29 gennaio 2022
Aggiornato 05:00
Dopo le annunciate dimissioni dell'Esecutivo

Egitto: caos sul Governo, i militari cercano una soluzione

La televisione egiziana, citando un portavoce militare, ha annunciato che i militari avrebbero rifiutato le dimissioni del governo. Giorno di proteste a piazza Tahrir, 33 morti. Analisti: Crisi più grave degli ultimi dieci mesi. Casa Bianca «molto preoccupata», chiede moderazione. ONU: Il Cairo garantisca il rispetto dei Diritti Umani

IL CAIRO - Il Consiglio supremo delle forze armate egiziane (Csfa) starebbe cercando un accordo per trovare un nuovo premier prima di accettare le dimissioni annunciate nel pomeriggio dal governo guidato da Essam Sharaf. Lo riporta il sito in inglese dell'emittente panaraba al Jazeera.
La situazione è caotica: la televisione egiziana, citando un portavoce militare, ha annunciato che i militari avrebbero rifiutato le dimissioni del governo, alla guida del Paese dal gennaio scorso. Secondo quanto riporta l'agenzia di Stato Mena, la decisione di dimettersi del governo Sharaf è stata adottata «viste le difficili circostanze che sta attraversando il Paese».
Giunte al terzo giorno consecutivo, le manifestazioni conto l'esercito al potere in Egitto sono costate la vita ad almeno 24 persone, secondo il bilancio ufficiale delle vittime; stando ad altre fonti i morti sarebbero almeno 33, mentre i feriti si contano a centinaia.

Giorno di proteste a piazza Tahrir, 33 morti - Giunte al terzo giorno consecutivo, le manifestazioni conto la permanenza dell'esercito al potere in Egitto sono costate la vita ad almeno 24 persone, secondo il bilancio ufficiale delle vittime; secondo altre fonti i morti sarebbero almeno 33, mentre i feriti si contano a centinaia.
Un manifestante è stato ucciso ad Alessandria, mentre altre 32 persone sono morte al Cairo, colpite dai proiettili sparati dalla polizia o asfissiati dai gas lacrimogeni usati dagli agenti.
Sulla piazza Tahrir gli scontri sono ancora in corso: la polizia spara lacrimogeni sui manifestanti che rispondono con il lancio di pietre. Le violenze avvengono a una settimana dall'inizio del processo elettorale, che si aprirà lunedì con il primo turno delle politiche: i manifestanti accusano l'esercito, alla guida del Paese dopo la caduta del presidente Hosni Mubarak, di voler mantenere indefinitamente il potere.

Analisti: Crisi più grave degli ultimi dieci mesi - «Questa è la crisi più grave degli ultimi dieci mesi, perchè riguarda direttamente i militari e il loro capo», il maresciallo Hussein Tantawi, ha osservato da parte sua Nevine Mossaad, professore di Scienze politiche all'Università del Cairo. Anche il politologo Mustafa Kamel Sayed ha detto che «il Consiglio militare si trova di fronte all'opposizione di tutte le forze che hanno partecipato alla rivoluzione». E diverse personalità, tra cui l'ex direttore dell'Aiea Mohamed ElBaradei, a una settimana dall'inizio delle elezioni legislative hanno rinnovato il loro appello alla formazione di un «governo di unità nazionale».
In risposta a queste critiche, Il Csfa ha ribadito il suo impegno a trasferire il potere a una autorità civile scelta democraticamente, una volta che sarà eletto il nuovo presidente, senza tuttavia precisare una data. «Le elezioni legislative programmate per la settimana prossima sono la prima tappa di questo processo», ha aggiunto l'esercito, lasciando intendere che un rinvio delle elezioni non è all'ordine del giorno.
La presa del potere da parte dei militari era stata inizialmente accolta con favore della popolazione egiziana, riconoscendo ai militari il merito di aver mantenuto la loro promessa di non reprimere la rivolta contro Mubarak. L'esercito era stato considerato come il miglior garante di una democratizzazione ben ordinata. Ma quasi dieci mesi dopo, la luna di miele si è esaurita, a seguito dell'aggravarsi della crisi economica e della mancata attuazione delle riforme promesse.

Casa Bianca «molto preoccupata», chiede moderazione - La Casa Bianca si dice «molto preoccupata» per le violenze in Egitto e chiama «tutte le parti alla moderazione». Lo afferma una nota diffusa oggi dopo i nuovi scontri tra l'esercito e i manifestanti che chiedono un governo di civili in Egitto. Secondo la Casa Bianca le violenze non devono far rinviare le elezioni parlamentari previste per il 28 novembre. Si tratterebbe delle prime consultazioni popolari dopo la fine del regime trentennale di Hosni Mubarak.
Oggi anche il Pentagono, una voce importante poiché l'Egitto riceve ingenti aiuti militari dagli Usa, si è pronunciato contro le violenze. «Siamo preoccupati come tutti», ha detto il portavoce John Kirby, «e chiediamo a tutti di comportarsi con moderazione».

ONU: Il Cairo garantisca il rispetto dei Diritti Umani - Le autorità egiziane devono «garantire il rispetto dei diritti umani» della popolazione: lo ha dichiarato il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, esortando tutte le parti in causa a mantenere la calma per favorire delle elezioni «pacifiche e con alta partecipazione».
Le violenze tra polizia e manifestanti - costate la vita ad almeno 33 persone - sono scoppiate tre giorni fa e avvengono a una settimana dall'inizio del processo elettorale, che si aprirà lunedì con il primo turno delle politiche: i manifestanti accusano l'esercito, alla guida del Paese dopo la caduta del presidente Hosni Mubarak, di voler mantenere indefinitamente il potere.

Diplomatici egiziani condannano le violenze contro i manifestanti - Decine di diplomatici egiziani hanno condannato le violenze in corso da tre giorni fra manifestanti e agenti di polizia costati la vita ad almeno 33 persone, chiedendo «la fine immediata degli attacchi contro i dimostranti pacifici».
«Noi, un gruppo di diplomatici legati alla rivoluzione di gennaio cuore, anima e corpo, siamo oggi testimoni di un'aggressione contro la dignità del popolo», si legge in un comunicato firmato da 140 rappresentanti diplomatici, nel quale si chiede al Consiglio Supremo delle Forze armate - al potere dopo la caduta del presidente Hosni Mubarak - di organizzare le elezioni politiche nei tempi previsti e quelle presidenziali «al massimo entro il giugno del 2012».