27 novembre 2021
Aggiornato 12:30
Siria nel caos

Assad ignora gli appelli internazionali, l'esercito uccide 52 civili

La Lega araba per la prima volta prende posizione contro il regime siriano. Gli USA chiedono ad Ankara di fare pressioni su Damasco

DAMASCO - Carri armati e mezzi pesanti in azione, città assediate. E almeno 52 morti, tra Deir Ezzor e Houlé. Prosegue la repressione in Siria, nonostante le pressioni della comunità internazionale sul regime del presidente Bashar al Assad, intervenuto oggi per ribadire che lo Stato ha il «dovere» di agire contro i «fuorilegge».
Carri armati e mezzi pesanti dell'esercito sono entrati questa mattina a Deir Ezzor, nell'est del Paese, e a Houlè, nella provincia centrale di Homs, uccidendo almeno 52 civili. A Deir Ezzor, «le operazioni militari si concentrano nel quartiere di Joura, dove le forze armate e quelle della sicurezza hanno aperto il fuoco», uccidendo 42 persone, ha detto il Presidente della Lega siriana per i diritti umani, Abdel Karim Rihaoui. A Houlé sono dieci le persone rimaste uccise nelle operazioni condotte da circa 25 carri armati e mezzi di trasporto, entrati questa mattina in città, sempre secondo Rihaoui.
Da parte sua, Assad ha dichiarato che «agire contro i fuorilegge che bloccano le strade, isolano le città e terrorizzano la popolazione è un dovere per lo Stato che deve difendere la sicurezza e proteggere la vita dei cittadini». Quindi, all'indomani dell'annuncio che entro l'anno si terranno elezioni «libere e trasparenti», il presidente ha sottolineato come il Paese stia «andando avanti sul cammino delle riforme».

Gli USA chiedono ad Ankara di fare pressioni su Damasco - Washington ha chiesto alla Turchia di fare pressioni sulla Siria perchè «rimandi i soldati nelle caserme». Ieri, il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha discusso la situazione in Siria con il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, in un colloquio telefonico.
«Il segretario Clinton ha discusso la posizione americana secondo cui la Siria deve immediatamente rimandare i suoi soldati nelle caserme e liberare tutti i prigionieri - ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner - ha chiesto al ministro degli Esteri di consegnare questi messaggi al governo siriano. Ha anche ribadito il sostegno americano a una transizione democratica in Siria».
Davutoglu si recherà domani in visita a Damasco. Ieri, almeno 52 civili sono stati uccisi dalle forze armate siriane nelle città di Deir Ezzor e Houlè.

La prima volta della Lega araba - Il segretario generale della Lega araba, Nabil al-Arabi, ha lanciato un appello alle autorità siriane per mettere «immediatamente» fine alle violenze, nel primo comunicato ufficiale dell'organizzazione panaraba sulla repressione in Siria.
Nel testo si legge che Al-Arabi chiede «alle autorità siriane di mettere fine immediatamente a tutti gli atti di violenza e alle campagne di sicurezza contro i civili». Il segretario generale ha anche esternato la «sua preoccupazione crescente» a causa «del peggioramento della situazione di sicurezze in Siria dopo l'inizio delle violenze e delle operazioni militari a Deir Ezzor, Hama e diverse altre regioni». Al-Arabi ha incontrato il presidente siriano Bashar al-Assad il 13 luglio a Damasco.
L'ex leader dell'organizzazione, Amr Moussa, si era limitato, lo scorso giugno, a rendere nota «l'inquietudine» del mondo arabo di fronte alla situazione in Siria.

Il re dell'Arabia Saudita ha annunciato di aver richiamato il suo Ambasciatore a Damasco per «consultazioni», definendo «inaccettabile» quanto sta avvenendo in Siria. In un comunicato dai toni insolitamente duri diffuso a Riad, re Abdullah ha quindi invitato le autorità siriane a «fermare la macchina di morte e lo spargimento di sangue, e a far valere la ragione prima che sia troppo tardi.
Ieri, almeno 52 civili sono stati uccisi nelle città siriane di Deir Ezzor e Houlé. «Il regno saudita non può in nessun modo accettare quanto sta accadendo in Siria. Non ha alcuna giustificazione», prosegue la nota diffusa dal re saudita, in cui si sottolinea come «la leadership siriana possa attuare riforme globali e rapide» per mettere fine alle violenze in atto nel Paese. Secondo Riad, la repressione dei manifestanti «viola la religione, i valori umani e la morale» e «la Siria ha solo due strade davanti: scegliere la saggezza o sprofondare nel caos e nella violenza».
La dichiarazione di Riad arriva all'indomani dell'appello lanciato dalla Lega Araba «a mettere fine immediatamente a ogni azione violenta e alla repressione contro i civili».

La Giordania ha definito «inquietante» la repressione condotta dalle autorità siriane e ha chiesto dialogo e riforme per mettere fine alla crisi nel Paese vicino.
«Quello che succede ora in Siria è inquietante, triste e meschino» ha dichiarato il ministro degli Esteri giordano, Nasser Jawdeh, citato dall'agenzia ufficiale Petra. «Speriamo che il dialogo sia ristabilito e che delle riforme siano annunciate per far uscire la Siria dalla crisi» ha aggiunto, precisando che la Giordania non interferisce negli affari interni della Siria.

L'appello del Papa contro le violenze - Concludendo l'Angelus di oggi, Papa Benedetto XVI ha espresso «viva preoccupazione» per «i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria, che hanno provocato numerose vittime e gravi sofferenze», e ha rinnovato «un pressante appello alle autorità ed alla popolazione siriana perché si ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale».
«Invito i fedeli cattolici a pregare, affinché lo sforzo per la riconciliazione prevalga sulla divisione e sul rancore», ha detto il Papa dalla residenza di Castel Gandolfo.