29 gennaio 2022
Aggiornato 04:30
L'esercito egiziano «non desidera il potere»

Egitto: l'esercito è «pronto a lasciare», ma la protesta continua

Nuovo Governo di unità, elezioni politiche confermate il 28 novembre. Violenze e caos anche ad Alessandria. Terzi: Governo militare mosso da intenzioni sincere. Donald Trump: E' un colpo di stato, era meglio Mubarak

IL CAIRO - L'esercito egiziano «non desidera il potere» ed è anzi pronto ad abbandonarlo anche immediatamente attraverso un referendum: l'inatteso impegno del responsabile del Consiglio Supremo delle Forze Armate, maresciallo Hussein al Tantawi, non ha però convinto i dimostranti di piazza Tahrir che anche dopo il suo discorso televisivo hanno continuato ad invocarne le dimissioni.
«L'esercito non desidera il potere e pone gli interessi del popolo al di sopra di ogni altra considerazione: è anzi pronto a trasferire immediatamente le proprie responsabilità attraverso un referendum, se il popolo lo vuole», ha spiegato Al Tantawi in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato nel quale ha anche annunciato formalmente le dimissioni del governo del premier Essam Sharaf e confermato che le elezioni politiche si terranno il 28 novembre come previsto e quelle presidenziali entro la fine del prossimo giugno.

Le violenze tra Polizia e dimostranti continuano - Il discorso del Maresciallo è stato accolto con applausi dalle migliaia di manifestanti che si sono radunati in piazza Tahrir al Cairo per protestare contro la permanenza dell'esercito al potere: tuttavia non sono cessate le richieste di dimissioni dei dimostranti all'indirizzo di Al Tantawi. «Non possiamo credere a ciò che dice; la palla è stata nel campo del Consiglio militare da mesi e non hanno fatto niente», ha detto Ibtissam al-Hamalawy, un manifestante di 50 anni accompagnato in piazza dalla figlia. E secondo le testimonianze raccolte da inviati internazionali sul posto, nelle strade vicino alla piazza Tahrir, ma anche in luoghi molto distanti della capitale, le violenze fra polizia e dimostranti continuano.

Violenze e caos anche ad Alessandria - Violenze e caos anche ad Alessandria, seconda città egiziana e grande porto sul Mediterraneo, dove la Bbc ha riferito di scontri davanti al direttorato per la sicurezza, dove secondo i media statali egiziani circa 1000 manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze di sicurezza che ha risposto con gas lacrimogeni.
In precedenza oggi i Fratelli Musulmani egiziani, che hanno partecipato a un vertice fra i generali e i principali partiti politici, avevano reso noto che le forze armate avrebbero formato un governo di unità nazionale, ritirando inoltre i militari dispiegati nella piazza Tahrir; il compito dei soldati verrebbe limitato alla protezione degli edifici pubblici mentre le famiglie delle vittime dei disordini riceverebbero un indennizzo. I responsabili delle morti verrebbero invece processati.

Ancora nessun dettaglio invece su chi guiderà il nuovo esecutivo: secondo fonti militari il Consiglio sta valutando la possibilità di nominare l'ex Direttore generale dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), Mohammed ElBaradei; un altro possibile nome per la guida del governo sarebbe quello di Abdelmoinem Abul Fotuh, possibile candidato alle presidenziali ed ex membro dei Fratelli Musulmani.

Terzi: Governo militare mosso da intenzioni sincere - Le violenze di queste ore a piazza Tahrir sono «inaccettabili» e i responsabili «devono essere portati in giudizio», ma in generale «la dirigenza militare» post-Mubarak ha «l'intenzione, anche sincera, di essere un elemento positivo nella stabilizzazione» dell'Egitto. Lo ha sostenuto in un'intervista telefonica a SkyTg 24 il neo-ministro degli Esteri Giulio Terzi, oggi a Kuwait City per la riunione internazionale sulla primavera araba Forum for the Future.
In mattinata, Terzi aveva già sottolineato che «l'Italia rispetta il processo politico in atto in Egitto, ma al contempo si attende che esso sia improntato al pieno rispetto dei diritti umani e delle legittime aspettative democratiche del popolo egiziano».
Nell'intervista a Sky, il responsabile della Farnesina ha però voluto ricordare che «l'esercito è stato una parte molto positiva di tutta la prima fase di questo grande rivolgimento che ha attraversato il paese, e ha inteso essere un elemento di garanzia in un percorso che porti alla nuova Costituzione».
Tale percorso, ha fatto notare il diplomatico è tuttavia «molto lungo» e «non risponde alla fretta della popolazione, soprattutto di coloro che lamentano in modo così forte i mali del passato regime e che avrebbero la necessità di vederli risolti» rapidamente. Dunque, è stato il ragionamento di Terzi «le violenze sono assolutamente inaccettabili: i militari e gli ufficiali che ne sono stati responsabili devono essere portati in giudizio, così come deve avvenire per tutti gli altri paesi dove si verificano fenomeni analoghi». «Ma io credo - ha concluso il ministro - che la dirigenza militare abbia l'intenzione, anche sincera, di essere un elemento positivo nella stabilizzazione».

Donald Trump: E' un colpo di stato, era meglio Mubarak - «L'Egitto sta diventando terreno caldo per l'Islam radicale. L'attuale protesta è un altro tentativo di colpo di stato. Non avremmo mai dovuto abbandonare Mubarak». Così il magnate americano dell'edilizia ha commentato ieri sera su Twitter a proposito della caduta del presidente egiziano Honsi Mubarak e dei violenti scontri a piazza Tahir, al Cairo, contro l'autoritarismo dell'esercito.
Il messaggio, finora retwittato oltre 100 volte, ha scatenato in poche ore un polverone online. «Con tutto il rispetto, quello che sta succedendo adesso non ha nulla a che fare con il radicalismo islamico!», ha commentato pochi secondi dopo un utente di Twitter. E a seguire: «allora tu stai coi dittatori», «dovresti toglierti di mezzo, sei troppo acido!», «occupati degli affari tuoi, quando parli di Egitto cerca di capire cosa sta succedendo invece di attaccare l'Islam come un idiota». Qualcuno è arrivato a sostenere che, assieme a Mubarak, Trump si meriterebbe di finire dietro le barre.
L'imprenditore miliardario, nonché conduttore televisivo, che fino ad alcuni mesi fa aveva ambizioni presidenziali, appare quantomeno incerto nel formulare le sue idee in politica estera. A febbraio in un'intervista a Cnn aveva espresso un'opinione contraria a quella di ieri, manifestando poca simpatia per Mubarak. «Per il momento le cose stanno andando per il verso giusto», aveva detto Trump, «Mubarak ha proprietà incredibili in tutto il mondo. Verosimilmente si è impossessato di tenute per 50 o 70 miliardi di dollari. E' questo il leader che vogliono? Credo proprio di no».