14 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Fermato Ratko Mladic, il «boia di Srebrenica»

UE: Serbia più vicina, ma l'arresto non basta per adesione

Il Commisssario Fuele:«Ostacolo rimosso, ora avanti con le riforme»

BRUXELLES - L'arresto di Ratko Mladic, il «boia di Srebrenica», ha «servito la giustizia» e «rimosso un grande ostacolo sulla strada della Serbia verso l'adesione all'Unione europea», come ha riconosciuto nel oggi a Bruxelles il commissario europeo all'Allargamento, Stefan Fuele, ma non basta: c'è ancora una lungo percorso a tappe forzate da completare, con una serie di riforme (in particolare della giustizia e della pubblica amministrazione) e un problema molto complesso da risolvere: la questione de Kosovo.

Fuele ha reso omaggio al premier serbo, Boris Tadic, non solo per l'arresto del generale accusato di genocidio, ma anche, ha sottolineato, «per la sua leadership e il ruolo personale da lui svolto nella riconciliazione e nella stabilità regionale nei Balcani occidentali». Ed è stata questo l'unico riferimento al Kosovo, ancorché implicito, che il commissario ha fatto oggi di fronte alla stampa.

Per Bruxelles, adesso, l'accento va messo soprattutto sulle riforme. «La leadership serba - ha detto ancora Fuele - aveva ripetutamente promesso di catturare il generale Mladic; oggi ha mantenuto quella promessa, e questa è una prova della sua credibilità e della credibilità della Serbia», che ha «ottemperato a un importante obbligo internazionale. Da domani, con il nuovo slancio impresso da quest'evento - ha osservato a questo punto il commissario -, la Serbia dovrà lavorare intensamente alle riforme che sono cruciali per ottenere il nostro parere positivo per la candidatura all'adesione all'Ue», quando la Commissione si pronuncerà, il 10 ottobre prossimo.

Poi, rispondendo ai cronisti, Fuele è stato ancora più esplicito: «Se mi chiedete - ha detto - se la Serbia è più vicina oggi all'adesione, rispetto a ieri, la risposta è 'sì'; ma alla domanda se questo significa che viene cancellata la lista di riforme da attuare e di parametri da rispettare (perché i Belgrado ottenga lo status di candidata, ndr) la risposta è 'no'». La Serbia, insomma, ha ancora molto da fare per essere pronta all'apertura dei negoziati d'adesione con l'Ue, e il commissario ha indicato in particolare «le riforme nel campo del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione», ricordando poi che l'anno scorso l'Esecutivo Ue aveva indicato «10 aree concrete in cui è necessario compiere progressi perché il nostro parere sia positivo».
Il commissario non si è sottratto a una domanda sul sospetto che circola fra i giornalisti a Bruxelles, secondo cui le autorità serbe avevano già messo al sicuro Mladic da tempo, ma aspettavano la visita ufficiale odierna a Belgrado dell'Alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, per dare la notizia, 'servendola per cena', per così dire, all'illustre ospite. La risposta di Fuele suona quasi come una conferma: «Non voglio fare speculazioni: non m'importa il giorno (dell'arresto, ndr), l'importante - ha sottolineato - è che sia stato fatto e che il generale Mladic stia ora per essere avviato all'Aja», al Tribunale penale internazionale.

Fuele ha poi ricordato che c'è ancora un criminale di guerra latitante, Goran Hadzic, serbo di Croazia, persecutore dei croati in Slavonia durante la guerra dei Balcani. Nei colloqui con Belgrado, ha detto, «siamo sempre stati asolutamente chiari sul fatto che i latitanti ricercati erano due. e anche al Trbunale dell'Aja, con cui ho parlato, sono ottimisti. Le autorità serbe hanno arrestato Mladic, non ho ragione di dubitare che faranno lo stesso con l'altro latitante».