7 dicembre 2019
Aggiornato 10:30
Economia

Verso la "nuova" manovra: Tria gioca la carta del Pil. Salvini deride l'Ue

Si attende la risposta del governo all'ultimatum di Bruxelles. Il M5s non vuole tagliare le stime. Intanto Salvini si dice pronto alla guerra

Matteo Salvini con il ministro dell'Economia Giovanni Tria
Matteo Salvini con il ministro dell'Economia Giovanni Tria ANSA

ROMA - In vista della risposta dell'Italia all'ultimatum di Bruxelles sulla manovra, il Tesoro con il ministro Giovanni Tria prova a giocare la carta della limatura delle stime del Pil 2019, riducendole fino all'1,2% dall'1,5% previsto nella Nota di aggiornamento al Def. Ma, mentre dalla Lega - secondo quanto si apprende - nelle riunioni di questa mattina sarebbe arrivata una prima apertura, il Movimento 5 stelle ha manifestato netta contrarietà con Luigi Di Maio che non vuole rivedere parametri, misure e percentuali della manovra. Per il Movimento il testo e il quadro macroeconomico non si cambiano anche a costo di andare allo scontro con la Ue.

Il Pil deve scendere. Ma il M5s non vuole
I 5S vogliono lasciare il quadro esattamente com'è, mentre Tria punta a dare un segnale alla Commissione europea soprattutto dopo le ultime previsioni d'autunno della Ue. Il Pil, ragionano a via Venti Settembre, deve scendere necessariamente, tanto più che questo non comporterebbe nessuna modifica sul fronte deficit in quanto la base di partenza sarebbe il Pil tendenziale previsto allo 0,9 per cento. Tra le altre ipotesi sui cui si ragiona in vista dalla risposta ai rilievi europei sarebbe anche quella di inserire una clausola sulla spesa che garantirebbe la tenuta del rapporto deficit-Pil al 2,4% (intoccabile per Di Maio e i suoi). Tra le ipotesi si ragiona anche se introdurre nella clausola le 'tax expenditure'. Soluzione che comunque basterebbe a soddisfare la Ue che vuole una vera e propria correzione della manovra soprattutto sul fronte delle misure più costose (reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni). 

Intanto Salvini deride l'Ue
«Noi non siamo contro l'Europa ma contro la sovrastruttura burocratica e asfittica della Commissione Ue che ha ingabbiato l'Europa nella sua struttura Letterine io le accetto da babbo Natale, non da Juncker. Babbo Natale è più simpatico. E mangia castagne, bevendo al massimo un pochino vin brulè....». Ieri Matteo Salvini, vicepremier e ministro degli interni, ha aperto così il suo intervento alla scuola dei formazione politica della Lega oggi a Milano. Parole chiare, che fanno capire come la Lega non avrebbe nulla da perdere - in termini di consensi - da uno scontro definitivo con Bruxelles.

I problemi dell'Europa
«La guerra in Europa» ha detto ancora Salvini «non rischiano di portarla il populismo e il nazionalismo ma loro. Populismo e nazionalismo sono davvero i grandi problemi di oggI? A me fanno cadere le palle quelli che come la Merkel dicono che oggi non la disoccupazione e la povertà. Ma il momento del confronto, non dico, scontro, è arrivato». Quanto ai primi cinque mesi di Governo Lega-M5s, «sono stati cinque mesi di vita spericolata. Da uomini liberi. Belli». E in ogni caso «io - ha sottolineato - vado avanti: le cose che faccio le voglio portare fino in fondo. Semmai saranno altri a mollare».