7 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Fermata fuga radioattiva, azoto contro esplosioni

Continua però il versamento in mare di acqua radioattiva. La vicenda finirà comunque per costare molto cara alla Tepco

TOKYO - Dopo quattro settimane di sforzi, oggi è arrivata la prima buona notizia per i tecnici della Tepco al lavoro nella centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal sisma dell'11 marzo scorso: la fuga di acqua radioattiva dal reattore numero due dell'impianto è stata bloccata, sebbene non siano stati scongiurati i rischi di nuove esplosioni.

I tecnici prevedono ora di iniettare dell'azoto nella struttura di contenimento del reattore numero uno, dove l'idrogeno accumulatosi potrebbe causare un nuovo scoppio analogo a quelli già avvenuti il 12 e 14 marzo: le operazioni dovrebbero iniziare oggi e dovrebbero durare diversi giorni.
In compenso, la falla di circa 20 centimetri in una delle vasche di raccolta del reattore numero due è finalmente stata turata grazie a del silicato di sodio, materiale che solidifica a contatto con l'acqua: la fuga - sette tonnellate di acqua ogni ora - aveva provocato un forte innalzamento dei livelli di iodio 131 nelle acque antistanti l'impianto.

Il rischio inquinamento tuttavia rimane, data la necessità di riversare in mare 11.500 tonnellate di acqua debolmente radioattiva, in modo da svuotare i serbatoi per poi riempirli con acqua molto più radioattiva proveniente dai reattori due e tre e non altrimenti immagazzinabile: le operazioni dovrebbero concludersi venerdì.
L'acqua contiene elementi come lo iodio 131, con una emivita di soli 8 giorni - e il cesio 137, che perdura invece per decenni: l'inquinamento rilevato nelle acque giapponesi ha convinto l'India a decretare un embargo alle importazioni di prodotti alimentari giapponesi per una durata minima di tre mesi.

La vicenda finirà comunque per costare molto cara alla Tepco, prima utility elettrica del Giappone, in termini di indennizzi alla popolazione e alle imprese colpite: per cominciare, un indennizzo preventivo di un milione di yen (circa 8mila euro) sarà versato ad ogni famiglia costretta a sgomberare la zona a rischio, in un raggio di venti chilometri dalla centrale; successivamente verranno calcolati i danni da rimborsare a tutet lem persone colpite.