornato 03:30
Migliaia di lavoratori hanno scioperato nelle ultime settimane

Rallenta la crescita, Pechino si prepara a tensioni sociali

Le Province cinesi invitate a mettere a punto un «sistema di gestione sociale». Pechino: crescita a rischio per la contrazione mondiale. La Cina ha annunciato giovedì scorso il primo calo della sua produzione manifatturiera degli ultimi due anni e mezzo

PECHINO - La Cina deve mettere a punto «un sistema di gestione sociale» per far fronte alle crescenti tensioni nel Paese. E' quanto ha dichiarato un alto responsabile del partito comunista, invitando le province del Paese a tenersi pronte di fronte «all'impatto negativo» del rallentamento della crescita.

Migliaia di lavoratori hanno scioperato nelle ultime settimane nel polo manifatturiero ed esportatore della Cina, nel sud del Paese, protestando contro licenziamenti e riduzioni salariali legate al calo della domanda proveniente dai Paesi occidentali, in particolare dall'Europa. La crescita del Prodotto interno lordo (Pil) cinese, che ha toccato il il 10,4% nel 2010, si è attestata al 9,7% nel primo trimestre, quindi al 9,5% nel secondo e al 9,1% nel terzo.

Le autorità devono migliorare la loro «gestione sociale» - Zhou Yongkang, membro del comitato permanente dell'Ufficio politico che riunisce i nove più alti dirigenti cinesi, ha dichiarato venerdì scorso, davanti ai funzionari delle province del nord della Cina, che le autorità devono migliorare la loro «gestione sociale». «A fronte dell'impatto negativo dell'economia di mercato, noi non abbiamo organizzato un sistema completo di gestione sociale - ha detto Zhou, citato dall'agenzia ufficiale Xinhua - è urgente costruire un sistema di gestione sociale dalle caratteristiche cinesi che sia adatto alla nostra economia socialista di mercato».
Malgrado la censura, i microblog hanno rilanciato nelle ultime settimane le notizie su diversi conflitti sociali emersi nel Paese, sfociati a volte in scontri con la polizia.

Pechino: crescita a rischio per la contrazione mondiale - Il rallentamento economico mondiale minaccia le esportazioni cinesi, motore della crescita della seconda economia mondiale. L'allarme è stato lanciato del vicepremier cinese, Wang Qishan, e dal ministro del Commercio Chen Deming.
«La situazione grave e complessa dell'economia mondiale si tradurrà inevitabilmente in una domanda mondiale insufficiente», ha detto il vicepremier nel corso di una visita effettuata lo scorso fine settimana nella provincia nord-orientale di Liaoning. Wang ha quindi invitato le imprese a rafforzare la loro competitività, promettendo in futuro sgravi fiscali alle aziende dell'export. Anche il ministro del Commercio ha evidenziato le ripercussioni del rallentamento mondiale sulla crescita cinese: «A causa della contrazione dell'economia internazionale e del mercato internazionale, la crescita economica della Cina l'anno prossimo potrebbe subire un limitato rallentamento».

La Cina ha annunciato giovedì scorso il primo calo della sua produzione manifatturiera degli ultimi due anni e mezzo, all'indomani della decisione della Banca centrale di ridurre le riserve obbligatorie prudenziali a carico della banche commerciali. Un mossa che implica una facilitazione dell'erogazione di credito a imprese e famiglie, e che segna un'inversione di rotta rispetto alle manovre di inasprimento che Pechino stava portando avanti fino a solo poche settimane fa.
A ottobre, le esportazioni cinesi verso l'Unione europea sono state pari a 28,74 miliardi di dollari, contro i 31,61 miliardi di settembre. Diminuite anche quelle verso gli Stati Uniti, pari a 28,6 miliardi di dollari contro i 30,11 miliardi di dollari di settembre.