13 novembre 2019
Aggiornato 04:00
Movimenti rivoluzionari

Obama, Merkel e Sarkozy pronti a «misure supplementari» contro la Siria

Ieri 16 morti alle manifestazioni del primo venerdì di ramadan. Kuwait: «Stop alla repressione violenta del regime Assad»

WASHINGTON - Stati Uniti, Germania e Francia hanno lanciato un nuovo monito al presidente siriano Assad e prevedono «misure supplementari» contro Damasco. Il presidente americano Barack Obama, che ha avuto due conversazioni telefoniche separate nella notte con il cancelliere tedesco Angela Merkel e con il presidente francese Nicolas Sarkozy a proposito della situazione in Siria, «condanna l'uso continuo e indiscriminato della violenza contro il popolo siriano», si legge in un comunicato della Casa Bianca.

I tre leader hanno accolto con soddisfazione la dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, adottata mercoledì, con la quale si «condannano le violazioni generalizzate dei diritti dell'uomo e l'uso della forza contro i civili da parte delle autorità siriane». Obama, Sarkozy e Merkel «si sono messi d'accordo per fare pressioni sul regime del presidente Bashar al-Assad e sostenere il popolo siriano», prosegui il comunicato della Casa Bianca.
Ieri il segretario di Stato Hillary Clinton aveva sottolineato che gli Stati Uniti «hanno bisogno del sostegno degli Europei» ma anche «dei paesi arabi».

Quattro morti e diversi feriti vicino a Damasco - Violenze anche nei pressi di Damasco nel primo venerdì di proteste del ramadan, dove quattro persone sarebbero state uccise e diverse ferite.
Le forze di sicurezza siriane avrebbero «aperto il fuoco» contro i manifestanti per disperdere un corteo a Irbine, nella regione della Capitale secondo Abdel Karim Rihaoui, presidente della Lega siriana per i diritti dell'uomo. I feriti, secondo Rihaoui, sarebbero «almeno tre».

Migliaia in piazza nel primo venerdì di ramadan - Non si fermano i siriani e, nonostante la forte ondata di calura che ha colpito il Paese, continuano a manifestare anche nel primo venerdì di ramadan mentre l'esercito prosegue le operazioni a Hama.
Nella città al centro del Paese, epicentro di una sanguinosa offensiva governativa che domenica ha causato un centinaio di feriti e dove testimoni raccontano di cecchini appostati sui tetti, tutte le comunicazioni sono interrotte. Secondo testimoni «30 corpi di persone uccise da un bombardamento di mercoledì sarebbero stati sepolti nei giardini pubblici cittadini».
Il resto del Paese, intanto, si stringe intorno alla città assediata da cui sarebbero scappate almeno 1000 famiglie nei giorni scorsi: «Migliaia di manifestanti stanno sfilando a Deir Ezzor (est), Qamechli (nord-est) per sostenere Hama» ha riferito il presidente della Lega siriana dei diritti dell'uomo Abdel Karim Rihaoui. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani arrivano «Più di 12mila sfilano a Bench (nord ovest)».
Intanto la mobilitazione sulla pagina Facebook di «Rivoluzione siriana 2011» annuncia che le manifestazioni durante il ramadan saranno ancora più intense. Nel mese di digiuno, si legge sul social network, «ogni giorno è venerdì».

Kuwait: Stop a repressione violenta del regime Assad - Il Kuwait ha lanciato un appello a Damasco a interrompere la repressione violenta del regime di Bashar al Assad, chiedendo un dialogo e «vere riforme» per mettere fine alla crisi nel Paese. «Lo Stato del Kuwait esprime il suo immenso dolore per il bagno di sangue che subisce il popolo fratello siriano», si legge in un comunicato di un responsabile del ministero degli Esteri, citato dall'agenzia Kuna. «Il Kuwait lancia un appello al dialogo e alla individuazione di una soluzione politica per soddisfare le rivendicazioni legittime dei siriani, piuttosto che ad azioni di sicurezza», continua la nota.

Adonis: Assad ora deve dimettersi - Dopo gli inviti internazionali a fermare le violenze in Siria, l'ultimo in ordine di tempo arrivato dal Kuwait, il poeta siriano Adonis, tra i nomi più importanti del panorama intellettuale arabo, ha chiesto ad Assad di lasciare il potere.
«Il minimo che possa fare (Assad) è dimettersi» ha dichiarato il poeta in un'intervista al quotidiano kuwaitiano Al-Raï, invitando l'opposizione a tenere una linea laica contro il regime.
Adonis, il cui vero nome è Ali Ahmad Saïd Esber, in più occasioni non ha nascosto le sue perplessità sul ruolo crescente che avrebbero i gruppi religiosi nel condurre le proteste. Secondo il poeta alawita, che vive da tempo a Beirut, i siriani dovrebbero puntare a uno stato laico e una netta distinzione dei poteri politici e religiosi.
Già a giugno, Adonis aveva chiesto la fine delle violenze e libere elezioni, nonostante molti in Siria lo abbiano accusato per diverso tempo di aver atteso troppo a lungo per condannare una repressione iniziata a marzo.