23 maggio 2022
Aggiornato 16:30
Politica monetaria

Inflazione? Tutte le lancette sono sul rosso

Ieri Eurostat ha pubblicato la stima preliminare sull'inflazione di febbraio che nell'area euro è salita a un nuovo massimo storico: 5,8% su base annua, quasi il triplo dell'obiettivo del «2% simmetrico» a cui punta la BCE

Banconote da 10, 20, 50 e 100 Euro
Banconote da 10, 20, 50 e 100 Euro Foto: Pixabay

FRANCOFORTE - Sono tutti sul rosso gli indicatori inflazionistici nell'area euro. E a una settimana dal Consiglio direttivo della BCE, che giovedì 10 marzo farà il punto sulla politica monetaria, anche alla luce delle nuove previsioni economiche, l'unico fattore che potrebbe mettersi di mezzo rispetto a una sterzata restrittiva è la guerra in Ucraina.

Perché se da un lato proprio questa vicenda ha ulteriormente alimentato i rincari dell'energia, che sono il principale fattore alla base delle impennate inflazionistiche, dall'altro, come rilevato da diversi esponenti della stessa Bce, assieme alle sanzioni contro la Russia, potrebbe avere un effetto frenante sulla crescita e quindi, indirettamente, anche sulle prospettive di consumi e prezzi.

È tutto da verificare, però, che questo basti a placare le pressioni in seno all'istituzione monetaria per reagire al peggioramento del quadro inflazionistico.

I verbali della riunione del Consiglio direttivo della Bce di inizio febbraio, mostrano che ben prima che esplodesse la guerra erano già stati sollevati dubbi sul fatto che si potesse considerare la deviazione del carovita rispetto all'obiettivo del 2% come «moderata» e «transitoria». E che «delle deviazioni così prolungate creano il rischio che l'inflazione diventi più persistente sulle aspettative del pubblico».

I dati gli ultimi giorni hanno segnato tutti un peggioramento del quadro. Ieri Eurostat ha pubblicato la stima preliminare sull'inflazione di febbraio che nell'area euro è salita a un nuovo massimo storico: 5,8% su base annua, quasi il triplo dell'obiettivo del «2% simmetrico» a cui punta la Bce, sebbene questo target riguardi la media di molti mesi.

Sempre Eurostat oggi ha pubblicato i dati sui prezzi alla produzione nell'area euro: l'anno è iniziato con una ulteriore stangata, più 5,2% tra dicembre e gennaio, con cui la crescita su base annua nell'industria ha raggiunto il più 30,6%, a fronte del più 26,3% di dicembre. Sulla voce energia il rincaro su base annua avanza al galoppo con un +82,6% a gennaio, dal più 72,3% di dicembre.

Intanto, sempre secondo l'ente di statistica comunitario, il tasso medio di disoccupazione è ulteriormente calato, al 6,8% a gennaio dal 7% dicembre. E questo crea le premesse per uno degli elementi più temuti nel nell'istituzione monetaria: che i rincari dei prezzi possano innescare una corsa all'inseguimento sui salari e così una spirale inflazione-buste paga, che sarebbe poi difficile da rimettere sotto controllo.

Tornando ai verbali del Consiglio di inizio febbraio, erano stati anche sollevati dubbi sul fatto che il prossimo anno l'inflazione si attesterebbe a livelli inferiori al 2%, come previsto nelle stime dei tecnici della Bce di dicembre. «E' stato sostenuto che è diventato sempre più probabile che l'inflazione converga al 2% nel medio termine, ma al di sopra del target, piuttosto che al di sotto».

E sempre in occasione della riunione del 2 e 3 febbraio, «alcuni componenti» del Consiglio direttivo hanno espresso il parere che le condizioni previste dalla forward guidance, le indicazioni prospettiche di politica monetaria, nella fattispecie per procedere a un inasprimento dei tassi, erano state già «ampiamente soddisfatte». E chiedevano di procedere a un aggiustamento della stessa forward guidance sull'uscita del programma di acquisti di titoli App alla stessa riunione.

C'è quindi da attendersi che il prossimo Consiglio da un lato risenta di questo peggioramento del quadro inflazionistico, dall'altro prenda in considerazione gli effetti della crisi russo ucraina sulla crescita.

Ieri ad un convegno il capo economista Philip Lane ha ribadito che si vogliono evitare rialzi dei tassi «prematuri». Ma l'ipotesi previsionale sulla quale si basava il mantenimento di una linea morbida nei mesi scorsi, e cioè che l'inflazione era destinata a declinare, si fa sempre improbabile. E intanto la Federal Reserve americana si muove: ieri il presidente Jay Powell ha ribadito che alla riunione di marzo del Fmc, che cadrà una settimana dopo quella della Bce, si profila un aumento dei tassi di interesse, che ha pure quantificato in 0,25 punti.