21 giugno 2024
Aggiornato 10:30
Crisi Mediorientale

Amnesty accusa: «Israele priva i palestinesi dell'acqua»

Quantità illimitate, invece, per i coloni della Cisgiordania. Gli israeliani consumano un quantitativo d'acqua quattro volte superiore ai palestinesi

GERUSALEMME - Amnesty International ha accusato Israele di privare i palestinesi dell'acqua e di permettere al contempo che i coloni israeliani della Cisgiordania godano di quantità «quasi illimitate».

POLITICHE DISCRIMINATORIE - Israele limita gravemente l'accesso all'acqua nei Territori palestinesi «mantenendo un controllo totale su risorse comuni e portando avanti politiche discriminatorie», si è lamentata in un rapporto l'organizzazione di difesa dei diritti umani, «Non lascia accedere ai palestinesi che a una parte delle risorse idriche comuni, che si trovano soprattutto nella Cisgiordania occupata, mentre le colonie israeliane illegali ricevono quantità praticamente illimitate».

Gli israeliani consumano un quantitativo d'acqua quattro volte superiore ai palestinesi, secondo il rapporto. Una «diseguaglianza» ancora più palese in alcune regioni della Cisgiordania, dove le colonie utilizzano un quantitativo d'acqua pro capite venti volte superiore dei palestinesi delle località vicine che sopravvivono con 20 litri al giorno. «Piscine, prati all'inglese abbondantemente annaffiati e vaste aziende agricole irrigate nelle colonie contrastano con i vicini villaggi palestinesi i cui abitanti devono battersi ogni giorno per garantire i loro fabbisogni idrici», ha proseguito Amnesty.

200MILA PALESTINESI SENZ'ACQUA - Secondo il ministero degli Esteri israeliano, lo stato ebraico condivide equamente le risorse idriche con i palestinesi. Secondo Amnesty, in compenso, i palestinesi non sono autorizzati a scavare nuovi pozzi o modernizzare i vecchi senza autorizzazione delle autorità israeliane. Numerose strade della Cisgiordania sono inoltre chiuse o a circolazione limitata, circostanza che costringe le autocisterne a effettuare deviazioni per rifornire i villaggi che non sono collegati alla rete di distribuzione idrica. Amnesty stima che tra i 180mila e i 200mila palestinesi non abbiano accesso all'acqua corrente in Cisgiordania.

Nella striscia di Gaza, l'offensiva israeliana lo scorso inverno ha danneggiato pozzi, fogne e stazioni di pompaggio, danni che si aggiungono all'impatto del blocco israeliano ed egiziano del territorio. Il sistema di trattamento delle acque di scarico è stato particolarmente colpito in quanto Israele vieta l'importazione delle tubature e altre attrezzature metalliche nel timore che servano a fabbricare razzi artigianali. Sulle coste di Gaza, mare e spiagge sono inquinati dall'infiltrazione delle fogne. In conclusione, Amnesty ha invitato Israele a «mettere fine alle sue politiche discriminatorie e a revocare immediatamente tutte le restrizioni imposte ai palestinesi» per permettere loro un accesso all'acqua equo.