15 luglio 2024
Aggiornato 17:00
Rifaat al Assad: «Il regime pronto a lasciare»

Siria, lo zio in esilio di Assad si candida a prenderne il posto

Attacchi alle ambasciate, Damasco presenta le sue scuse. Violenze a Daraa, 16 civili e 19 soldati uccisi. Lega Araba: Pronti all'invio di 500 osservatori ma solo con l'ok siriano. Intanto Ankara è pronta alla rottura definitiva con Assad. Juppé: L'intervento militare non è all'ordine del giorno

PARIGI - Lo zio del presidente siriano Bashar al Assad, Rifaat al Assad, in esilio a Parigi, si candida a guidare la Siria, affermando che «il regime è pronto a lasciare, ma vuole garanzie» sulla sicurezza del suo clan e del Paese.
Il fratello minore del presidente Hafez Al Assad, a lungo considerato come suo successore, ha assunto ieri, in un albergo di Parigi, la guida di un nuovo movimento di opposizione siriana, il Consiglio nazionale democratico, la cui leadership è formata principalmente da esponenti del suo partito, l'Alleanza nazionale democratica unita, e da ex membri del partito Baath.

«Il regime è pronto a lasciare» - «La soluzione sarebbe che i paesi arabi garantissero a (Bashar al Assad) la sua sicurezza, in modo che possa dimettersi ed essere sostituito con qualcuno che abbia appoggi finanziari e che garantisca la sopravvivenza del clan di Bashar dopo le sue dimissioni, qualcuno che deve essere della sua famiglia (...) io o un altro» , ha detto alla France presse e a Le Monde. Secondo Rifaat al Assad, in esilio tra Parigi e Londra dal 1984, «il regime è pronto a lasciare, ma vuole garanzie non soltanto per le persone del suo clan, ma anche che non scoppi una guerra civile dopo la sua uscita di scena» tra la minoranza alawita (sciita) al potere e la maggioranza sunnita.
Di fronte alle divisioni presenti in seno all'opposizione, al Consiglio di sicurezza dell'Onu e alla Lega araba «servirebbe un tipo di alleanza internazionale o araba (...) che possa trattare con il governo» e «fungere da garanzia per le concessioni che potrebbe fare il regime», ha aggiunto.

Attacchi alle ambasciate, Damasco presenta le sue scuse - Il ministro degli Esteri siriano Walid al Moallem ha presentato le scuse del suo Paese per gli attacchi compiuti contro le missioni diplomatiche. «Mi scuso a questo riguardo ed esprimo la speranza che questo non si ripeta. Siamo responsabili, conformemente al Trattato di Vienna, della sicurezza delle ambasciate e presento le mie scuse per ciò che è avvenuto», ha dichiarato al Moallem.

Violenze a Daraa, 16 civili e 19 soldati uccisi - Sedici civili e 19 membri delle forze del regime sono state uccise oggi nella regione di Daraa, nel sud della Siria, scossa da metà marzo da un movimento di contestazione senza precedenti, ha annunciato l'Osservatorio siriano dei diritti dell'Uomo.
Secondo questa Ong, con sede in Gran Bretagna, i sedici civili sono stati uccisi dalle forze di sicurezza in diverse località di Daraa, epicentro della contestazione contro il regime di Bashar al-Assad. Nel corso della giornata, almeno 19 uomini dell'esercito regolare sono caduti sotto il fuoco di presunti disertori sempre della regione di Daraa.

Lega Araba: invio 500 osservatori ma solo con l'ok di Damasco - La Lega Araba ha approvato l'invio di 500 osservatori - membri di organizzazioni per la difesa dei diritti umani, giornalisti e personale militare - in Siria: lo ha reso noto la stessa organizzazione panaraba, precisando tuttavia che la missione partirebbe solo con il via libera di Damasco.
La decisione è stata adottata dal Segretario generale della Lega, Nabil al-Arabi, due giorni prima del vertice ministeriale di Rabat nel quale verranno specificate le date e le condizioni per l'invio degli osservatori. Al-Arabi - che ha incontrato una delegazione dell'opposizione siriana - ha inoltre reso noto di aver ricevuto una lettera da Damasco nella quale il regime propone una riunione straordinaria della Lega per discutere la crisi siriana: la missiva sarà trasmessa ai Paesi membri, almeno 15 dei quali dovranno approvare il vertice perché questo possa svolgersi.
Sabato la Lega Araba aveva deciso di sospendere la Siria minacciando Damasco di sanzioni se non avesse applicato il piano di pace dell'organizzazione panaraba formalmente accettato dalle autorità siriane il 2 novembre scorso.

Ankara pronta alla rottura definitiva con Assad - L'attacco alle sedi diplomatiche turche in Siria di ieri è stato tradotto ad Ankara in un'autorizzazione a 'giocare in prima linea' nella crisi siriana. Per la seconda volta in meno di un mese ieri il ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, ha ricevuto i rappresentanti del Consiglio Nazionale Siriano (CNS), che rappresenta la maggior parte dell'opposizione al regime di Bashar Assad e che è frutto di una serie di riunioni su suolo turco, cominciate a Istanbul alla fine di agosto.
Il CNS ha chiesto al capo della diplomazia turca di avere yba rappresentanza diplomatica permanente in Turchia, cosa che per Ankara significherebbe un segno tangibile, probabilmente definitivo, della rottura con il regime guidato da Bashar al Assad, con cui Ankara fino a pochi mesi fa aveva rapporti idilliaci.
Nella mattinata nella capitale turca hanno preso corpo voci sempre più insistenti sull'intenzione di Ankara di interpellare la Lega Araba per formare una zona cuscinetto larga cinque chilometri al confine turco-siriano. La richiesta, secondo fonti del quotidiano Milliyet, potrebbe già essere inoltrata mercoledì 16 novembre a Rabat, dove i ministri degli Esteri della Lega araba converranno per il Forum Turchia-Paesi Arabi.
Intanto Ankara porta avanti la sua partita siriana. Oggi il ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoglu, che fu principali artefici del riavvicinamento fra Ankara e Damasco a partire dal 2005, ha parlato chiaro. «Coloro che in Medio Oriente non sono in pace con il loro popolo e non riescono a soddisfarlo se ne andranno» ha detto, con chiaro riferimento a Bashar Assad. «La Turchia - ha proseguito - non può restare semplice spettatrice quando vengono calpestati valori universali». La repressione delle proteste dell'opposizione è costata la vita ad oltre 3.500 persone, secondo il bilancio delle Nazioni Unite.

Mosca: Sbagliato sospendere Damasco dalla Lega Araba - La Russia ritiene che la decisione della Lega Araba di sospendere la Siria sia una mossa premeditata e sbagliata. «Crediamo sia sbagliato. E sembra una mossa premeditata. Chi ha preso la decisione ha perso un'occasione molto importante di rendere la situazione più trasparente» ha detto il ministro degli Esteri di Mosca Sergei Lavrov nel viaggio di ritorno alla capitale russa dalla vertice Apec di Honolulu. Lo riferisce Interfax.

Juppé: L'intervento militare non è all'ordine del giorno - «L'ipotesi di un intervento militare più o meno simile a quello in Libia non è all'ordine del giorno, né vogliamo che lo diventi»: lo ha affermato il ministro degli Esteri francese Alain Juppé, che ha invece accolto con favore la possibilità dell'invio in Siria di osservatori internazionali.
«Possiamo riflettere sulla maniera di proteggere la popolazione civile mediante l'intervento di osservatori, ad esempio delle Nazioni Unite: è una questione con cui siamo pronti a discutere con l'opposizione siriana e l'Onu», ha spiegato Juppé nella conferenza stampa tenuta dopo il vertice ministeriale di Bruxelles.

Abdallah di Giordania: Assad lasci il potere - Il presidente siriano Bashar al-Assad dovrebbe «lasciare il potere e assicurarsi che il suo successore sia in grado di cambiare lo status quo al quale stiamo assistendo» in Siria: lo ha affermato il monarca giordano Abdallah II, intervistato dalla Bbc.

Conferenza islamica: Rischio internazionalizzazione della crisi - L'Organizzazione della Conferenza islamica (Oci) ha avvertito la Siria del rischio di una internazionalizzazione della crisi se il regime di Damasco non porrà fine alla violenta repressione anti-governativa: lo ha affermato il Segretario generale dell'Oci, Ekmeleddin Ihasnoglu.
Una tale eventualità «non sarebbe nell'interesse di nessuno e avrebbe delle conseguenze pericolose per la sicurezza della Siria e di altri Paesi membri» dell'Organizzazione panislamica, alla quale aderiscono 57 Stati; Ihsanoglu ha inolre condannato gli assalti alla Ambasciate straniere a Damasco, ricordando alle autorità siriane come siano «responsabili della protezione» delle sedi diplomatiche.