29 agosto 2025
Aggiornato 08:30
Rapporto annuale dell'ONU

I disastri naturali aumenteranno di intensità

La maggior parte di questi eventi non costituisce una semplice aberrazione climatica ma è strettamente legata agli effetti del riscaldamento globale. Temperature troppo alte, alghe a rischio di estinzione

PARIGI - I disastri naturali sono divenuti più frequenti e di maggiore intensità a causa del riscaldamento globale, e tale tendenza rischia di aggravarsi in futuro: è quanto scrive la Commissione Intergovernativa sull'Evoluzione del Clima (Ipcc) nella bozza del suo rapporto annuale.
Il documento dell'organizzazione dell'Onu potrebbe essere rivisto nei dettagli in occasione di una conferenza prevista a Kampala il 18 novembre prossimo ma le conclusioni appaiono già consolidate: i disastri ambientali diverranno globalmente più marcati e più frequenti nei prossimi decenni, aumentando quindi i rischi per una gran parte della popolazione mondiale.

La lista delle catastrofi negli ultimi due anni parla abbastanza chiaro: temperature record nel 2010 che hanno favorito una serie di incendi che hanno devastato la Siberia; inondazioni senza precedenti in India e Pakistan; quest'anno nei soli Stati Uniti si sono registrate le esondazioni del Mississippi e del Missouri mentre il Texas è stato colpito dalla siccità, senza contare i danni causati dall'uragano Irene; anche in Cina la siccità interessa intere regioni mentre nello stesso tempo piogge torrenziali colpiscono l'America centrale e la Thailandia.
La maggior parte di questi eventi, sottolinea il rapporto, non costituisce una semplice aberrazione climatica ma è strettamente legata agli effetti del riscaldamento globale causato dalle attività antropiche, così come predetto dai principali modelli matematici sviluppati dai ricercatori: innalzamento delle temperature atmosferiche e alla superficie degli oceani, così come del tasso di umidità nell'aria, tutti fattori favorevoli a eventi meteorologici estremi.
Il rapporto definisce «praticamente certo» (con una probabilità superiore al 99%) un aumento della frequenza e dell'intensità di tali fenomeni su scala globale nel corso del XXI secolo e «assai probabile» (oltre il 90%) che durata, frequenza o intensità delle ondate di calore aumentino nella maggior parte delle regioni, con i picchi di temperatura «probabilmente» (oltre il 66% di probabilità) superiori di oltre 3 gradi alle medie del XX secolo entro il 2050 e di 5 gradi entro il 2100./
elle zone tropicali e di latitudine elevate è previsto un aumento delle precipitazioni, mentre in altre regioni come il Mediterraneo e l'Europa centrale si aggraveranno gli episodi di siccità; l'innalzamento del livello degli oceani e delle temperature renderà probabilmente più distruttivi uragani e cicloni.

Temperature troppo alte, alghe a rischio di estinzione - Il riscaldamento globale potrebbe portare all'estinzione di diverse specie di alghe. E' questa l'ipotesi formulata da Thomas Wernberg dell'University of Western Australia di Crawley (Australia) in uno studio pubblicato da Current Biology. «Le comunità di alghe temperate sono cambiate negli scorsi 50 anni, diventando sempre più subtropicali - spiega Wernberg - e molte specie temperate si sono spostate a sud. Prevediamo che il riscaldamento dell'oceano potrebbe portare molte specie a spostarsi verso sud, anche oltre i confini del continente australiano, dove potrebbero non trovare l'ambiente ideale e, quindi, potrebbero finire con l'estinguersi». Per arrivare a queste conclusioni Wernberg e colleghi hanno analizzato circa 1.500 specie di alghe, per un totale di più di 20.000 campioni raccolti a partire dagli anni '40. I risultati indicano che fino al 25% delle specie che vivono nelle zone temperate potrebbe trovarsi a rischio di estinzione. E l'effetto sull'ecosistema marino potrebbe essere a cascata: le alghe, infatti, sono gli «alberi dell'oceano» e forniscono cibo e riparo a molte specie viventi che popolano il mare.