21 ottobre 2018
Aggiornato 00:00

Anche Bankitalia e Corte dei Conti non digeriscono la manovra. Lo spread schizza a 315, Conte convoca vertice

A Bankitalia non piace la posizione del governo sul tema pensioni, alla Corte dei Conti non va giù il debito. E lo spread schizza a 315
Il premier Giuseppe Conte
Il premier Giuseppe Conte (ANSA/FILIPPO GABUTTI)

ROMA - La manovra continua a creare tensioni. Gli ultimi a scendere in campo, in precisa e simmetrica sequenza come da svolgimento di una manovra - perdonate il gioco di parole - delicata e preordinata, sono Bankitalia e la Corte dei Conti. Nello specifico, a Bankitalia non piace la posizione del governo sul tema pensioni. «Abbiamo spesso ricordato - dice il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in un’audizione sulla Nadef in Parlamento - che, nell’introdurre maggiore flessibilità circa l’età del pensionamento, è necessario garantire l’equivalenza attuariale dei trattamenti previsti se si intende preservare la sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico, oggi un fondamentale elemento di forza delle finanze pubbliche italiane». La Nota a dir suo sottolineerebbe "giustamente" che le riforme pensionistiche introdotte negli ultimi venti anni hanno "significativamente migliorato" sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema pensionistico italiano. Dunque, "è fondamentale non tornare indietro su questi due fronti", soprattutto quando, come viene messo in evidenza dalle ultime previsioni di lungo periodo della Commissione europea sulla spesa connessa all’invecchiamento della popolazione, "i rischi per la sostenibilità dei conti pubblici aumentano anche a causa del peggioramento delle proiezioni demografiche».

La Corte dei Conti contesta il debito
Il nodo debito pubblico invece è il più grande scoglio per la Corte dei Conti. Sul debito «la traiettoria disegnata nel quadro programmatico della Nota non appare rassicurante» attacca il presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, nel corso dell’audizione al Parlamento sulla nota di aggiornamento del Def. «Non appare superfluo ribadire che il rapporto debito/Pil è un indicatore cruciale" ha aggiunto, e "se è discutibile il ruolo che l’indebitamento può giocare nel breve termine, vi è consenso nel ritenere che nel lungo periodo la crescita del debito danneggia l’economia, mina la fiducia di famiglie e imprese e riduce gli investimenti, stante il permanente rischio di instabilità finanziaria».

Lo spread schizza a 315, Conte convoca vertice
E a proposito di instabilità, ecco che dopo l'avvio morbido di questa mattina lo spread torna ad accelera fino a schizzare oltre la soglia di 315 punti, con il rendimento del Btp decennale che ha sfondato quota 3,7% (top a 3,712%, sui massimi da gennaio 2014). Per il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, l’incertezza sui mercati «è legata al dubbio sul cosiddetto piano B e stiamo ripetendo che non c’è, già collegialmente il governo lo ha chiarito». Rispondendo alle domande dei parlamentari in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def, Tria ha aggiunto: «Crediamo che spiegando la manovra lo spread possa scendere a livello normale, finora non c’è stata un’esplosione». Intanto il premier Giuseppe Conte ha convocato per questa sera intorno alle 20, a Palazzo Chigi, un vertice. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, dovrebbero partecipare i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.