5 dicembre 2019
Aggiornato 23:30

A 5 anni dallo tsunami, il Giappone ricorda le vittime

Sono passati cinque anni, ma il Giappone non ha dimenticato. E come potrebbe, visto che le conseguenze del devastante terremoto-tsunami dell'11 marzo 2011 continuano a riverberarsi nel presente

TOKYO - Sono passati cinque anni, ma il Giappone non ha dimenticato. E come potrebbe, visto che le conseguenze del devastante terremoto-tsunami dell'11 marzo 2011 continuano a riverberarsi nel presente non solo attraverso la memoria e le difficoltà dei sopravvissuti, ma anche a causa delle infinite conseguenze dell'incidente nucleare di Fukushima.

Giorno del ricordo
Oggi è il giorno del ricordo. La coppia imperiale - l'imperatore Akihito e l'imperatrice Michiko - assieme al primo ministro Shinzo Abe s'è inchinata in memoria delle 20mila vittime in una cerimonia ufficiale a Tokyo. Altrettanto hanno fatto i familiari delle vittime riuniti, nonostante il freddo, a Sendai, Ishinomaki, Rikuzentakata, Minamisanriku, e in tutte le aree colpite prima da un sisma di magnitudo 9.0, poi da un'onda di tsunami alta fino a 14 metri. Desolantemente vuote per chilometri, invece, le aree contaminate attorno all'epicentro del dopo-tsunami: la centrale nucleare Fukushima Daiichi. «Sono passati cinque anni dalla catastrofe, più di 20mila persone sono morte», ha ricordato il Tenno, imperatore. «Al Giappone - ha continuato il capo simbolico dello stato - arride una natura gentile, ma talvolta si può rivelare pericolosa. Non potremo dimenticare le immagini della televisione che mostravano un muro nero di acqua».

Cosa accadde
Erano le 14.46 locali (6.46 in Italia) dell'11 marzo di cinque anni fa, quando un terremoto devastante sconvolse tutto il Giappone nordorientale, producendo un maremoto che s'abbatté sulle coste spazzando via tutto ciò che incontrava per chilometri. Intanto, molte centrali nucleari andavano in blocco d'emergenza. E nella più vecchia del paese, Fukushima Daiichi, situata proprio su uno dei tratti di costa più colpiti, venivano messi fuori uso (prima dal terremoto, poi dall'onda di tsunami) i sistemi di raffreddamento di diversi reattori provocando un meltdown nucleare le cui conseguenze continuano e continueranno ancora per decenni.

Disastro ancora presente
«Quando mi reco nelle regioni colpite, ho la percezione che il disastro è ancora presente», ha commentato il primo ministro Shinzo Abe che ha ribadito l'impegno ala ricostruzione. Una percezione che è concretizzata in realtà dalle condizioni di vita di molti degli sfollati e, soprattutto, di quelli mandati via dalla zona d'esclusione attorno alla centrale di Fukushima. Dopo lo tsunami qualcosa come 3.400 persone, spesso anziani, sono morti non resistendo al dolore e allo sradicamento. Sono ancora 170mila gli sfollati, secondo quanto riferito dalla polizia nipponica, e spesso vivono in prefabbricati. Le aree colpite erano abitate soprattutto da pescatori ed erano uno dei centri cruciali della fiorente industria ittica nipponica. La ricostruzione procede, come sempre accade in questi casi, a fasi alterne. Ma il vero buco nero resta Fukushima, o meglio le aree attorno alla centrale, che devono essere profondamente bonificate dopo l'emissione di materiali radiattivi dall'impianto andato in blocco e teatro del peggiore incidente nucleare dai tempi di Cernobyl.

Ancora in corso l'incidente nucleare
D'altronde la stessa centrale è tutt'altro che stabilizzata. «L'incidente nucleare è ancora in corso», ha commentato giorni fa Naoto Kan, allora primo ministro giapponese in carica. E, in effetti, i tecnici della Tepco - la compagnia elettrica proprietaria della centrale - sono impegnati in una complessa e pericolosa opera di ripulitura dei reattori. Fukushima Daiichi sarà un ricordo del passato, probabilmente, tra 40 anni. Questo non ha impedito, tuttavia, il governo Abe di portarsi avanti con la contestata strategia di ritorno all'energia atomica. Il primo ministro l'ha ribadito ieri: "Il nostro paese è povero di risorse e non può rinunciare al nucleare». Così tre reattori sono rientrati in funzione, dopo anni di stop totale, superando ricorsi e proteste.

(Con fonte Askanews)