12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Medio Oriente

Anp: «Se Israele vuole definirsi Stato ebraico è affar suo»

Premier Fayyad: «Condizione non menzionata negli accordi di Oslo»

GERUSALEMME - Se Israele vuole definirsi ed essere riconosciuto come uno Stato ebraico, non è questione che possa interessare l'Autorità Nazionale palestinese: lo ha dichiarato il premier dell'Anp, Salam Fayyad, intervistato dal quotidiano israeliano Ha'aretz.

«Si tratta di una questione di cui non si fa menzione negli accordi di Oslo, e non vedo motivo di porre nuove condizioni o precondizioni per i negoziati. Fino ad oggi tutto quel che abbiamo ricevuto per aver accettato la soluzione dei due Stati e cessare la lotta armata è il riconoscimento dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina come rappresentante del popolo palestinese», ha spiegato Fayyad, per il quale oltre alle questioni politiche occorre dare importanza anche all'economia.

«Istituire un governo efficace costituisce di per se stesso una meta, ma anche un modo per porre fine all'occupazione», ha sottolineato il premier osservando come la crescita palestinese abbia superato ogni aspettativa nonostante Israele abbia tardato a rimuovere i blocchi stradali e altri ostacoli sul terreno, per stessa ammissione dello Stato ebraico completamente inutili.

Quanto ai negoziati, devono riprendere dal punto in cui erano stati interrotti dal precedente governo israeliano: «Sono anch'io contrario a rimandare le questioni di Gerusalemme e dei rifugiati a un lontano futuro, il conflitto va terminato e per ottenere questo risultato occorre sciogliere i nodi fondamentali»; secondo Fayyad sarà inoltre necessario anche l'impegno della comunità internazionale e delle Nazioni Unite: «Credo che l'Amministrazione Obama presenterà presto il suo piano di pace, è un'occasione che non va persa».

Infine, il rilascio del militare israeliano Gilad Shalit, sequestrato dalle milizie della Striscia di Gaza tre anni fa: «Il principio dell'accordo è chiaro da entrambe le parti, ed è tempo di porre fine a questa storia: liberare i peigionieri non è qualcosa che debba essere rimandato a un accordo sullo status finale, ma risolto oggi».