20 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
La crisi siriana

Onu: «Le vittime della repressione sono almeno 2.200»

Navi Pillay: Violazioni ancora in corso, possibili «crimini contro l'umanità»

GINEVRA - Il bilancio delle vittime della repressione del regime di Bashar al Assad contro i manifestanti anti-governativi siriani è di almeno 2.200 morti: lo ha dichiarato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, in apertura della seduta straordinaria del Consiglio per i Diritti umani dell'Onu in corso a Ginevra.

Pillay ha sottolineato come le violazioni dei diritti umani in Siria siano ancora in corso a tutt'oggi e come «la natura e l'estensione di tali atti possano rappresentare dei crimini contro l'umanità».

La seduta dovrebbe concludersi con una risoluzione di condanna della repressione, la richiesta della fine immediata delle violenze e l'invio di una commissione di inchiesta indipendente sull'utilizzo della violenza da parte delle forze di sicurezza di Damasco contro i manifestanti anti-governativi.

La richiesta ufficiale di convocazione del Consiglio era stata presentata da Stati Uniti, Unione Europea ed alcuni Paesi arabi: «Occorre mantenere la pressione a causa del deteriorarsi della situazione» in Siria, avevano spiegato fonti diplomatiche, che fra i Paesi arabi coinvolti hanno citato Arabia Saudita, Qatar, Giordania e Kuwait; la riunione era stata chiesta da ventiquattro Paesi sui 47 Stati membri del Consiglio, più del terzo necessario per avviare la procedura.