19 luglio 2024
Aggiornato 01:00
Damasco: «Decisione illegittima»

Siria, la Lega araba sospende il regime di Assad

Colpevole di non aver fermato la sanguinosa repressione in corso da otto mesi contro le forze di opposizione. Obama: La decisione è una «tappa importante». L'UE: Regime di Assad sempre più isolato. Manifestanti pro-Assad saccheggiano l'ambasciata saudita. Putin: La Libia è stata una tragedia, non ripetiamola

DAMASCO - Dura presa di posizione della Lega araba, che ha deciso oggi di sospendere la Siria, imponendo sanzioni al regime di Bashar al Assad, colpevole di non aver fermato la sanguinosa repressione in corso da otto mesi contro le forze di opposizione. L'organizzazione panaraba con sede al Cairo ha chiesto ai paesi membri di richiamare i loro ambasciatori a Damasco, e ha rinnovato il suo appello al regime siriano dimettere fine alle violenze, che hanno fatto finora oltre 3.500 morti secondo un bilancio delle Nazioni Unite.

Immediata la reazione della Siria. L'ambasciatore siriano presso la Lega araba, Youssef Ahmad, ha detto che la sospensione decisa oggi è «illegale e contraria al trattato» dell'organizzazione. Questa è una decisione che «mette fine all'azione araba comune, e prova che l'amministrazione (della Lega) segue un programma scritto dagli americani e dagli occidentali», ha affermato Ahmad alla tv di stato siriana.
La Lega araba aveva chiesto al regime di Bashar al Assad di mettere fine alle violenze, liberare i detenuti arrestati durante la repressione, ritirare le forze di sicurezza dalle strade, e avviare un dialogo con i gruppi di opposizione che hanno dato vita alla ribellione. Damasco ha accettato queste proposte, ma ha continuato a reprimere la manifestazioni di dissenso, in particolare nella città di Homs. Secondo quanto riferiscono attivisti per i diritti umani, citati dalla BBC, oggi sono stati uccise 12 persone.

Obama: La decisione è una «tappa importante» - Il presidente americano Barack Obama ha accolto con favore la decisione presa oggi dalla Lega araba di sospendere la Siria dall'organizzazione, sottolineando che si tratta di una «tappa importante» che «dimostra l'isolamento diplomatico crescente» del regime di Bashar al Assad.
In un comunicato, Obama ha salutato «l'iniziativa della Lega araba per mettere fine alla crisi» e attribuire al governo siriano la responsabilità della repressione delle manifestazioni delle forze di opposizione e della violazione dei diritti dell'uomo. «Applaudo le importanti decisioni prese della Lega araba oggi, tra cui la sospensione della Siria dall'organizzazione e lo studio di sanzioni economiche», ha dichiarato Obama. «Continueremo a lavorare con i nostri amici per fare pressioni sul regime di Assad e per sostenere il popolo siriano nel momento in cui chiede la dignità e la transizione democratica che merita», ha concluso il presidente.

L'UE appoggia la Lega araba: Regime di Assad sempre più isolato - L'Unione Europea ha assicurato il suo pieno appoggio alle decisioni della Lega araba, che ha annunciato oggi la sospensione della Siria e minacciato il regime di Bashar al Assad di sanzioni se continuerà la repressione violenta contro le forze di opposizione. «Appoggiamo pienamente le decisioni prese oggi della Lega araba, che mostrano l'isolamento crescente del regime siriano», ha dichiarato all'Afp un portavoce del capo della diplomazia dell'Unione Europea Catherine Ashton.
Oltre a sospendere la Siria, l'organizzazione panaraba con sede al Cairo ha chiesto anche ai paesi membri di richiamare i loro ambasciatori a Damasco, e ha rinnovato il suo appello al regime siriano di mettere fine alle violenze, che hanno fatto finora oltre 3.500 morti secondo un bilancio delle Nazioni Unite.

Il sostegno della Farnesina - Anche l'Italia ha espresso il suo sostegno alla decisione presa oggi dalla Lega araba di sospendere la Siria dall'organizzazione panaraba con sede al Cairo. «Le decisioni assunte oggi dalla Lega araba, insieme a quelle finora prese dall'Unione Europea e che l'Italia ha sostenuto attivamente sin dall'inizio - ha detto il portavoce della Farnesina Maurizio Massari - contribuiscono a consolidare la coesione internazionale e rendono più efficace la pressione sulle autorità siriane per porre fine alle repressioni violente ed avviare una transizione politica democratica».
«Auspichiamo che questa coesione possa ulteriormente allargarsi e aiutare a raggiungere un consenso anche all'interno del Consiglio d Sicurezza delle Nazioni Unite», ha aggiunto Massari, secondo quanto riporta un comunicato del ministero degli Esteri.

Manifestanti pro-Assad saccheggiano l'ambasciata saudita - Un gruppo di manifestanti pro-Assad ha attaccato e saccheggiato oggi l'ambasciata saudita a Damasco, in segno di protesta contro la decisione della Lega araba di sospendere la Siria. Lo ha riferito l'agenzia ufficiale saudita Spa. «In serata, dei manifestanti si sono introdotti nei locali della cancelleria, distruggendo le finestre e saccheggiando quello che c'era all'interno», ha indicato l'agenzia.
In serata, a Damasco, centinaia di manifestanti si sono riuniti anche davanti all'Ambasciata del Qatar, sventolando bandiere siriane e ritratti del presidente Bashar al Assad, e scandendo slogan di sostegno al presidente. Alcuni di loro sono saliti sul tetto della sede diplomatica e hanno sostituito la bandiera del Qatar con quella della Siria. Gli agenti di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, secondo quanto riferito da un fotografo della France Presse.

Oggi 15 morti, tra cui 9 agenti di sicurezzaza - Se civili e nove agenti delle forze di sicurezza sono morti oggi in Siria in scontri tra manifestanti dell'opposizione e le forze di sicurezza del regime. Sempre oggi la Lega Araba ha sospeso l'adesione della Siria all'organizzazione.
Secondo quanto riferisce l'Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo nove agenti di sicurezza sono morti in uno scontro con disertori nel nord oveste della Siria. Nella zona sono stati uccisi anche quattro civili. Altri due civili sono stati uccisi a Homs, uno dei luoghi caldi della rivolta contro il regime.

Putin: La Libia è stata una tragedia, non ripetiamola - L'intervento militare in Libia, secondo Vladimir Putin, è stato «una tragedia dal punto di vista delle regole internazionali» e in Siria bisogna evitare di ripetere l'errore, perché «non è affatto vero che i fini giustificano sempre i mezzi». Il primo ministro russo ha condannato duramente l'intervento occidentale a sostegno degli insorti libici: «una totale follia», ha dichiarato, parlando ieri in tarda serata a giornalisti, accademici, analisti stranieri che hanno partecipato alla riunione del Valdai Club, forum di dibattito organizzato da Ria Novosti. La risoluzione Onu alla base del mandato internazionale in Libia, ha affermato il capo del governo russo, è stata «totalmente calpestata dall'intervento a fianco di una delle due parti in conflitto» nel Paese nordafricano e «ora in Siria rischiamo di vedere la stessa cosa».
Putin ha riconosciuto che le violenze da parte del regime di Damasco destano preoccupazione, ma, ha sostenuto, «dobbiamo anche vedere cosa stanno facendo le autorità per trovare una via di dialogo. Assad propone riforme, bisogna saper vedere anche queste cose».
Putin ha negato seccamente che le preoccupazioni russe siano dettate da interessi economici. «Da tempo non abbiamo interessi che riguardino partite di armi o nel commercio - ha detto - siamo preoccupati da cosa accadrà. I mezzi per raggiungere un obiettivo possono essere inammissibili. Non è vero che il fine giustifica sempre i mezzi». L'unica via percorribile, per il premier che si appresta a tornare al Cremlino con le presidenziali di marzo 2012, per arrivare a una soluzione in Siria c'è solo una soluzione: «deve essere il popolo a decidere. Lasciamo che la gente decida».