30 luglio 2021
Aggiornato 03:00
Netanyahu si scusa con Biden

Israele: un errore annunciare le nuove colonie

L'Anp blocca i negoziati: «nessun colloquio diretto o indiretto a queste condizioni»

IL CAIRO - Israele fa una parziale marcia indietro: è stato «un errore» annunciare la costruzione di nuove case per i coloni a Gerusalemme Est, lo ha detto stamattina il segretario di gabinetto del governo israeliano Tzvi Hauser. Un errore, però, più di opportunità che di sostanza: le costruzioni proseguiranno «secondo le esigenze» ha detto Hauser. Tuttavia, il premier Netanyahu ieri sera avrebbe avuto una «discussione molto dura con il ministro dell'interno» Elie Yishai, capo del partito ortodosso Shass.

La costruzione delle nuove case a Ramat Shlomo, zona ortodossa costruita proprio a Gerusalemme est, parte araba della città santa, era stata annunciata nel bel mezzo della visita in Israele del vicepresidente americano Joe Biden, provocando la reazione irritata di Washington.

LE SCUSE DI NETANYAHU - Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è scusato oggi con il vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden per «l'annuncio inopportuno». «Il primo ministro ha parlato con il vice presidente Biden ed ha espresso le sue scuse per il momento inopportuno» dell'annuncio israeliano, si spiega in un comunicato dell'ufficio di Netanyahu.
Il segretario generale del governo israeliano Tzvi Hauser, dal canto suo, ha spiegato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu «ha avuto ieri sera una discussione molto dura con il ministro dell'Interno» Elie Yishai, capo del partito ortodosso Shass, che aveva annunciato il progetto di costruzione di 1.600 nuovi alloggi a Gerusalemme est.
In reazione a tale annuncio, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha deciso di interrompere tuti i negoziati diretti o indiretti con Israele per un eventuale accordo di pace nella regione. Lo stesso Abu Mazen ha informato la Lega araba che «l'Anp non parteciperà a negoziati nelle circostanze attuali».

IL NO DELLA LEGA ARABA - Ma intanto la Lega araba ha annunciato che non ci saranno più negoziati diretti o indiretti tra Israele e i palestinesi «senza una sospensione delle misure israeliane prese» in previsione della costruzione dei 1.600 nuovi alloggi. «Se i provvedimenti israeliani adottati per la costruzione di centinaia di alloggi nei territori palestinesi occupati, anche a Gerusalemme est, non saranno fermati immediatamente, i negoziati proposti (da Washington, ndr) saranno inutili», ha riferito in un comunicato il comitato arabo di sorveglianza del processo di pace. «I provvedimenti israeliani devono essere annullati prima di qualsiasi discussione su una ripresa dei negoziati diretti o indiretti» tra Israele e i palestinesi, si aggiunge nel comunicato. Una posizione confermata dal presidente palestinese Abu Mazen: l'Autorità nazionale palestinese non riprenderà i negoziati con Israele senza un arresto totale delle attività coloniali a Gerusalemme est.

CONDANNA UE E ONU - L'Unione europea «condanna» il progetto annunciato ieri dal ministero dell'Interno israeliano per la costruzione di 1.600 nuove case a Gerusalemme Est, secondo un comunicato diffuso l'altro ieri. Anche gli Usa hanno criticato la decisione israeliana, e il vice presidente americano Joe Biden, in visita nella regione per tentare di rilanciare il processo di pace, ha detto che passi di questo tipo «minano la fiducia» necessaria per la ripresa del negoziato. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si è unito al coro di condanna. In un comunicato diffuso da Gerusalemme, dove si trovava in visita, con l'obiettivo di promuovere il rilancio del processo di pace, il vice presidente americano Joe Biden ha detto che la decisione di Israele è «il tipo di passo che erode la fiducia» necessaria al dialogo israelo-palestinese. Il governo israeliano ha insistito nel dire che si è trattato di un passo procedurale, senza alcun collegamento con la visita di Biden. Ban Ki-moon, nel condannare i piani di Israele, ha detto che essi minano «tutti gli sforzi per l'attuazione di un processo di pace». Anche la Casa Bianca ieri in serata ha criticato il via libera dato dal governo israeliano alla costruzione di nuove case a Gerusalemme Est, il settore annesso da Israele dopo la guerra dei sei giorni del 1967, rivendicato dai palestinesi come capitale di un loro futuro Stato.