24 luglio 2019
Aggiornato 06:00

Sri Lanka: Colombo ribadisce linea dura, Tigri: «no» a resa

Ministro Difesa: «Guerra finirà con la cattura leader Prabhakaran»

COLOMBO - Prosegue lo stallo nel conflitto tra Tigri Tamil e truppe governative in Sri Lanka: i ribelli ribadiscono che non si arrenderanno all'avanzata dei soldati di Colombo e hanno chiesto alla Comunità internazionale un maggiore impegno per ottenere una tregua nel Paese. Il governo ha respinto le pressioni diplomatiche internazionali per fermare la sua offensiva militare nella striscia di terra nel nord-est dell'isola ritenuta l'ultima roccaforte del Ltte (Tigri di liberazione dell'Eelam Tamil), dove sarebbero ancora intrappolati 50mila civili.

Il quotidiano di Stato Daily News scrive che il presidente Mahinda Rajapaksa ha detto ai mediatori che l'offensiva proseguirà. «Non abbiamo alcun piano di cessate il fuoco con le Tigri, ma resta loro poco tempo per deporre le armi e arrendersi, anche se le nostre operazioni militari sono terminate», ha dichiarato il capo di Stato in un discorso in diretta tv. Secondo il quotidiano dell'isola, inoltre, il ministro della Difesa Gotabhaya Rajapaksa, fratello del presidente, ha sottolineato che la guerra non finirà fino a quando non sarà catturato o ucciso il leader dei ribelli Velupillai Prabhakaran.

Ieri i ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretanga, Bernard Kouchner e David Miliband, non sono riusciti a ottenere da Colombo una tregua «umanitaria», nè un accesso a ong o giornalisti per aiutare civili ancora bloccati nella zona del conflitto. L'arrivo dei due ministri è stato preceduto dalle polemiche per la mancata concessione del visto al capo della diplomazia di Stoccolma, Carl Bildt, ex mediatore per la tregua tra le forze governative e le tigri Tamil.

Domenica, mentre era in visita il responsabile degli Affari umanitari delle Nazioni Unite, John Holmes, inviato da Ban Ki Moon, i ribelli avevano offerto un cessate il fuoco unilaterale, respinto dal governo dello Sri Lanka come «una presa in giro». Onu e comunità internazionale avevano chiesto allo Sri Lanka «una pausa» per risparmiare le decine di migliaia di civili ancora bloccati nell'area del conflitto, 50mila secondo le Nazioni Unite, 15mila secondo Colombo. Secondo l'Onu, inoltre, più di 6.500 civili sono stati probabilmente uccisi e altri 14mila feriti dopo che l'esercito ha lanciato a gennaio la sua offensiva finale nel nord-est del paese, oggi devastato.